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Legge sulla legittima difesa

Legge sulla legittima difesa

Legge sulla legittima difesa

La modifica alla legge sulla legittima difesa approvata ieri alla Camera è diventata l’argomento del giorno: è su tutte le prime pagine di oggi, ne hanno parlato e scritto in tanti e quasi tutti, per ragioni opposte, lo hanno fatto per criticarla. Secondo il centrodestra, la nuova legge non amplia a sufficienza il diritto di chi vuole difendersi quando subisce un’aggressione in casa, mentre da sinistra la legge è stata accusata di essere stata fatta per raccogliere facile consenso sfruttando la paura. Ma in molti criticano ancora un altro aspetto della legge, perché sarebbe confusa e poco chiara: in particolare per la questione della legittima difesa permessa “in tempo di notte”. Anche Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, che ha proposto la legge, sembra pensarla così: oggi ha detto che è d’accordo con lo spirito della legge, allargare la possibilità di difendersi da soli, ma ha aggiunto che «questa norma è un pasticcio. Vista da fuori è incomprensibile».

Nonostante sia stato scritto e ripetuto negli ultimi giorni, è falso che la nuova legge consentirà di difendersi soltanto di notte. Per capire perché e cosa cambia la nuova legge bisogna fare un passo indietro e spiegare come funziona oggi la legittima difesa all’interno del proprio domicilio, quella che viene modificata dalla parte più controversa della nuova legge.

Dal 2006, una legge fortemente voluta dalla Lega Nord stabilisce che, in presenza di alcuni requisiti, chi sorprende un intruso nella sua abitazione può reagire, anche utilizzando un’arma da fuoco: la sua risposta verrà, in ogni caso, considerata legittima e proporzionata. La legge e la giurisprudenza successiva hanno stabilito limiti precisi a questa “automatica presunzione di proporzionalità”. Ad esempio: è necessario che sia in corso un’aggressione e che l’intruso non abbia desistito dai suoi intenti. In altre parole, è possibile sparare a un intruso che avanza minaccioso, ma non a un ladro in fuga con la refurtiva, perché in questo caso l’unica cosa che è a rischio è la proprietà dell’aggredito, non la sua incolumità fisica.

La legge approvata alla Camera mira ad ampliare le possibilità di difendersi e stabilisce un’ulteriore serie di condizioni che rendono più o meno automaticamente “legittima” la difesa (modifiche, secondo alcuni, non particolarmente rilevanti). In particolare, si considera legittima «la reazione a un’aggressione in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell’introduzione nel domicilio con violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno». L’errore sulla “legittima difesa consentita solo di notte” – per quanto sembri assurdo – deriva dal fatto che in molti non hanno compreso il corretto significato della congiunzione “ovvero” che qui ha valore disgiuntivo, cioè ha la stessa funzione della congiunzione “oppure”. La legge stabilisce quindi che la difesa è legittima se l’aggressione avviene di notte oppure se l’aggressione avviene tramite violenza sulla persone o sulla proprietà – ad esempio forzando la porta di ingresso dell’abitazione (qui trovate un dettagliato dossier del Servizio Studi della Camera).

In molti, come ad esempio l’avvocato Carlo Federico Grosso, sostengono però che introdurre la notte come discriminante, anche se in mezzo ad altre discriminanti come abbiamo visto, sia una disposizione che lascia aperte a troppe interpretazioni. Non si tratta però di una stranezza unicamente italiana. Dal 1992 in Francia la legge sulla legittima difesa ha un comma che è sostanzialmente identico a quello italiano.

 

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