In seguito alla netta vittoria alle elezioni legislative rumene del dicembre 2016, il Partito Social Democratico (Psd) diede il via alle consultazioni interne per la scelta del primo ministro da proporre al presidente della repubblica Klaus Iohannis per la nomina del successore di Dacian Cioloș.
Poiché l’art.2 della legge 90/2001 vietava ai condannati in via definitiva per reati penali di far parte di un governo, il partito non poté proporre il segretario nazionale Liviu Dragnea, a causa della condanna per frode elettorale inflitta nei suoi confronti nell’aprile del 2016, riferita a irregolarità avvenute in occasione del Referendum presidenziale romeno del 2012.
Il 21 dicembre il partito propose la nomina dell’economista musulmana Sevil Shhaideh, ma questa fu rifiutata da Iohannis il 27 dicembre. Sevil Shhaideh, che sarebbe diventata la prima donna musulmana a ricoprire quella carica è stata rifiutata da Iohannis dopo “aver soppesato con attenzione i pro e i contro”. Il presidente non ha spiegato il perché del suo ‘no’. L’economista Sevil Shhaideh, 52 anni, ha una limitata esperienza politica, a parte un breve periodo come ministro per lo sviluppo regionale nel 2015. Iohannis ha chiesto al partito socialdemocratico, vincitore delle elezioni dell’11 dicembre, che aveva proposto Shhaideh, di fare un altro nome.
Fu sottoposta al vaglio presidenziale, quindi, la candidatura del quarantatreenne ex ministro delle comunicazioni del governo Ponta IV, già presidente del consiglio del distretto di Timiș, Sorin Grindeanu. Il 30 dicembre Iohannis confermò l’incarico, invitando il premier designato a formare la squadra di governo. Il 3 gennaio 2017 il segretario del PSD Liviu Dragnea annunciò la composizione del gabinetto, formato da 26 ministri (di cui 8 donne). Il nuovo governo ottenne il voto di fiducia del parlamento il 4 gennaio 2017 con 295 voti a favore e 133 voti contrari, con ben 61 preferenze in più rispetto a quelle richieste per l’investitura, grazie al voto favorevole, oltre che della maggioranza PSD-ALDE, anche dei parlamentari dell’Unione Democratica Magiara di Romania e delle altre minoranze. Il governo prestò giuramento nella stessa sera del 4 gennaio.
Nicușor Dan, leader del partito di opposizione Unione Salva Romania (USR), attaccò apertamente la scelta dei ministri, affermando che «Il criterio di selezione non è stato la competenza, bensì l’obbedienza al leader del partito», riferendosi criticamente alla posizione esterna rispetto all’esecutivo, ma politicamente dominante del segretario del PSD Liviu Dragnea. Un simile indirizzo fu sostenuto anche dal presidente della repubblica Klaus Iohannis che, a margine della cerimonia di investitura del governo, rivolse a Dragnea una critica ironica relativa alla presunta mancanza di preparazione dei membri del consiglio dei ministri: «Signor presidente Dragnea, abbiamo scoperto grazie alla tv che Lei è l’unico che conosce nel dettaglio il programma di governo. La prego di spiegarlo anche ai ministri».
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