Governo Gentiloni: sesto mese (pagelle)

Governo Gentiloni: sesto mese (pagelle)

Governo Gentiloni: sesto mese (pagelle)
Paolo Gentiloni

Andrea Orlando (7), ministro della Giustizia. Con 156 sì, 121 no e un solo astenuto, il Senato ha approvato con la fiducia la riforma del processo penale. Il testo era passato alla Camera il 23 settembre 2015 e alla commissione Giustizia del Senato il 1 agosto 2016, ma essendo stato modificato tornerà al vaglio di Montecitorio. Le modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, spiega Palazzo Madama, vertono in particolare sul “rafforzamento delle garanzie difensive, sulla durata ragionevole dei processi e sull’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena”. In sostanza il provvedimento di ben 40 articoli prevede una riforma della prescrizione, la delega al governo sulle intercettazioni da attuare entro tre mesi (non più 12) e una stretta su furti, rapine e altri reati. Quanto alla prescrizione, dopo la condanna in primo grado il termine resterà sospeso fino al deposito della sentenza di appello, e comunque non oltre i 18 mesi. Stesse tempistiche per la condanna in appello. Questi termini ricominciano a decorrere in caso di sentenze riformate o annullate. L’argomento è strettamente connesso alla cosiddetta “indagine breve”: l’obiettivo è evitare le lungaggini che potrebbero influire sulla prescrizione stessa. D’ora in poi, entro tre mesi – prorogabili per altri tre – dal deposito degli atti, i pm dovranno decidere per il rinvio a giudizio o per l’archiviazione, altrimenti scatterà l’”avocazione obbligatoria” dell’inchiesta del procuratore generale alla Corte d’appello. I termini attuali sono di sei mesi, prorogabili per altri sei. Per i reati di mafia, invece, le indagini preliminari potranno durare fino a 15 mesi. La modifica alla legge sulla legittima difesa approvata alla Camera è diventata l’argomento del giorno: ne hanno parlato e scritto in tanti e quasi tutti, per ragioni opposte, lo hanno fatto per criticarla. Secondo il centrodestra, la nuova legge non amplia a sufficienza il diritto di chi vuole difendersi quando subisce un’aggressione in casa, mentre da sinistra la legge è stata accusata di essere stata fatta per raccogliere facile consenso sfruttando la paura. Ma in molti criticano ancora un altro aspetto della legge, perché sarebbe confusa e poco chiara: in particolare per la questione della legittima difesa permessa “in tempo di notte”. Anche Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, che ha proposto la legge, sembra pensarla così: oggi ha detto che è d’accordo con lo spirito della legge, allargare la possibilità di difendersi da soli, ma ha aggiunto che «questa norma è un pasticcio. Vista da fuori è incomprensibile». Approvato lo schema di decreto legislativo in materia di riforma della magistratura onoraria, proposto dal Ministro della Giustizia Orlando. Il provvedimento, in attuazione della legge 29 aprile 2016, n. 57, prevede ulteriori disposizioni sui giudici di pace, nonché una disciplina transitoria relativa ai magistrati onorari già in servizio. Il decreto disciplina le modalità di conferimento dell’incarico e la sua durata temporanea, limitata a non più di due quadrienni e da svolgersi in modo da assicurare la piena compatibilità con lo svolgimento di altre attività remunerative e da non richiedere al magistrato onorario un impegno non superiore ai due giorni a settimana. La Camera ha approvato in via definitiva una legge sul “cyberbullismo”, cioè una forma di bullismo che avviene online, dopo un percorso legislativo di più di tre anni e diverse modifiche radicali. La legge (PDF) è stata approvata all’unanimità, con 432 e un astenuto. La legge era stata proposta dalla senatrice del Partito Democratico Elena Ferrara, che era stata l’insegnante di una ragazza di Novara che nel 2013 si suicidò dopo che era stato diffuso un video dove veniva molestata sessualmente.

Pier Carlo Padoan (7), ministro dell’Economia. Via libera dell’Aula del Senato al disegno di legge che istituisce una commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Il provvedimento è stato approvato con 167 sì, 4 no e 40 astenuti. Si sono astenuti M5S, Si e alcuni senatori del gruppo Misto. Oltre alla maggioranza, hanno dichiarato il proprio voto a favore Fi, Lega e Ala. Nel gruppo di Ap Pier Ferdinando Casini non ha partecipato al voto e Maurizio Sacconi ha dichiarato il proprio voto contrario. Il ddl passa all’esame della Camera, ma l’iter di approvazione dovrebbe essere relativamente rapido. Il ddl introduce una commissione bicamerale d’inchiesta che sarà composta da venti senatori e venti deputati e dovrà concludere i propri lavori entro un anno dalla sua costituzione con una relazione intermedia dopo sei mesi o comunque entro l’attuale legislatura. Il fulcro del provvedimento è rappresentato dall’articolo 3 che fissa i compiti della commissione a partire dalla verifica degli effetti della crisi finanziale globale sul sistema bancario e della gestione degli istituti bancari che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto e sono stati o sono destinatari, anche in forma indiretta, di risorse pubbliche o sono stati posti in risoluzione. Attuazione della direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE, così come modificata dalla direttiva (UE) 2016/1034 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 giugno 2016; e di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, sui mercati degli strumenti finanziari e che modifica il regolamento (UE) 648/2012, così come modificato dal regolamento (UE) 2016/1033 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 giugno 2016 (decreto legislativo – esame preliminare). Il CdM, su proposta del Premier Gentiloni e del Ministro Padoan, ha approvato, in via definitiva, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sulla disciplina di funzionamento del collegio arbitrale che dovrà decidere in merito all’erogazione delle prestazioni in favore degli investitori che, alla data del 23 novembre 2015, detenevano strumenti finanziari subordinati nelle banche in liquidazione (Banca delle Marche; Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio; Cassa di Risparmio di Ferrara; Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti). Tali prestazioni saranno a carico del fondo di solidarietà istituito dalla stessa legge di stabilità 2016 e alimentato dal fondo interbancario a tutela dei depositi bancari.

