Stavolta la bandiera nera è stata ammainata davvero. Raqqa è stata liberata, gli ultimi miliziani dell’Isis uccisi o arresi: a riferirlo è l’Osservatorio per i diritti umani (Ondus). Il Califfato ha perso la sua capitale. Ma nel quadrante siro-iracheno la domanda che subito s’impone è: chi l’ha liberata? Quale delle coalizioni che agiscono in Siria può vantarsi di aver strappato a Daesh la sua capitale? Chi alza la sua bandiera su Raqqa acquista punti importanti nella partita che da tempo si sta giocando in Siria, come nel vicino Iraq, e che ha come posta in gioco la definizione dei nuovi equilibri di potenza nel Medio Oriente.
Quanto ai curdi siriani, la vittoria di Raqqa imprimerà un’accelerazione alla costituzione di un sistema federale che dovrebbe sostituire i tre “cantoni” in cui ora sono divisi: quelli di Jazira, Kobane e Afrin. Lo riferisce il sito curdo iracheno “Rudaw”, citando una fonte curda siriana secondo la quale “è imminente una conferenza a Rmelan tra i cantoni auto-amministrati di Rojava”.
Oggi la Siria che abbiamo di fronte è un paese in macerie, uno Stato diviso in quattro: le “quattro Sirie”. Un processo irreversibile. Una Siria sotto l’egemonia del clan Assad; un’altra, sia pur ristretta, dominata da milizie jihadiste comunque denominate; una terza in mano alle opposizioni armate sunnite sostenute da Riyadh; una quarta controllata dalle milizie curde.
Ciò che le dinamiche militari possono variare, come sta avvenendo, sono le dimensioni territoriali delle “quattro Sirie” ma non la loro determinazione. In questo scenario, i successi ottenuti sul campo dalle forze lealiste, con il sostegno decisivo di russi, iraniani e sciiti libanesi, hanno indubbiamente esteso il “regno di Assad”, che si estende da sud a nord lungo l’asse urbano Daraa-Aleppo, passando per Damasco, il centro del potere, e Hamah. Homs, è stata per tre quarti distrutta e la sua popolazione sunnita è stata sterminata o costretta all’esilio. Quella che una tempo era la terza città del paese e il principale polo industriale continua comunque a essere lo snodo energetico e delle comunicazioni con la regione costiera di Tartus e Latakia, roccaforte inespugnabile del regime.
Negli ultimi mesi, le forze lealiste hanno guadagnato terreno attorno alle metropoli del Nord, conquistando territori chiave nei sobborghi settentrionali, orientali e meridionali di Damasco, arrestato i tentativi degli insorti di avanzare dalla regione meridionale di Daraa verso la capitale. Nella guerra in corso da oltre sei anni, le trincee dove i lealisti rimangono sono quelle sul versante orientale delle alture del Golan occupate da Israele, sulle montagne a nord-est di Latakia e nelle campagne tra Idlib, Aleppo e Hamah. In questo quadro, la caduta di Raqqa chiude un capitolo e ne riapre un altro, non meno tormentato probabilmente, nella insanguinata vicenda siriana. Una vicenda tutt’altro che conclusa.
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