Francia tra attentati e crisi politica

Francia tra attentati e crisi politica

Francia tra attentati e crisi politica
Francois Hollande

Il terrore colpisce ancora la Francia. Nel giorno della festa nazionale del 14 luglio, un camion si è scagliato sulla folla riunita a guardare i fuochi d’artificio sul lungomare di Nizza. Sparando e correndo all’impazzata a 80 km orari, ha lasciato a terra almeno 77 morti e oltre 100 feriti, 42 dei quali in condizioni critiche, secondo la Procura. Che non ha dubbi sulla matrice: “E’ stato un attentato”. L’inchiesta è stata affidata all’antiterrorismo. Per il momento non ci sono rivendicazioni, ma il Site ha fatto sapere che i sostenitori dell’Isis hanno “festeggiato il massacro”. I video con la gente terrorizzata che fugge hanno fatto il giro dei social. Così come le foto, con i teli blu a coprire i corpi delle vittime. “Il camion – è l’atroce racconto di un giornalista di Nice-Matin – guidava a zig-zag, per raggiungere il maggior numero di persone, come fossero birilli. E i corpi volavano in aria come birilli”. Che il bilancio sarebbe stato pesante si era capito sin dall’inizio. Il tir, all’interno del quale sono state trovate armi e granate, ha iniziato la sua folle corsa alle 22.30 ed ha percorso alla massima velocità “tutto il lungomare fino al centro, dove c’erano migliaia di persone per la serata di festa”, ha riferito un testimone. E l’autista, come hanno confermato le autorità, sparava sulla folla. La procura ha parlato subito di “bilancio pesante”. Prima di 30, poi addirittura di 60 morti e di un “numero enorme” di feriti. Poi la polizia è arrivata a 75 morti. Ma il bilancio sembra tragicamente destinato ad aumentare.

È stato sgozzato padre Jacques Hamel, 86 anni, il parroco della chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray, vicino a Rouen, preso in ostaggio questa mattina con due suore e due fedeli da due uomini armati di coltelli che poi sono stati uccisi dalle forze speciali della polizia. Entrambi gli assalitori, secondo fonti ben informate citate da Bfm-tv, erano francesi nati a Rouen. Il tragico bilancio è stato confermato da Pierre-Henry Brandet, portavoce del Ministero dell’Interno. Un ostaggio, gravemente ferito, fortunatamente non è più in pericolo di vita. Una persona è stata portata via in ambulanza, ferito anche un poliziotto. Il quartiere è stato isolato, la città vecchia resa inaccessibile. Poche ore dopo l’attentato la polizia ha arrestato una persona. Secondo alcuni media si tratterebbe di un minorenne. Nella chiesa, riferisce inoltre Bfm-tv, «sono stati ritrovati un dispositivo esplosivo e un’arma finta». L’Isis ha rivendicato l’attentato attraverso l’agenzia Amaq, parlando di un «attacco perpetrato da “due soldati” del califfato». Secondo una testimonianza i due uomini, definiti inizialmente “due squilibrati”, gridavano «Daesh, Daesh», Isis, Isis. Uno indossava la “chachia”, il caratteristico copricapo di lana portato dai musulmani, e aveva la barba. Le indagini sono state affidate alla procura antiterrorismo.

Il ministro dell’Economia francese, Emmanuel Macron ha lasciato l’incarico. Il presidente François Hollande ha accettato questo pomeriggio le dimissioni e ha nominato all’Economia l’attuale ministro delle Finanze, Michel Sapin che quindi cumulerà le due cariche. Macron ora si dedicherà a tempo pieno al suo movimento En marche! in vista delle elezioni presidenziali 2017. Elezioni che, se Macron dovesse vincere le primarie della sinistra, lo vedrebbero in corsa per sostituire lo stesso Hollande. Da mesi, le prese di posizione “liberal” del giovane ministro venivano accettate con sempre maggior difficoltà da Hollande e dal governo. Fino al dribbling della scorsa primavera: Macron aveva lanciato il 6 aprile il suo movimento politico, sei giorni dopo – nel primo comizio – aveva proclamato di volerlo condurre “fino al 2017 e fino alla vittoria”. Il Movimento di Macron è incentrata sullo slogan: “liberare” l’economia. E’ contrario alla settimana di 35 ore lavorative e alle tasse sulla ricchezza. Deputati e senatori sostenitori del rivale del primo ministro Manuel Valls e di Francois Hollande si sono dati appuntamento domani mattina all’Assemblea nazionale per discutere degli sviluppi. Le sue dimissioni, con l’eventuale inizio della campagna elettorale in vista delle primarie, aprono scenari nuovi per la situazione politica francese.

