L’Europa riparte dalla difesa

L'Europa riparte dalla difesa
L'Europa riparte dalla difesa
Jean Claude Juncker e Donald Tusk

L’Europa riparte. Riparte facendo quadrato, cioè disponendosi a difesa. Delle proprie frontiere fisiche e di quelle virtuali del web. Contro il terrorismo, per l’incolumità dei suoi cittadini. Dopo due anni che hanno lasciato sul campo centinaia di morti e migliaia di feriti sulle strade (da Parigi a Bruxelles, da Berlino a Nizza, da Londra a Stoccolma) è come se l’avvento di Donald Trump negli Stati Uniti e il trauma della Brexit inglese avessero suonato la sveglia per i responsabili europei. Le recenti dichiarazioni di Angela Merkel sembrano quindi non rimanere solo parole. L’Europa deve “prendere per mano il suo destino”, aveva detto la cancelliera, sfiduciata per i partner inaffidabili a Londra e Washington. Serve più Europa, era il concetto espresso dalla cancelliera. Serve più Europa è il messaggio che porta con sé Emmanuel Macron, alla prima al Consiglio Europeo.

Il cambio di strategia che si è registrato sulla Difesa segna un rafforzamento se non identitario, almeno delle linee di confine ufficialmente delimitate, riconosciute, e dotate di opportuni sistemi difensivi. Il cambio di passo non arriva però sul fronte dei migranti, con l’Italia che davanti alla richiesta di un impegno concreto dell’Europa nell’accoglienza riceve per il momento tante parole di solidarietà dalle istituzioni europee e pacche sulle spalle.
Sembra essere proprio Emmanuel Macron, il propulsore di una nuova Europa. La scossa viene da lui, assediato dai giornalisti, più che dalla tedesca Merkel, non fosse che per ragioni anagrafiche e di freschezza di investitura. Ma non in concorrenza con lei, anzi d’intesa con la cancelliera, che nell’ascesa di Macron vede – secondo gli analisti di Limes – “una benedizione divina”, ora più che mai, visti i suoi rapporti tesi con il nuovo inquilino della Casa Bianca. Al termine della prima sessione di lavori del Consiglio dedicata proprio alla Difesa, il presidente francese ha dichiarato che mai prima d’ora si erano mai visti “passi avanti simili in materia”. Nella Difesa, secondo lui, a differenza di altri ambiti “non si vede un’Europa che balbetta e zoppica”, per questo “si può essere ragionevolmente ottimisti”. E dice ancora: Le misure adottate sulla difesa comune europea sono “un avanzamento reale” e “all’altezza della posta in gioco storica”. Un merito che riconosce al presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che “con molto coraggio le ha proposte”.

L’accordo unanime nel Consiglio europeo per “mettere in piedi una cooperazione europea permanente nel settore della difesa” viene commentato da Donald Tusk come “un passo storico”. L’immagine di quanto sofferto sia stato questo passaggio negli ultimi anni è affidato alle frasi di Jean-Claude Juncker: la Pesco (cooperazione strutturata permanente in materia di Difesa) è “la principessa addormentata del Trattato di Lisbona. Ora la principessa si sta svegliando”, ha detto il presidente della Commissione europea annunciando l’accordo. Gli Stati membri entro tre mesi stileranno una lista comune di criteri e impegni vincolanti in modo che i Paesi che vorranno partecipare al sistema di cooperazione permanente in questi settori potranno farlo. Il fondo comune servirà sia alla ricerca, sia a compiere acquisti militari congiunti.

La maggiore integrazione nel settore della difesa, “è uno dei campi in cui il progetto dell’Unione europea può essere rilanciato, con la leadership dei capi di Stato e di governo per dare un ulteriore impulso in modo che io stessa assieme ai ministri degli Esteri e della difesa possiamo andare avanti nei prossimi mesi e arrivare al vertice di dicembre con nuove decisioni già prese” ha detto l’alto rappresentante Federica Mogherini commentando l’accordo sulle Cooperazioni permanenti e strutturate e sull’uso delle “unità di combattimento”. Il Consiglio europeo ha sottoscritto infatti un accordo che prevede che il dispiegamento dei “gruppi di combattimento” dell’Ue (“Battle group”), che sono già operativi dal 2007, finanziato in modo permanente come costo comune dal meccanismo Athena, gestito dall’Ue.

Conclusioni ambiziose sono state raggiunte anche in materia di antiterrorismo. Soprattutto contro la propaganda sul web, con un vero e proprio “asse nella lotta al terrorismo”, ha commentato Macron. “Vogliamo concludere quest’anno i lavori sul nuovo sistema di condivisione delle informazioni alle frontiere” ha chiarito il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. Di fronte alla minaccia del terrorismo, ha detto ancora, “siamo determinati a proteggere i nostri cittadini, il terrorismo è ancora una seria minaccia”. A questo scopo il Consiglio Europeo “ha concordato di rafforzare gli sforzi contro i foreign fighters”, ha detto ancora Tusk, e per questo è necessario cooperare strettamente con le imprese del settore online. “Stiamo richiamando le compagnie dei social media a fare qualsiasi cosa sia necessaria per prevenire la diffusione di materiale terrorista su Internet».