Marianna Madia (7), ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione. Con i due decreti legislativi in materia di disciplina del lavoro pubblico approvati ieri dal Governo un’altra parte della riforma Madia della pubblica amministrazione taglia il traguardo, pur con qualche pezzo perso per strada e alla fine di un iter accidentato. Va ricordato che la riforma della pubblica amministrazione è stata uno dei cavalli di battaglia, annunciata dal governo Renzi fin dall’insediamento e messa in campo da una legge di delega ad ampio raggio approvata due anni fa (legge 7 agosto 2015, n. 124). L’intero capo III della delega Madia riguardava il personale con al centro soprattutto una riforma della dirigenza pubblica volta a istituire un ruolo unico dei dirigenti, senza distinzione di fasce, per favorire una maggiore flessibilità nell’attribuzione degli incarichi. I decreti attuativi hanno richiesto un’attività piuttosto intensa e nell’autunno scorso erano ormai pronti per l’approvazione da parte del governo. Con un colpo di scena è però intervenuta una sentenza della Corte costituzionale (sentenza del 25 novembre 2016, n. 251) che ha dichiarato incostituzionali varie disposizioni della legge di delega, inclusa quella sul personale pubblico, ritenute lesive delle prerogative delle regioni. Esse infatti limitavano il coinvolgimento di queste ultime a un semplice parere non vincolante della Conferenza Stato-regioni, piuttosto che a una vera e propria intesa. Il brusco stop alla riforma Madia, che ha interessato anche la riforma dei servizi pubblici locali e delle società pubbliche, ha obbligato il governo a individuare altri percorsi.

Marco Minniti (7), ministro degli Interni. L’Aula del Senato ha approvato la fiducia (145 sì, 107 no e un astenuto) chiesta dal Governo sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del decreto legge “Minniti” sul controllo dell’immigrazione. Quasi in contemporanea, l’altro ramo ha invece varato definitivamente (375 a favore, 13 voti contrari della Lega e 41 astenuti, tra cui FI e FdI) le norme destinate a proteggere i minori stranieri non accompagnati: una volta in vigore, bimbi e ragazzi minorenni che approdano in Italia senza una famiglia non potranno essere respinti ma avranno gli stessi diritti dei loro coetanei Ue. La Camera approva in via definitiva la conversione in legge del decreto Minniti sui migranti (con 240 si, 176 no e 12 astenuti), Mdp vota contro. Il decreto prevede creazione di nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio nelle Regioni (per un totale di 1600 posti), eliminazione di un grado di giudizio per i ricorsi, riduzione dei tempi per richiesta d’asilo e la possibilità per i richiedenti di svolgere lavori di pubblica utilità gratuiti e volontari. Stanziati 19 milioni per garantire l’esecuzione delle espulsioni. Il decreto prevede la creazione del Comitato metropolitano per l’analisi delle tematiche di sicurezza urbana relative alla città metropolitana, il daspo urbano, nuove norme contro spaccio stupefacenti, nuove norme contro parcheggiatori abusivi e la possibilità per il giudice di disporre l’obbligo di ripristino dei luoghi per chi agisce contro il decoro urbano. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha approvato un decreto legge che, al fine di rafforzare i dispositivi di sicurezza connessi allo svolgimento del vertice tra i sette maggiori Paesi industrializzati (G7) che si terrà a Taormina il 26 e il 27 maggio prossimi, stabilisce l’incremento, per il mese di maggio 2017, del contingente di personale delle Forze armate, già destinato alle esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo, di 2.900 unità. In tale periodo, il contingente passerà quindi dalle originarie 7.050 a 9.950 unità. Il CdM, su proposta del Premier Gentiloni, ha approvato, in esame definitivo, un disegno di legge che delega il Governo al recepimento delle direttive europee e all’attuazione di altri atti dell’Unione europea (“Legge di delegazione europea 2016”). Migranti, a Milano la marcia ‘Insieme senza muri’ a favore dell’integrazione. Minniti riceve gli omologhi di Libia, Niger e Ciad. Sviluppi dell’indagine sull’aggressore della stazione. Trump, al via il primo viaggio all’estero. Si parte dal Medio Oriente, prima tappa a Riad dove domenica terra’ il discorso sull’Islam. M5S, in marcia da Perugia a Assisi sul reddito cittadinanza e l’impoverimento della popolazione.