François Fillon, 62 anni, sbanca a sorpresa nel primo turno delle primarie del centro destra francese, staccando di oltre dieci punti il secondo, l’ormai ex campione dei sondaggi Alain Juppé e doppiando clamorosamente l’acciaccato Nicolas Sarkozy, l’ex presidente di cui per cinque anni fu il fedele primo ministro. Per colui che sognava di prendersi la rivincita su François Hollande dopo la sconfitta nelle presidenziali del 2012 sembra davvero finita. Ieri notte anche i suoi più acerrimi nemici gli hanno riconosciuto l’eleganza e il tatto della sua uscita di scena. «Non sono riuscito a convincere una maggioranza di elettori. Rispetto questa scelta. Mi congratulo con Fillon e Juppé, due personalità di grande spessore che fanno onore alla Francia», ha detto commosso Sarkozy, prima di annunciare il suo endorsement a favore di colui che per lunghi anni fu il suo vice a Matignon. «Fillon è colui che ha capito meglio di tutti le sfide che si presentano alla Francia. Voterò per lui al secondo turno». Il leone ferito dei neogollisti ha poi ringraziato i militanti, poi la moglie Carla Bruni e i figli. «È tempo per me di cominciare una vita con più passioni private e meno pubbliche».

Tra le grida di «Fillon président», il vincitore delle primarie della destra e del centro sale sul palco della Maison della Chimie, nel cuore del VII arrondissement di Parigi dove vive da anni. Il discorso del nuovo e inaspettato favorito nella corsa all’Eliseo è breve, impeccabile, senza sorprese: «La mia è una vittoria di fondo, basata sulle convinzioni. Da tre anni percorro la Francia e mi sono accorto di questa ondata che ha frantumato tutti gli scenari scritti in anticipo». François Fillon è stato tra i pochissimi in Francia a credere nelle sue chance di affermazione. Ora che ha travolto Juppé (66,5% contro 33,5%, secondo i dati definitivi), può concedersi l’eleganza di rivolgersi agli sconfitti. «Noi francesi dobbiamo reagire come non abbiamo mai fatto da trent’anni a questa parte. Difenderò i nostri valori e avrò bisogno i tutti: ho un pensiero particolare per Nicolas Sarkozy, e indirizzo a Juppé un messaggio di amicizia, stima e rispetto».

La Francia ha un nuovo primo ministro. Manuel Valls ha consegnato questa mattina le sue dimissioni per correre alle primarie socialiste, ed è Bernard Cazeneuve a prendere al suo posto le redini del governo. Già delegato agli Affari europei nel 2012 con il governo Ayrault, poi ministro dell’Interno con lo stesso Valls dall’aprile 2014, Cazeneuve passa ora da un ministero chiave alla poltrona di premier. A Beauveau subentra invece Bruno Le Roux, fino a oggi presidente del raggruppamento socialista all’Assemblea Nazionale. Uomo di governo. Comincia nel 2012 la sua avventura come membro del governo. Jean-Marc Ayrault, all’epoca primo ministro, affida a Laurent Fabius il ministero degli Affari esteri, ed è proprio Fabius a individuare in Cazeneuve il suo braccio destro. I due sono da sempre vicini politicamente, e a maggio 2012 l’allora sindaco viene promosso a ministro delegato agli Affari europei. Sostenitore sette anni prima del “no” al referendum per la Costituzione europea, Cazeneuve diviene “l’europeo” di Francia e veste i panni di difensore dei vincoli di bilancio di Bruxelles. Un anno dopo, diventa ministro delegato al Bilancio e finisce al centro di qualche polemica: si oppone a una tassazione “forte” sulle transazioni finanziarie.

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