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Il reddito di cittadinanza spiegato in breve

Salario minimo e reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza spiegato in breve

Qualcuno si è letto la proposta di legge sul reddito di cittadinanza? È sul sito del Senato, me la sono sciroppata tutta e mi sembra di aver capito che funziona così.

Lo Stato garantisce a tutti almeno 780 euro netti al mese. In pratica se guadagni 0 ti do 780 euro. Se guadagni 400 te ne dò 380. Se ne guadagni 600 te ne dò 180. Insomma, tutti i lavori, magari saltuari o intermittenti perdono immediatamente una qualsiasi attrattiva, tanto 780 euro al mese prendo, che lavori o no, e quindi chi me lo fa fare di andare a lavorare? Certo, se riesco a farmi pagare in nero le cose cambiano, ma in Italia chi ha mai preso soldi in nero? Nessuno, e quindi derubrichiamo questa ipotesi a pura fantascienza. Andiamo avanti. Ci saranno dei limiti? Come no! Ci si iscrive a delle liste, gestite dallo Stato, che hanno il compito di smistare e trovare il lavoro a chi percepisce il reddito di cittadinanza, che dal canto suo ha l’obbligo di cercare lavoro due ore al giorno (come le misurano? boh), di fare corsi e soprattutto di sostenere dei colloqui col personale dei centri della potente Spectre statale che deve cercare in modo tentacolare lavoro ai disoccupati. Ovviamente la Spectre, efficientissima e mai doma, non deve cercare un lavoro qualsiasi, ma dove proporre al signor x, che per comodità chiameremo Franco, un lavoro che abbia le seguenti caratteristiche: 1) sia a non più di 50 chilometri da casa, 2) sia raggiungibile in non più di 80 minuti coi mezzi pubblici 3) sia attinente agli interessi e alle capacità di Franco. Bene, incredibilmente la Spectre statale trova un lavoro a Franco che ha tutti i requisiti richiesti: è vicino, ci si arriva in tram, ha paga congrua e attiene a interessi e capacità di Franco. Franco è costretto ad andare a lavorare? No, può rifiutare e mantenere il reddito garantito dallo Stato. Allora la Spectre, mai doma (l’abbiamo detto all’inizio) e efficientissima (è statale!), trova un’altro lavoro che ha tutte le caratteristiche richieste. Franco però non ha proprio voglia. Poco male, tanto lo può rifiutare anche una seconda volta e mantenere il reddito di cittadinanza. Gli impiegati dei centri impiego non si danno per vinti, e tornano da Franco per la terza volta: il lavoro è vicino, ci si va a piedi, è proprio tagliato su misura di Franco, Insomma, e che cazzo, è anche la terza volta… pero Franco proprio non ce la fa, non è cattiveria, è che gli pesa veramente tantissimo mollare il suo divano. Suspence, la terza volta sarà costretto ad accettare il lavoro per non rischiare di perdere il reddito di cittadinanza? Macché. È alla quarta volta che deve accettare, E infatti Franco al quarto lavoro proposto accetta, bontà sua, di farsi assumere, Va in ufficio, saluta il capo, prende il caffè coi colleghi, si mette alla sua scrivania e poi prima di uscire consegna al capo le dimissioni e torna a casa, si sdraia sul divano e continua ad incassare il reddito di cittadinanza. I centri del lavoro allora fanno un summit, setacciano fabbriche e aziende e alla fine trovano il quinto posto di lavoro, sotto casa, paga congrua, etc etc. Franco è alle corde, poveraccio: ora deve proprio andare a lavorare. Questa volta se da le dimissione perde l’assegno. Però, aspetta, un modo ci deve pure essere…. Per fortuna arriva San Silvestro: cenone, veglione, un paio di giorni di riposo, poi torna in ufficio e col nuovo anno Franco può finalmente dare le dimissioni e tornare a prendere il reddito di cittadinanza aspettando che qualcuno gli procuri almeno altre quattro proposte di lavoro in un anno solare, per ricominciare con questa tarantella. Tutto ciò va moltiplicato per i nove milioni di italiani che potrebbero accedere al reddito.
Ma vi sembra una cosa seria?

PS. Raga, ho parlato con Franco. Dice che per lui è meglio di come ho scritto, ha letto bene l’articolo 12 e può lavorare un giorno ogni quattro proposte di lavoro. Infatti, la legge prevede che può dare le dimissioni una sola volta all’anno senza giusta causa, ma può rifiutare tre proposte di lavoro per ogni periodo di disoccupazione. Periodo che si interrompe ogni volta che lavora anche solo un giorno. Insomma, sta una favola.

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