Maurizio Martina (6 1/2), ministro dell’AgricolturaSempre più la questione alimentare globale sarà la questione politica decisiva, specie per alcuni quadranti del globo”. Ed è sulla scia di questa considerazione che Maurizio Martina, ministro per le Politiche agricole, sul palco del Wired Next Fest candida l’Italia “tra i paesi guida di un modello di sviluppo agricolo e ambientale con una sostenibilità integrale”. E per consolidare questa posizione di leadership che già possiede per via della sua tradizione agroalimentare, il Belpaese ora deve investire in tecnologia, ha spiegato Martina, intervistato dal direttore di Wired, Federico Ferrazza. “Stiamo cercando di sviluppare una via italiana all’utilizzo delle nuove tecnologie per potenziare l’esperienza del nostro modello agricolo, fatto di imprese famigliari e di agricolture”. Martina ne fa una questione anche di politica. Partito da sottosegretario nell’esecutivo di Enrico Letta, diventato ministro all’arrivo di Renzi, alla vista delle elezioni Martina rivendica i risultati dell’esecutivo: “Questa legislatura ha prodotto una spinta di cambiamento che non vedevamo da anni“. Parole che arrivano all’indomani della bocciatura di alcuni direttori dei musei da parte del Tar del Lazio, che per Martina è segno della difficoltà “di cambiare il Paese“. Parole da aria di elezioni, per un fedelissimo di Renzi fresco di un congresso del Pd in cui la minoranza è uscita sbattendo la porta. Per Martina è il momento di capire “come si definisce l’identità in politica.

Dario Franceschini (6 1/2), ministro dei Beni Culturali. Progettazione degli interventi di ricostruzione con procedura negoziata, nessun tetto alla compilazione delle schede Aedes, nuove norme per i direttori dei lavori e 8 per mille ai beni culturali. Questi i principali contenuti della Legge di conversione del DL 8/2017, approvata lo scorso 5 aprile dal Senato con voto di fiducia, che aggiorna, chiarisce e rafforza quanto già disposto nei due provvedimenti precedenti. La progettazione degli interventi di ricostruzione delle opere pubbliche sarà eseguita dal personale interno alle Pubbliche Amministrazioni. In mancanza di professionisti qualificati e per importi fino a 209 mila euro (soglia comunitaria prevista dal Codice Appalti per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura da parte delle amministrazioni sub-centrali), si potrà procedere con procedura negoziata, invitando almeno cinque professionisti iscritti nell’elenco speciale tenuto dal Commissario straordinario alla ricostruzione, come previsto dall’articolo 34 del DL 189/2016. La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza. Il Tar del Lazio con due sentenze ha infatti bocciato sei dei venti direttori dei supermusei e le nomine, di conseguenza, sono state annullate. Sei musei, del calibro di Paestum o di Palazzo Ducale, sono da ora senza direttori che verranno sostituiti ad interim. Una decisione che ha provocato l’immediata reazione del ministro: “Non ho parole. Non do letture politiche e rispetto le sentenze.Registro con grande dolore quello che questo comporta praticamente e per l’immagine dell’italia nel mondo. “. Il Tar del Lazio ha ritenuto infatti in primo luogo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti. Tre i nodi fondamentali che hanno convinto i giudici ad accogliere il ricorso di altri candidati: “Il bando della selezione non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva di reclutare dirigenti pubblici fuori dalle indicazioni tassative espresse dall’articolo 38. Se infatti il legislatore avesse voluto estendere la platea di aspiranti alla posizione dirigenziale ricomprendendo cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente”. Nel testo firmato dal presidente Leonardo Pasanisi e dal consigliere Francesco Arzillo si parla della illegittimità delle modalità di svolgimento del concorso: “A rafforzare la sostenuta illegittimità della prova orale, la circostanza che questa ultima si sia svolta a porte chiuse” mentre in altri punti si parla di criteri magmatici nella valutazione dei candidati.

Beatrice Lorenzin (6 1/2), ministro della Salute. Continua a tenere banco la questione vaccini obbligatori per l’iscrizione a scuola. Dopo lo scontro tra le ministre Lorenzin e Fedeli, il premier Paolo Gentiloni mette finalmente un punto parlando di unità del governo sulla obbligatorietà e annunciando la preparazione di un testo sui vaccini obbligatori da portare al Consiglio dei ministri di venerdì. Il premier stempera i toni e riporta il sereno grazie alla ‘parola magica’ collegialità. “Varare il decreto entro la prossima settimana”: è l’obiettivo indicato anche dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin al termine della riunione del Consiglio dei ministri di oggi. “Come annunciato, ho presentato all’attenzione del Cdm il testo base di decreto legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio”, ha spiegato. E Lorenzin sottolinea: “Diamo tutti insieme una risposta concreta alla popolazione per la tutela della loro salute, dei loro figli e delle famiglie a fronte del drammatico calo della copertura vaccinale”. A parole, è stata trovata una mediazione tra diritto alla salute e diritto all’istruzione. Nei fatti, ha sostanzialmente prevalso la linea Fedeli. Il tanto atteso decreto sull’obbligo dei vaccini vede finalmente la luce: il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al testo ponendo fine al braccio di ferro tra il ministero dell’Istruzione e quello della Salute. “C’è soddisfazione da parte di tutti”, dicono dalla cerchia della titolare del Miur Valeria Fedeli. Soddisfazione maggiore, certo, a Viale Trastevere: il decreto prevede l’obbligo delle vaccinazioni per asili e materne, quindi per i bambini da zero a sei anni, pena l’esclusione del minore. Per le scuole elementari e medie, invece, sono previste sanzioni fino a 7500 euro per i genitori. Cifre non irrisorie, proprio come aveva chiesto la ministra dell’Istruzione, sollevando però le critiche di gran parte della comunità scientifica e, soprattutto, innescando uno scontro con il ministero della Salute. Approvazione del decreto legge sull’obbligo dei vaccini ha detto che “Non si tratta di emergenza ma di una  preoccupazione alla quale intendiamo rispondere. Ringrazio Lorenzin, Fedeli e Boschi, che hanno lavorato in questi giorni per arrivare alla definizione del decreto. Penso sia una scelta importante, che qualifica l’attività del governo nel campo della protezione della salute”. Si è scelto di adottare un decreto sui vaccini “perché ci troviamo di fronte alla constatazione del fatto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi soprattutto negli ultimi mesi di comportamenti e teorie antiscientifiche ha provocato un abbassamento dei livelli di protezione dal punto di vista dei vaccini. Non si tratta di uno stato di emergenza ma di una preoccupazione alla quale il governo intende rispondere”, ha detto Gentiloni che poi ha spiegato: “Il decreto contiene alcune decisioni fondamentali: rende obbligatorie una serie di vaccini che finora erano stati semplicemente raccomandati. Tra questi ci sono vaccini importanti come contro il morbillo e la meningite che diventeranno obbligatori, attraverso modalita’ transitorie per consentire alle famiglie di adeguarsi gradualmente”.

