
“In Italia mancano leggi adeguate per punire la tortura”. Strasburgo condanna di nuovo l’Italia per i fatti della Diaz
Le forze dell’ordine li hanno torturati e lo Stato italiano non li ha né protetti né gli ha garantito giustizia. Perché in Italia non esiste una legge sul reato di tortura che sanzioni con pene adeguate questa gravissima violazione, facendo cosi anche da deterrente. Due anni dopo la prima condanna dell’Italia per quanto subito da Arnaldo Cestaro alla fine del G8 di Genova la notte del 21 luglio del 2001 alla scuola Diaz, la Corte europea dei diritti umani torna a condannare il Paese per gli stessi fatti e per non aver assolto i suoi obblighi verso altre 29 vittime di “violenze che hanno raggiunto un livello di gravità assoluta”.
La nuova sentenza della Corte di Strasburgo arriva mentre in Italia il Parlamento sta esaminando un testo di legge sul reato di tortura, che solo ieri è stato duramente criticato dal commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, in una lettera inviata alle autorità. E giunge pochi mesi dopo che il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha chiesto all’Italia di introdurre, senza più attendere, i reati di tortura e trattamenti degradanti, assicurando che siano sanzionati adeguatamente e gli autori non possano più restare impuniti, come chiesto dalla Corte nella sentenza Cestaro.
La Corte ha stabilito che l’Italia dovrà versare a 27 ricorrenti 45 mila euro per danni morali, mentre ai restanti 2, vista la gravità dei danni fisici, il governo dovrà versare 55 mila euro. A Strasburgo pendono ancora diversi ricorsi delle vittime di Bolzaneto. Sono i ricorrenti che non hanno aderito al patteggiamento con il governo lo scorso aprile sulle cause intentate presso la Corte.
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