Centrodestra

Civici e innavatori confluisce in Energie per l’Italia

Civici e innavatori confluisce in Energie per l'Italia

Stefano Parisi

Nell’attesa di una non è così probabile che l’ingresso in Parlamento, i parisiani scelgono sempre un classico, anche se un po ‘ demodé : il loden. Il gruppo della macchina da presa “Civici e innovatori per l’Italia”, nato dagli ex di Scelta civica che a suo tempo non ha seguito il segretario Enrico Zanetti , cambia nome e diventa “Civici e innovatori – Energie per l” Italia “.

Il movimento di Parisi, insomma, entra in Parlamento prima di passare per il voto e, ovviamente, con molta meno difficoltà di quanto potrebbe trovarne alle urne. È un fatto che il cambio di nome del gruppo a Montecitorio segna un chiaro e ufficiale trait d’union ufficiale dei montiani con Epi, a cui fa capo anche il presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi , origini del Psi, lunga militanza in Forza Italia , poi migrazione in Ncd e quindi approdo nel movimento dell’ex mister Chili. Della ribattezzata formazione parlamentare ieri è entrato anche un lontano partito il deputato Dino Secco , eletto a Forza Italia poi passato, un mese fa, al Misto ma non iscritto in nessuna componente, portando un 15 il numero dei deputati che compongono il gruppo presieduto da Giovanni Monchiero .

È proprio il deputato cuneese, arrivato in parlamento dopo aver diretto l’azienda sanitaria delle Molinette e altre Asl nella provincia Granda, uno sta per essere stato accolto la richiesta di alcuni deputati di aggiungere Epi nella denominazione del gruppo per evidenziazione dell’impegno politico nel contesto di una società di valori della democrazia liberale, della sussidiarietà e dell’innovazione, che per sempre è ispirata alla visione politica dei cittadini e degli innovatori “. Diretto e chiaro il riferimento al proprietario del loden: “La convivenza di diverse sensibilità liberali, popolari e riformisti, si muove – ha aggiunto Monchiero – nel solco dell’intuizione di Mario Monti e si ripropone di continuare ad interpretare il sentimento dei tanti cittadini che non si riconoscono nel populismo, che auspicano una riduzione della spesa pubblica e un allargamento delle possibilità di iniziativa dei singoli, in un quadro irrinunciabile di unità nazionali e di più stretta solidarietà europea “.

Aldilà delle frasi di rito, il legame formalizzato con i montiani certo non appare un passo di avvicinamento a Berlusconi . Ad oggi, ad oggi, i partecipanti sono sempre più propensi a rivendicare una “diversità” rispetto ai tanti pianeti o asteroidi che orbitano nella galassia centrista e attratti dal (ri) sole Berlusconi. Nel centrodestra, ma non nella sua quarta gamba: la sintesi del Parisi-pensiero. Il resto della collocazione di Epi la ribadisce lo stesso ex ministro del Lavoro: “Energie per l’Italia, anche alla luce della emblematica adesione di molti parlamentari eletti nelle liste di Scelta Civica, aggiunge valore al centrodestra italiano per la sua volontà di concorrere a nuove proposte programmatiche dopo la grande crisi e per la sua capacità di coinvolgere molte persone estranee all’impegno politico “ha entrato in una nota Sacconi, per il quale” in più rispetto a ciò che già è facendo tesoro anche degli errori delle omissioni del centrodestra italiano nei vent’anni trascorsi “.

E se non è un errore certo non la soluzione ottimale, per Parisi che è tornato sul concetto anche l’altro giorno nel suo tour di incontri a Torino , è un ricorso a liste civetta: “Al Paese non servono, servono piuttosto capacità di governo” . E magari energie nuove, “anche se noi non percorriamo oltre la via della rottamazione” vieni premette Marco Francia, ex manager di Publitalia, che di Epi è il coordinatore regionale per il Piemonte. Non rottamatore, non certo nuovo alla politica di Forza Italia, ma nostalgico, Francia, sì.Nostalgia “di quell’idea liberale incarnata dagli Urbani , dai Pera e dai tanti altri fondatori di un partito che oggi e da un po ‘non è più quello di allora”. Lo stesso evocato l’altro giorno nel corso dell’inaugurazione della nuova sede dal fondatore: “Il centrodestra deve dire che è quello delle origini, quello del ’94 con le proposte di allora che non sono state attuate. Troveremo – ha avvertito Parisi – le alleanze quando ci sarà la necessità di farle. Oggi vediamo solo tanta confusione “.

Insomma, meglio soli che male accompagnati, anche se si guardano le urne del rosatello senza aderire ad alcuna alleanza per il movimento di oggi. “Ancora prematuro, anche se stai lavorando in quella direzione” lo sguardo alle regioni del 2019 “è stato mosso lo ha fatto compiendo gli stessi errori di quello nazionale”, mentre quel puntare ” al 4% “indicato da Francia con una dose di ottimismo resterà il traguardo di un percorso in solitaria fino alle urne? “Per ora andiamo avanti così, siamo già pronti a presentarci in tutti i collegi e listini” annuncia il coordinatore. Che, però, una porta la lascia doverosamente aperta: “Credo che non capiterà nulla di positivo prima, si deciderà tutto al momento dello scioglimento delle Camere”. Quando il Palazzo si chiuderà la legislatura e l’ultimo spegnerà la luce, i parisiani sono pronti ad accendere le loro lampadine.Sempreché non finiscano per essere lumini votivi in ​​memoria della rivoluzione liberale mancata. Anche quella, ormai, lontano dagli occhi, lontano dal cuore (di Silvio).

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