Europa

Brexit, May: Gb uscirà il 29 marzo alle 23

Brexit, May: Gb uscirà il 29 marzo alle 23

Theresa May

Non un minuto più tardi: la premier britannica Theresa May ha annunciato ora e data della Brexit, ovvero il giorno in cui la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea. Sarà un venerdì, quello del 29 marzo 2019, alle ore 23, quando a Bruxelles sarà mezzanotte. Lo ha fatto scrivere nero su bianco in un emendamento alla Withdrawal Bill (o Repeal Bill), la legge che dovrebbe dare le linee guida del divorzio dalla Ue. “Non tollereremo alcun tentativo di bloccare la nostra uscita dall’Unione”, spiega la leader conservatrice in un editoriale pubblicato dal Telegraphintitolato “Avrete la miglior Brexit possibile” dove insiste: “Brexit is happening”, la Brexit sta accadendo.

La data, in realtà, non sorprende nessuno: già dopo il voto del giugno 2017, quando i conservatori avevano vinto, sì, ma di misura, May aveva indicato il 29 marzo come data di uscita: e lo aveva ripetuto anche durante il discorso di Firenze dello scorso 22 settembre. A sorprendere è piuttosto l’orario: tutti pensavano che sarebbe stata presa come riferimento la mezzanotte inglese, non certo quella di Bruxelles.  Ora più, ora meno, il messaggio chiaro sembra comunque essere quello che Brexit va avanti, a dispetto di chi quella legge sul divorzio dell’Europa vorrebbe affondarla.

“Servono progressi entro le prossime due settimane per essere in grado di andare avanti, da dicembre in poi, a discutere la seconda fase, cioè le relazioni future tra Ue e Gran Bretagna”. È il commento del capo negoziatore della Ue, il francese Michel Barnier, al termine del sesto round negoziale. Un incontro, quello tra Londra e il rappresentante dell’Europa dei 27 che, come i cinque precedenti, non ha visto la situazione sbloccarsi.

Una piccola apertura c’è stata sui diritti dei cittadini dell’Ue che vivono in Gran Bretagna, ma il colloquio si è poi arenato sui confini con l’Irlanda e sulle questioni finanziarie. Barnier, al termine della riunione, ha detto chiaramente che per “progressi sufficienti” intende azioni “sincere e reali”, denunciando così una mancanza di sincerità nella controparte e l’assenza di un vero sforzo verso il compromesso.

Se entro due settimane non si vedranno questi progressi, al Consiglio europeo di dicembre si ripeterà quanto già avvenuto al vertice di ottobre, ovvero la constatazione dei ventisette che il negoziato non può andare avanti. Si aprirebbe così la fase due, quella sui futuri rapporti commerciali.

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