Carlo Calenda (6), ministro dello Sviluppo Economico. I lavoratori di Alitalia hanno bocciato con il 67% dei No l’accordo stipulato da azienda e sindacati sul tavolo del governo che avrebbe dato il via a un piano quinquennale fatto di tagli agli stipendi per chi vola (fino a sfiorare il 20%, con una media dell’8%), tagli ai permessi (102 annui), cigs e nuovi assunti con contratto d’ingresso a livello low cost. In realtà, un progetto che avrebbe puntato a mettere in sicurezza i conti nei prossimi tre anni prima della cessione della compagnia ristrutturata a Lufthansa. Sottoposto a referendum a Roma, Milano e sedi periferiche, l’accordo è stato sonoramente rispedito al mittente dai dipendenti. Con un’affluenza altissima alle urne Alitalia: oltre il 90 per cento degli aventi diritto è andato a votare, per 10.101 dipendenti sugli oltre 11mila. I no sono 6816.  Sono Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari i tre commissari scelti dal Ministero dello Sviluppo Economico per gestire l’amministrazione straordinaria di Alitalia. Gubitosi si occuperà della gestione dell’azienda, Laghi dei rapporti con il Governo e della parte legale. Paleari, indicato dal Ministero dei trasporti, è professore universitario ed esperto di trasporto aereo, nonché presidente di Human Technopole. L’assemblea dei soci e il consiglio di amministrazione di Alitalia hanno avviato la richiesta di amministrazione straordinaria della compagnia e il ministero dello Sviluppo economico ha nominato i tre commissari, facendo sapere quale sarà la risorsa massima disponibile. Questi 600 milioni” di prestito ponte da parte dello Stato “sono il massimo che oggi sia possibile prevedere e fare”. Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda al termine del cdm, spiegando che il mandato ai commissari è “molto chiaro: nel giro breve tempo dovranno aprire a potenziali acquirenti, cercando da un lato di avere servizi, rotte e personale in un regime il più possibile di garanzia e dall’altro di far spendere meno possibile soldi pubblici”. Il CdM, su proposta del Ministro Calenda, ha deliberato la concessione in esclusiva alla RAI, per una durata decennale a decorrere dal 30 aprile 2017, dell’esercizio del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale sull’intero territorio nazionale, approvando contestualmente l’annesso schema di convenzione, recante le condizioni e le modalità di tale esercizio, che sarà successivamente stipulata tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria. Il Senato approva con fiducia (158 sì, 110 no e 1 astenuto) il disegno di legge sulla concorrenza. Quasi due anni e un iter parlamentare travagliato, la cui conclusione è a un passo dal traguardo. Il Senato ha votato oggi la fiducia con 158 sì sul disegno di legge annuale per la concorrenza e l’apertura dei mercati, dopo essere stato approvato dalla Camera il 7 ottobre 2015. Il ddl, che contiene norme in materia di assicurazioni, banche, energia, fondi pensione, carburanti, trasporti, comunicazioni, professioni e servizi sanitari, è approdato ieri in Aula per la discussione generale.

Giuliano Poletti (6), ministro del Lavoro. Incontro a Palazzo Chigi in cui hanno preso parte il premier Paolo Gentiloni, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano e i capigruppo Pd di Camera e Senato Ettore Rosato e Luigi Zanda su un decreto legge per evitare il referendum sui voucher. Via libera del Consiglio dei ministri al decreto che cancella completamente i voucher. L’effetto però non sarà immediato, infatti, è stata prevista una fase transitoria «per evitare impatti negativi», in pratica dall’entrata in vigore del decreto chi ha comperato i buoni lavoro potrà utilizzarli sino alla fine dell’anno. Dal 2018 poi saranno aboliti del tutto. In parallelo il cdm ha ripristinato anche la responsabilità solidale negli appalti, altra questione finita nel mirino della Cgil . In questo modo il referendum convocato per il 28 maggio è completamente superato ed il governo può tirare un sospiro di sollievo. Il Codice dei contratti pubblici è costituito da 131 articoli che introducono, dal punto di vista numerico le seguenti modifiche al Codice dei contatti di cui al d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50: viene sostituita la rubrica nella più breve e semplice di “Codice dei contratti pubblici”; sono apportate modifiche a 128 dei 220 articoli; sono effettuate nei 128 articoli quasi 450 modifiche con una media di oltre 3 ad articolo; è abrogato 1 articolo (207); vengono inseriti 2 nuovi articoli (17-bis e 113-bis); sono inseriti oltre 60 nuovi commi e vengono abrogati oltre 10 commi. Il Senato approva definitivamente (con 158 sì, 9 no e 45 astenuti) il ddl sul lavoro autonomo che prevede, per professionisti e partite Iva maggiori tutele sui pagamenti e in caso di malattie e infortuni, l’indennità strutturale di disoccupazione per i collaboratori, il riconoscimento dell’indennità di maternità per le lavoratrici, a prescindere dall’astensione dal lavoro e la partecipazione ai bandi di gara e agli appalti pubblici. La legge introduce misure dedicate allo smart working per il lavoratore autonomo. Il CdM su proposta del Ministro Poletti, ha approvato, in esame preliminare, tre decreti legislativi di attuazione della legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n. 106); i decreti prevedono inoltre un un nuovo codice del Terzo settore e l’istituzione del “cinque per mille” dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef).

