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Raggi verso commissariamento dal Movimento

Raggi verso commissariamento dal Movimento

Virginia Raggi

Terminato tra le epurazioni e il tintinnar di manette il semestre del «raggio magico», si apre per Virginia Raggi l’era del commissariamento politico da parte dei vertici del Movimento. La prima partita da giocare è sulle nuove nomine: in ballo, per la sindaca di Roma, c’è un pezzo importante della sua autonomia. La poltrona più preziosa è quella del vicesindaco, lasciata libera da Daniele Frongia. L’indicazione di Beppe Grillo e Davide Casaleggio è chiara: «Va nominato Massimo Colomban». L’imprenditore trevigiano, vicino soprattutto a Casaleggio, è a Roma da settembre, chiamato a ricoprire il ruolo di assessore alle Partecipate e aiutare così Raggi ad uscire dalla prima crisi della sua amministrazione. Oggi, è ancora lui l’uomo di fiducia individuato dai piani alti del Movimento per impedire il naufragio. Ma Raggi punta i piedi. In mattinata contatta i consiglieri capitolini sulla chat interna. Poi, parla con Frongia, rimasto assessore allo Sport e quindi ancora in giunta, per studiare una strategia con la quale tentare di resistere. «Indiciamo una riunione con i consiglieri. Saranno loro a votare», viene deciso, «ma non ci deve essere nessun nome sul tavolo».

La scelta di opporsi alle scelte di Grillo e Casaleggio provoca forti nervosismi. «È uno scherzo?», sbotta incredulo il leader del Movimento una volta appresa la notizia. Raggi però non molla. Prende tempo, nel tentativo di aprire spiragli per la trattativa, mano al pallottoliere. La sindaca sente di avere ancora la maggioranza dei consiglieri dalla propria parte. In molti hanno apprezzato la difesa di Frongia e le restano vicini ma alcuni di loro non hanno intenzione di entrare in conflitto con i vertici. Dall’altra parte, Colomban piace a una decina di consiglieri che hanno sin dal principio sposato la linea dura di Grillo. Quello dei numeri, dunque, è un gioco rischioso. Raggi però resiste. Per sostituire il vicesindaco Daniele Frongia, suo ex braccio destro “dimissionato” dal Movimento, e l’assessore all’Ambiente Paola Muraro ha individuato Luca Bergamo e Pinuccia Montanari. Il primo, attuale assessore alla Crescita culturale, ricoprirà ora pure il ruolo di vicesindaco: nel curriculum politico, annovera una lunga esperienza maturata nel centrosinistra, a partire dagli anni in cui era sindaco di Roma Francesco Rutelli, e nel 2007-2008 è stato direttore generale dell’Agenzia nazionale per i giovani, su incarico dell’allora ministro per le Politiche giovanili Giovanna Melandri.

Ma non c’è solo il vicesindaco. Altra nomina delicata è quella del capo di Gabinetto, ruolo chiave rimasto scoperto dal 1 settembre. Una lunga assenza, e non è un caso. Come spiega un’autorevole fonte interna al Campidoglio, dopo le dimissioni di Carla Raineri, entrata in contrasto con i fedelissimi della sindaca (Raffaele Marra su tutti), è stato proprio il raggio magico a spingere perché si rimanesse in una sorta di limbo, in modo da poter gestire da dietro le quinte il Gabinetto della sindaca senza problemi. Ora, però, qualcuno andrà trovato. E per l’ufficio che fu di Marra, ex capo del dipartimento del Personale, si sta ragionando sul nome di Gabriella Acerbi, dirigente dal curriculum immacolato. Di più, dalle intercettazioni di Mafia Capitale, risulterebbe sgradita a Salvatore Buzzi. Perfetta per dare quel senso di «cambiamento» voluto da Grillo dopo il caso Marra. E sempre nel nome del cambiamento, il leader del M5s ha chiuso la porta ad un ritorno di Paola Muraro, l’ex assessore all’Ambiente indagata per reati ambientali. Poi, sarà il turno di nominare un capo della segreteria politica e i direttori generali di Atac e Ama.

Dal canto suo, dopo le nomine, la sindaca pare pronta a ripartire, lasciandosi alle spalle le tensioni di questi giorni. In mattinata, uscendo da casa, aveva ostentato tranquillità, ribattendo a chi le chiedeva se si sentisse commissariata: «Assolutamente no, mi sento ancora dentro il M5S… Se ricevo un avviso di garanzia? Valuterò».

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