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La pantomima del M5s sull’Italicum

La pantomima del M5s sull'Italicum

Beppe Grillo

Aveva tolto il nome dal simbolo, s’era defilato, il movimento fa da sé, uno vale uno e io solo lezzo o anche meno, ma a dare la linea è sempre lui, Beppe 5 Stelle: se a Roma e Torino faremo un miracolo amministrativo il merito sarà solo nostro, se invece le cose dovessero mettersi male (tipo monnezza per le strade, scontrini ballerini e cittadini delusi, come ai tempi del sindaco Marino) sappiate fin d’ora che ci sarà dietro un complotto. Mettere le mani avanti è la classica strategia delle opposizioni diventate troppo presto forze di governo.

Preso il Campidoglio, ora si tratta di capire che cosa farne, come farlo, e persino perché. Non stiamo parlando d’un partito tradizionale, del resto, con una storia dietro le spalle, con una sua cultura politica e un suo curriculum amministrativo. Stiamo parlando dell’antipartito che soltanto pochi mesi fa (a proposito di complotti) denunciava il complotto dei politici corrotti e ladri per passare la patata bollente del Campidoglio al Movimento 5 Stelle. Questo primo complotto è riuscito, e sapremo presto se avrà successo anche il complotto della monnezza. Ma intanto sbaglia, il Grande Dragone dell’M5S, ad intestarsi la vittoria, di cui solo pochi mesi fa, come strepitavano alcuni suoi seguaci, avrebbe fatto volentieri a meno. La Grillo e Casaleggio Associati non ha sbaragliato gli avversari col carisma dei leader e l’irresistibilità dei suoi programmi. Ha vinto a Roma e Torino, e ovunque abbia presentato uno dei suoi candidati naïf, perché anche gli elettori di centrodestra, come Massimo D’Alema nell’intervista a Repubblica, hanno  preferito «votare Lucifero» piuttosto una vittoria a rischio. Vuoi di protesta, vuoi «di cambiamento», come dice un Matteo Renzi mai così sotto choc, è lo stesso genere di vittoria che solo pochi anni fa, tra gli «ola» del centrosinistra convertiti alle liste civiche per finta, portò Ignazio Marino al Campidoglio, Ma proprio la parabola del povero Marino dimostra che partiti e antipartiti ci mettono poco a trasformarsi da soggetto della protesta populista in oggetto della medesima. Grillo e Associati, per prudenza, dovrebbero dunque evitare di lodarsi e imbrodarsi troppo: la stragrande maggioranza dei loro elettori sono elettori altrui, o elettori in libera uscita, e resteranno tali. Conviene diffidarne, perché gli elettori delusi e pazzianti non sono soltanto elettori che mai giureranno fedeltà a quest» o quel Grande Dragone, ma sono anche elettori imprevedibili, sui quali nessuno può fare conto troppo a lungo, come s’è visto spesso negli ultimi vent’anni.

Più che votare, diciamolo, questi elettori complottano contro il sistema. Di questo complotto ha beneficiato vent’anni fa Forza Italia, l’antipartito originario. Prima di Berlusconi, più in piccolo, ne aveva beneficiato il Senatùr. Anche Renzi, nel 2014, è stato miracolato dal complotto elettorale populista, che l’ha portato al 40 per cento dei consensi alle ultime europee. Oggi tocca al movimento. «L’aereo è decollato», dice il boss. Ai comandi, come sempre, non c’è un pilota in carne e ossa ma il pilota automatico (e forse peggio: il computer impazzito di 2001, odissea nello spazio). Gesù, aiutaci.

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