Il premier italiano Paolo Gentiloni l’aveva preannunciato alla Camera mercoledì mattina, parlando della minaccia terroristica: “Sarà fondamentale per il Consiglio Europeo ingaggiare i grandi player della rete”. Dovranno fare di più per rimuovere i contenuti violenti e di propaganda. Finora su base volontaria i grandi della Rete sono intervenuti dopo le segnalazioni delle polizie europee ed in particolare del Internet Referral Unit di Europol. In una sola operazione durata 48 ore, che ha coinvolto sei paesi europei all’inizio di maggio, ad esempio, sono stati individuati 2000 riferimenti di propaganda violenta (articoli, video, immagini, glorificanti il terrorismo), utili per la radicalizzazione e per attività terroristiche, segnalati ai provider internet. I contenuti erano in 6 lingue e condivisi su 52 piattaforme diverse, tutti contenenti materiali provenienti da media affiliati all’Isis o ad al-Qaeda. L’industria del web “ha la sua responsabilità” nel dover aiutare a combattere il terrorismo e, dice Tusk a nome dei 28, deve “impedire” la diffusione dei messaggi del terrore, studiando il modo per “rimuovere automaticamente i contenuti”. Obiettivo, garantire la privacy dei cittadini ma permettere alle autorità, se necessario, di intercettare i terroristi. Se non lo fanno volontariamente, Bruxelles potrebbe deciderlo per legge.

I Paesi dell’Ue hanno trovato un accordo per prorogare per sei mesi le sanzioni economiche contro la Russia “per la mancata attuazione degli accordi di Minsk” che regola il cessate il fuoco nell’Ucraina orientale. La decisione era attesa e arriva dopo la conferma da parte di Parigi e Berlino del fatto che Mosca continua a non rispettare gli accordi sul cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti nel conflitto fra il governo di kiev e i separatisti appoggiati dai russi. Il rinnovo semestrale delle sanzioni, dal prossimo luglio a dicembre, viene dopo una identica decisione presa nel dicembre scorso.

La riforma del regolamento di Dublino, che doveva essere fatta in questo vertice, è rimandata. Il Consiglio europeo resta ancora diviso sul fronte della gestione delle migrazioni. “Ora il Consiglio deve fare la sua parte”, ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani nel suo discorso, “l’attuale sistema di ripartizione degli oneri ha fallito . Tutte le istituzioni Ue sono chiamate a decidere senza indugio sulla riforma del diritto di asilo. Dal 2012 – ha aggiunto Tajani – l’Ue ha avuto oltre 3,5 milioni di domande di asilo, 2,5 milioni solo negli ultimi due anni. Con le regole attuali, pochi paesi di primo arrivo devono trattare la maggior parte delle domande. È ingiusto lasciare solo a loro questa responsabilità, insieme al controllo del Mediterraneo e ai salvataggi in mare. Il Parlamento – ha concluso – sta lavorando per rafforzare la proposta della Commissione per l’istituzione di un sistema di asilo più equo ed efficace”. Il voto è previsto entro la fine dell’estate. L’Italia può “continuare a contare sulla solidarietà europea” sul fronte della crisi dei migranti, è la rassicurazione del presidente della Commissione Ue Juncker durante l’incontro bilaterale con Gentiloni. Parole che non si trasformano ancora in impegni concreti per sgravare il peso che incombe soprattutto su Italia e Grecia. Serve “un maggiore impegno comune dell’Europa e delle autorità libiche”, ha detto il Gentiloni, che chiede uno sforzo in più “sia dal punto di vista economico che delle scelte politiche”. Il leader italiano incontra il premier libico Fayez al-Sarraj: “L’obiettivo è contenere i flussi migratori – ha detto -, mettere in condizioni le autorità libiche di esercitare un maggiore controllo del loro territorio, dare un contributo alla lotta contro i trafficanti di esseri umani. Obiettivi su cui l’Italia è impegnata da tempo”. In Libia, ha proseguito il premier, “bisogna accelerare e dare efficienza ai processi”, mentre dal lato dell’Europa serve “un impegno maggiore sia dal punto di vista economico che da quello delle scelte politiche. Devo riconoscere che la Commissione e il presidente Juncker di questo sono perfettamente consapevoli. Ecco perché – ha concluso – mi auguro che questo si traduca in un rifinanziamento dei fondi per l’Africa”.

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