Paolo Gentiloni (6), presindente del Consiglio dei ministri. I punti d’intesa raggiunti nel memorandum firmato a Palazzo Chigi dal premier Paolo Gentiloni e l’Alleanza contro le povertà riguardano i criteri per determinare l’accesso dei beneficiari della misura, i criteri per stabilire l’importo del beneficio, i meccanismi per evitare che si crei un disincentivo economico alla ricerca di occupazione, l’attivazione di una linea di finanziamento strutturale per i servizi alla persona, il finanziamento dei servizi, l’individuazione di una struttura nazionale permanente che affianchi le amministrazioni territoriali competenti, la definizione di un piano operativo per la realizzazione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa. Il Memorandum costituisce un momento di condivisione del percorso intrapreso dal governo nella lotta alla povertà con l’introduzione di una misura strutturale. I sette leader del G7 hanno firmato la dichiarazione contro il terrorismo. “E’ un forte messaggio di amicizia, vicinanza e solidarietà alla Gran Bretagna” dopo quello che è accaduto nei giorni scorsi a Manchester, ha detto il premier Paolo Gentiloni. La premier britannica Theresa May ha ringraziato gli alleati per il sostegno: “Credo sia importante dimostrare questa determinazione di tutti i paesi per combattere il terrore”. Resta invece sospesa la questione dell’accordo di Parigi sul clima “rispetto al quale il presidente Trump ha in corso una riflessione interna di cui gli altri paesi hanno preso atto”, ha spiegato Gentiloni. La posizione di Macron è quella di essere esigente e convincente con Trump, ma non al prezzo di un indebolimento dell’accordo di Parigi, fa sapere l’Eliseo. Trump vuole prendere la “giusta decisione” sulla questione, affermano fonti della Casa Bianca. Incontro bilaterale a Sochi tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il premier italiano, Paolo Gentiloni. Il leader russo ha definito “significativi e produttivi” i colloqui con i presidente del Consiglio, che, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza di “trovare punti comuni” con la Russia “per risolvere le crisi internazionali”, rilanciando così – a 10 giorni di Taormina – il ruolo dell’Italia come ponte tra Mosca e la comunità internazionale. In primo piano sul tavolo del bilaterale di Sochi c’è stato il tema del potenziamento della cooperazione economico-commerciale bilaterale, sullo sfondo di segnali di ripresa decisa dell’interscambio (quasi +30% nei primi due mesi del 2017). Alla presenza di Putin e Gentiloni sono stati firmati sei accordi, con protagonista il settore dell’oil & gas.

Maria Elena Boschi (5 1/2),  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e delle Pari Opportunità. Maria Elena Boschi ha partecipato al convegno “Rigenerare le periferie: innovare le città. Dal bando alla strategia”. Nel corso dell’incontro, Boschi ha annunciato l’arrivo di oltre 2 miliardi di euro di fondi pubblici, che sviluppano un investimento complessivo di quasi 4 miliardi, per realizzare 120 progetti che si fondano su oltre 2mila interventi, nei più diversi ambiti. Sono alcuni dei numeri del bando delle periferie, il programma straordinario di interventi per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane (13 su 14 quelle che hanno partecipato) e dei Comuni capoluoghi di provincia. I progetti finanziati con il bando sono diffusi su tutto il territorio nazionale: l’investimento totale ammonta a 2 miliardi e 61 milioni, ai quali si somma la componente comunale (435 milioni) e quella privata (900 milioni). A Bergamo il bando porterà ben 18 milioni di euro entro il 2017: diversi progetti sono già stati approvati e in autunno partirà la maggioranza degli interventi previsti nel piano “Legami Urbani” del Comune di Bergamo. oltre 40 interventi che sono stati premiati con il 5o posto assoluto (su 120 proponenti) nel bando nazionale di finanziamento. Bergamo è nel novero delle prime 24 città ad essere finanziate, grazie al primo stanziamento di 500 milioni del 2016. “Le periferie – ha sottolineato nel suo intervento al convegno il sindaco di Bergamo Giorgio Gori -sono oggi una sfida per le nostre città. Saranno il centro della nostra attenzione perchè rappresentano il futuro. E’ necessario però un ripensamento non solo sulle periferie in sè, ma sull’intero sistema di welfare e coesione sociale. Il bando, che anche a Bergamo consentirà un importante intervento in questo senso, pone tutte le premesse necessarie per il raggiungimento di questo obiettivo”. I provvedimenti per lo stanziamento dei 1.600 milioni necessari per completare il finanziamento di tutti i progetti presentati sul bando delle periferie dovrebbero essere liberati entro pochi giorni – ha spiegato Maria Elena Boschi -. La delibera Cipe ed il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, che ammontano a 800 milioni ciascuno, sono al vaglio della Corte dei Conti, e confidiamo che possano essere liberati entro poche ore”.

