
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha provato a spegnerle anche ieri, giorno in cui per inciso partiva la rottamazione ter delle cartelle, Equitalia uno dei nove condoni fiscali della manovra. «Laddove siano stati costruiti in aree con vincoli idrogeologici o altri vincoli, non ci sarà regolarizzazione e gli immobili andranno immediatamente abbattuti»: nell’isola non ci sarà nessun condono selvaggio, ha assicurato il premier.
Anche se l’articolo 25 del decreto Genova è molto generoso. Le istanze di condono già presentate devono essere definite in base ai criteri della prima sanatoria del 1985. Quella con la quale si poteva regolarizzare tutto: case abusive in riva al mare, in aree franose, a rischio sismico, vincolate, demaniali, dentro ai Parchi. Se non si fa così a Ischia, piena di vincoli idrogeologici e sismici, non si potrebbe sanare o ricostruire nulla.
La regola, però, si applica solo alle domande pendenti. A chi, cioè, ha avuto la casa danneggiata e aveva presentato l’istanza di condono prima del sisma. Gli altri potrebbero ottenere la sanatoria solo in base alla normativa “standard”, cioè il Dpr 380, che è comunque molto severo. Per autorizzare “in sanatoria” le opere abusive, infatti, queste devono avere la “doppia conformità” sia alla normativa vigente nel momento dell’abuso che a quella nel momento della domanda. Un paletto rigidissimo, che invece per la sanatoria delle case distrutte dal terremoto di due anni fa in Appennino non esiste.
Un emendamento allo stesso decreto Genova (art. 39-ter) presentato da Lega e M5S deroga esplicitamente al requisito della doppia conformità per tutte le case che verranno ricostruite con il contributo pubblico. Ammette un aumento di superficie del 20% (le quattro Regioni colpite adottarono il piano casa di Berlusconi), ma non il contributo su questi ampliamenti. Una norma per agevolare la definizione dei piccoli abusi nel Centro Italia c’era già, ma evidentemente non bastava perché dopo due anni è stato ricostruito solo lo 0,5% delle case distrutte.
Ma risolve tutta la pratica con una sanzione massima di 5.164 euro. Mentre la sanatoria ai sensi del condono ‘85 per Ischia, comportando il superamento di vincoli, è molto costosa. «Abbiamo 500 mila pratiche di condono inevase in Italia, serve un piano straordinario per affrontare il problema. Per non trovarci al prossimo terremoto ad inventarsi l’ennesimo ingiusto condono» dice Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri.











































Bella filosofia. E che serve allora rispettare la legge e pagare le tasse se tanto prima o poi c’è un condono?
"Mi piace""Mi piace"