La camera dei Comuni del Regno Unito ha approvato oggi un emendamento che rende l’aborto gratuito anche per le donne dell’Irlanda del Nord. Finora l’interruzione di gravidanza per le donne nord irlandesi era permessa solo in Inghilterra, ma l’accesso alla prestazione sanitaria era a pagamento e costava circa 900 dollari. Poche settimane fa anche la Corta Suprema aveva ribadito questa posizione, respingendo un ricorso presentato da una donna che chiedeva un risarcimento per un’operazione eseguita nel 2012.
È di 29 feriti, nessuno in pericolo di vita, il bilancio dell’esplosione avvenuta questa mattina alle 8.20 in un vagone della metropolitana di Londra, presso la stazione Parsons Green, vicino a Fulham. E se in mattinata la polizia aveva definito l’accaduto “un atto terroristico”, in serata è arrivata la conferma: l’Isis ha rivendicato il gesto attraverso un comunicato diffuso su Amaq, l’agenzia di propaganda dello Stato islamico. I feriti sono stati trasportati in quattro ospedali della capitale. Alcuni sono ustionati, altri sono stati calpestati dalla calca.
“Come il primo ministro ha messo in chiaro, qualsiasi resoconto di molestie sessuali è profondamente preoccupante e i comportamenti sessuali inadeguati sono inaccettabili a ogni livello, inclusa la politica”. Recita così una nota della presidenza del consiglio del Regno Unito, uscita in seguito a una serie di rivelazioni emerse negli ultimi giorni di ottobre 2017 e che rischiano di mettere in seria difficoltà il governo britannico. Negli ultimi giorni è emerso infatti che il sottosegretario al Commercio con l’Estero Mark Garnier avrebbe avuto atteggiamenti nei confronti della propria segretaria Caroline Edmonton che potrebbero essere considerati come molestie. Secondo quanto riferito dalla donna al giornale britannico Mail on Sunday, il sottosegretario l’avrebbe chiamata “tette di zucchero” e in un’occasione l’avrebbe accompagnata a Soho, quartiere londinese ricco di esercizi commerciali a luci rosse, facendole comprare due vibratori.
Non un minuto più tardi: la premier britannica Theresa May ha annunciato ora e data della Brexit, ovvero il giorno in cui la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea. Sarà un venerdì, quello del 29 marzo 2019, alle ore 23, quando a Bruxelles sarà mezzanotte. Lo ha fatto scrivere nero su bianco in un emendamento alla Withdrawal Bill (o Repeal Bill), la legge che dovrebbe dare le linee guida del divorzio dalla Ue. “Non tollereremo alcun tentativo di bloccare la nostra uscita dall’Unione”, spiega la leader conservatrice in un editoriale pubblicato dal Telegraphintitolato “Avrete la miglior Brexit possibile” dove insiste: “Brexit is happening”, la Brexit sta accadendo. Torna in campo Tony Blair per riportare la Gran Bretagna nella Ue. In una intervista a Bbc Radio, l’ex premier laburista afferma che “i britannici si meritano un secondo referendum perchè è ormai chiaro che la promessa dei sostenitori del ‘leave’ che, senza la Ue, il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe avuto 350 milioni di sterline in più ogni settimana è chiaramente falsa” “Quando i fatti cambiano – ha affermato Blair – i cittadini hanno il diritto di cambiare idea. La volontà delle persone non è qualcosa di immutabile. Se le circostanze cambiano, le persone possono cambiare idea”.
Si è lavorato tutta la notte per trovare un accordo sulla Brexit. E alla fine è arrivato. Lo ha annunciato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker dopo l’incontro di prima mattina con la premier britannica Theresa May a Bruxelles. “È stato un negoziato difficile, ma ora abbiamo una prima svolta, sono soddisfatto dell’accordo equo che abbiamo raggiunto con la Gran Bretagna”, ha dichiarato Juncker, che ha sottolineato che è giunto ora il momento di “guardare al futuro in cui la Gran Bretagna è un amico e un alleato”, con un “periodo di transizione”, ma “faremo un passo dopo l’altro”. “Ora ci stiamo tutti muovendo verso la seconda fase sulla base di una fiducia rinnovata”. “Abbiamo lavorato duro” per arrivare a un accordo sulla Brexit, “non è stato facile per entrambe le parti”, ma ora ci siamo, è stato il commento di May, che ha assicurato che quello raggiunto rappresenta “un miglioramento significativo” rispetto a quanto era stato concordato lunedì scorso ed “è nel migliore interesse del Regno Unito”.
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