Claudio De Vincenti (5), ministro alla Coesione sociale e del mezzogiorno. Il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri «si innesta sull’impianto che il Governo Gentiloni, in continuità con il Governo Renzi, si è dato per sostenere la ripresa che ha cominciato a manifestarsi dal 2015 nel Mezzogiorno e che ha bisogno di accelerare e di consolidarsi». Lo dice il ministro per la Coesione e il Sud, Claudio De Vincenti che, intervistato dal Sole 24 Ore, ne illustra le principali misure. In primo luogo quelle rivolte «ai giovani meridionali affinché chi ha idee per mettere su attività d’impresa lo possa fare anche se non dispone di mezzi propri, redditi, terre o beni suoi o della sua famiglia», come ‘Resto al Sud’, che assegna una dotazione per un progetto d’impresa di 40mila euro, di cui il 35% a fondo perduto: «Vi abbiamo dedicato 1 miliardo e 300 milioni che nell’arco da qui al 2020 possono sostenere 100.000 nuove iniziative». Inoltre, con le ‘Zone economiche specialì arriveranno benefici fiscali. «Finora – spiega il ministro – abbiamo ricevuto due proposte, quella di Gioia Tauro da parte della Regione Calabria e quella di Napoli-Salerno da parte della Campania: sono due proposte di grande interesse e positività», «il credito di imposta esistente per il Sud viene prolungato e il plafond che oggi è di 15 milioni è ampliato a 50. Le Regioni, poi, potranno prevedere ulteriori incentivi». Il terzo capitolo riguarda le semplificazioni per gli investimenti pubblici e privati.

Luca Lotti (5), ministro dello Sport con delega all’editoria. Con 161 no e 52 sì, il Senato respinge la mozione di sfiducia a Luca Lotti, presentata da M5S con l’obiettivo di far dimettere il ministro dello Sport per la vicenda Consip denunciando “il sistema Renzi”.  Il fedelissimo dell’ex premier, in aula insieme a numerosi ministri del governo, respinge “con determinazione” tutte le accuse, nega di “aver rivelato segreti” e denuncia la strumentalizzazione di chi lo usa “per liquidare la stagione riformista” renziana. Una difesa che ottiene il sostegno della maggioranza, a parte i bersaniani che non partecipano al voto, e la “neutralità” garantista di Fi che rinuncia al voto. Solitamente schivo, lontano da riflettori e interviste, Lotti supera la sua natura per presentarsi, fogli in mano, nell’aula di Palazzo Madama. Un discorso di poco più di dieci minuti per respingere “la gogna mediatica” e attaccare “il garantismo ad intermittenza” dei grillini. Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che contiene le nuove regole per la distribuzione dei contributi diretti all’editoria, cioè i fondi con cui il governo finanzia alcune categorie di giornali. La novità più importante è che i fondi non potranno più essere ricevuto da «imprese editrici di organi d’informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali». Tramite alcuni meccanismi, il nuovo sistema di distribuzione cercherà anche di incentivare il passaggio al digitale: per esempio potranno ricevere il finanziamento solo le imprese che pubblicheranno un’edizione digitale, oltre a quella cartacea, del loro periodico. Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che prevede la revisione della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Gli obiettivi del provvedimento vanno dalla riduzione dei costi all’aumento dell’efficienza, autorevolezza e rilievo dell’Organo istituzionale.

Graziano Delrio (4 1/2), ministro delle Infratrutture e dei Trasporti. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha incontrato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Nel pomeriggio, il dialogo a Palazzo Chigi sul piano Napoli e i numerosi impegni strategici assunti sulla città dal governo insieme con Palazzo San Giacomo. Bagnoli, abbattimento delle Vele di Scampia, centro storico, sicurezza. Dopo aver incontrato il premier, de Magistris ha avuto una riunione operativa con Delrio. Nel colloquio, informa una nota del Comune, “il primo cittadino ed il Ministro hanno discusso di trasporto pubblico e del porto e di tutti gli adempimenti necessari a garantire la chiusura di tutti i cantieri della Metropolitana”. “Siamo allo sprint finale – ha commentato de Magistris – per chiudere finalmente tutti i cantieri”. Sicurezza e ripresa economica sono i due temi che dominano l’inaugurazione dell’hub dell’alta velocità di Afragola, in provincia di Napoli, realizzata dall’archistar Zaha Hadid, scomparsa lo scorso anno. Ad inaugurare la “Porta del Sud” arriva il premier Gentiloni, a bordo di un Frecciarossa 1000 insieme con il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ai vertici di Fs, il presidente Gioia Ghezzi e l’ad Renato Mazzoncini. Ad accoglierlo nella nuova stazione tra gli altri, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo, con Claudia Cattani e Maurizio Gentile, presidente e ad di Rfi, Riccardo Maria Monti e Carlo Carganico, presidente e amministratore delegato di Italferr.

Angelino Alfano (4 1/2), ministro degli Esteri. A Roma si è tenuta un’assemblea nazionale del Nuovo Centrodestra, il partito politico fondato dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. Come già si sapeva, è stato annunciato il nuovo nome del partito: Alternativa Popolare. Oltre ad Alfano, all’assemblea c’erano i ministri Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa, Roberto Formigoni, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Lupi. Oltre al simbolo, un cuore giallo su uno sfondo blu, Alfano ha anche detto che lo slogan del nuovo partito sarà “Il coraggio di costruire. Insieme”. Era da tempo che Angelino Alfano pensava di cambiare nome al suo partito per adeguarsi ai nuovi tempi politici. Deve rimettersi in gioco dopo l’esperienza di governo con il Pd di Renzi e soprattutto prendere le distanze dal vecchio centrodestra dove è cresciuta la stella dei sovranisti Salvini e Meloni. E nell’incertezza di Berlusconi che vorrebbe rifare la vecchia Casa delle Libertà, il ministro degli Esteri ha deciso di fare intanto un passo oltre i vecchi steccati, cancellando il Nuovo centrodestra, che nacque dal distacco da Forza Italia, e fa nascere Alternativa popolare. Il CdM, su proposta del ministro Alfano, approva un disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo sulla protezione dell’ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, firmato a Monaco il 10/5/1976 ed emendato a Monaco il 27/11/2003. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo relativo alla protezione dell’ambiente marino e costiero di una zona del Mare Mediterraneo (RAMOGE), tra Italia, Francia e Principato di Monaco, firmato a Monaco il 10 maggio 1976 ed emendato a Monaco il 27 novembre 2003.

Roberta Pinotti (4 1/2), ministro della DifesaNon solo “Strade sicure”, ma anche piazze, concerti sicuri nell’estate italiana. Dopo i tragici eventi di Torino con la folla impazzita durante la finale di Champions League Juventus-Real Madrid, il ministro della Difesa Roberta Pinotti si dice disponibile a fornire militari per garantire la sicurezza dei grandi eventi estivi delle prossime settimane, “se il Viminale li chiederà”. E non sarebbe una novità: l’esercito è già stato utilizzato nelle manifestazioni del calibro di Expo a Milano e del Giubileo a Roma. I mesi estivi in Italia infatti saranno ricchi di appuntamenti: dagli U2 allo Stadio Olimpico di Roma con un doppio appuntamento a Lady Gaga al Mediolanum Forum di Milano. Vicinissimo a luglio il concerto record di Vasco Rossi al Modena Park che prevede la partecipazione di 220mila persone. Sarà questo il battesimo dell’iniziativa? “Ripeto, – ha risposto il ministro Pinotti da Chiavari, dove era in visita per illustrare le novità sul progetto del cyberpoligono e per sostenere la candidatura di Lino Cama a sindaco – spetterà al ministero degli Interni decidere, ma quello che posso dire è che anche per questa specifica manifestazione noi siamo pronti a organizzare un contingente nel giro di poco, pochissimo tempo. Lo abbiamo dimostrato, del resto, in ogni occasione in cui si è reso necessario utilizzare la missione ‘Strade sicure’ per appuntamenti specifici come Expo Milano, il Giubileo a Roma o il G7 a Taormina“.

Gianluca Galletti (4 1/2), ministro dell’Ambiente. Il Consiglio dei ministri ha deliberato le seguenti dichiarazioni dello stato di emergenza: -in conseguenza degli eccezionali eventi metereologici che si sono verificati nei giorni 15 e 16 luglio 2016 nei territori della provincia di Foggia e del Comune di Bisceglie (BT) e nei giorni dal 5 al 13 e 19 settembre 2016 nel territorio delle province di Bari, di Brindisi, di Foggia e di Lecce e del Comune di Margherita di Savoia; -in conseguenza della tromba d’aria e delle intense precipitazioni che si sono verificate il giorno 6 novembre 2016 nel territorio dei Comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma, Castelnuovo di Porto, Cerveteri, Fiumicino, Ladispoli, Morlupo, Roma e Sacrofano, in provincia di Roma. Donald Trump avrebbe deciso di sfilare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Galletti: “Gli altri non tornano indietro”. Sull’ipotesi di una possibile uscita degli Stati Uniti, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti non si sbilancia. “La posizione degli Usa non è ancora conosciuta”, ha detto il ministro, ribadendo che “sono già soddisfatto del messaggio che è venuto da Taormina: l’Italia, l’Europa e i Paesi del G7 non tornano indietro da Parigi, nonostante gli americani. E sono sicuro di un’altra cosa: saranno gli americani a non seguire Trump se Trump non seguirà Parigi, nel senso che l’economia – e l’economia americana l’ha capito bene – deve passare attraverso l’economia ambientale, perché l’economia circolare, con buone pratiche ambientali, sarà quella competitiva nella quarta rivoluzione industriale”.  Il CdM ha approvato, in esame definitivo, un regolamento, da attuarsi mediante decreto del Presidente della Repubblica, che semplifica la disciplina di gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell’art. 8 del ddl 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modifiche, dalla legge 11 novembre 2014, n.164. Il provvedimento definisce un quadro normativo di riferimento completo, coerente con la disciplina nazionale e comunitaria, assorbendo in un testo unico le disposizioni oggi vigenti che disciplinano la gestione e l’utilizzo delle terre e rocce da scavo. Il provvedimento, spiega il comunicato di Palazzo Chigi, “definisce un quadro normativo di riferimento completo, chiaro e coerente con la disciplina nazionale e comunitaria, assorbendo in un testo unico le numerose disposizioni oggi vigenti che disciplinano la gestione e l’utilizzo delle terre e rocce da scavo. Dichiarazione finale sottoscritta all’unanimità ai lavori del G7 dei ministri dell’Ambiente, iniziato ieri a Bologna. Tre i temi di discussione: rifiuti in mare (marine litter), riciclo ed economia circolare, tassazione ambientale ed eliminazione dei sussidi dannosi all’ambiente. Gli Stati Uniti, dopo la partenza anticipata ieri pomeriggio del direttore dell’agenzia federale per l’Ambiente Epa, Scott Pruitt, erano rappresentati da un funzionario dell’Epa di seconda fila, Jane Nishida. La presidenza italiana, affidata al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, è giunta a un documento comune fra i sette paesi. Dentro anche gli statunitensi, che ieri però avevano ribadito le loro profonde divergenze con gli altri sei paesi e l’Unione europea sull’Accordo di Parigi.

Valeria Fedeli (4), ministro dell’Istruzione. Scuole aperte anche d’estate. Il nuovo piano annunciato dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli alla Stampa, e sul quale i tecnici stanno già lavorando, punta a rivoluzionare l’intero sistema scolastico. “Centinaia di genitori mi hanno scritto per chiederle aiuto” spiega la ministra informando che la prima bozza della riforma dovrebbe essere presentata già dopo l’estate “in modo da essere annunciata ufficialmente all’inizio del prossimo anno scolastico”. Contro il piano della Fedeli si sono sollevati subito i sindacati dei professori. “Dal mio punto di vista – ha replicato alla Stampa il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi – la scuola non è un servizio assistenziale e sociale ma una funzione dello Stato molto precisa che attiene alla formazione degli studenti. La scuola forma i bambini, non li assiste”. E poi non tutti i genitori sarebbero d’accordo con la Fedeli. “Non vogliamo che le scuole diventino un parcheggio”, ha dichiarato sempre alla Stampa la presidente dell’Associazione italiana genitori (Age), Rosaria Danna. “Le scuole aperte d’estate, come accade in molti Paesi UE, hanno due presupposti irrinunciabili” spiega la deputata e responsabile scuola e università di Forza Italia, Elena Centemero. “Il primo è quello di modificare il nuovo contratto nazionale in modo tale che i costi non gravino sul bilancio dello Stato. Questo perché, ed è la seconda considerazione, la scuola estiva non deve comportare spese per le famiglie e gli alunni, se non quelle di iscrizione e del servizio mensa”.

Anna Finocchiaro (3 1/2), ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento. L’ufficio di presidenza della Camera ha approvato una proposta del Partito Democratico sui cosiddetti “vitalizi”: il testo prevede che gli ex deputati ancora titolari di vitalizio versino un contributo di solidarietà progressivo per i prossimi tre anni, a partire dal primo maggio. Gli ex deputati ancora titolari di vitalizio sono coloro che hanno cessato il mandato prima del 2011 e che non sono stati interessati dalla riforma che ha abolito i vitalizi e li ha sostituiti con una pensione calcolata con metodo contributivo mantenendo comunque alcune regole differenti rispetto a quelle vigenti per i lavoratori dipendenti. La proposta del PD prevede il versamento di un contributo che sarà del 10 per cento per i vitalizi da 70 mila a 80 mila euro, del 20 per cento da 80 mila a 90 mila euro, del 30 per cento da 90 mila a 100 mila euro e del 40 per cento per quelli superiori ai 100 mila euro annui. La proposta è temporanea perché così ha stabilito la Consulta in una passata occasione. Il prelievo progressivo dovrebbe portare a un risparmio di 2,5 milioni all’anno per le casse della Camera. La proposta del M5S intendeva parificare le pensioni parlamentari a quelle degli altri cittadini, ma non intervenendo sui vitalizi sopravvissuti alla riforma, perché per farlo servirebbe un voto parlamentare e non basterebbe una modifica del regolamento. Dopo il voto ci sono state delle proteste: i deputati del M5S hanno mostrato cartelli, urlato “vergogna” e hanno anche provato a fare irruzione nella sala della presidenza.

Enrico Costa (3), ministro degli Affari Regionali e Famiglia. E’ tornato in Riviera il ministro per gli Affari regionali Enrico Costa, questa volta a Riccione. Un incontro fortemente voluto dall’onorevole Sergio Pizzolante, relatore insieme all’On. Tiziano Arlotti della nuova Legge di riforma delle concessioni demaniali, per illustrare i contenuti della normativa a tutti gli operatori balneari della Perla Verde, all’incontro erano una trentina.  A fare gli onori di casa è il veterano Enzo Manzi, storico leader dei bagnini riccionesi.  Manzi invoca l’aiuto del ministro affinchè vengano date certezze per il lavoro  della categoria in nome di tanti sacrifici spesi.
“Gli enti locali si mettano a sistema – afferma il ministro Costa –  per determinare una disciplina organica”. Le linee guida concordate tengono conto del fatto che “una proroga indifferenziata è impossibile, bisogna valutare caso per caso. Ecco perché è necessario un periodo transitorio per ridisciplinare organicamente la materia”. E a chi lo ha accusato di essere antiliberale, risponde che “il vero liberale è quello che valorizza il merito e l’esperienza, e l’esperienza non si può comprare”. Si augura poi che il Parlamento rispetti i tempi, perché “non ci sarebbe nulla di peggio che aver lavorato e non concludere il discorso. Prima dell’estate la Camera deve licenziare il testo, che passerà successivamente al Senato”.

Annunci

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...