E’ i sfida decisiva, queli che segnerà il destino del governo e forse nche del parlamento. Matteo Renzi, presidente del consiglio e segretario del Pd, parla del referendum nel corso di una delicatissima riunione della direzione riunita in largo del Nazareno dopo la sostanziale sconfitta subita alle amministrative, che hanno registrato la conquista di Roma e Torino da parte dei sindaci a 5 Stelle. Un risultato negativo, che ha convinto buona parte della minoranza a rialzare la testa a e chiedere un passo indietro del segretario e soprattutto un cambiamento di rotta deciso nella linea politica e nella gestione del Pd. Ma Renzi, ieri, è stato netto nella difesa del proprio operato e soprattutto delle politiche del governo attaccate dalla sinistra perché non abbastanza attente, secondo le accuse, alla giustizia sociale. E anche sulle questioni interne al partito, il premier è stato chiaro: «Finché il segretario lo faccio io, le correnti non tornano a governare questo partito» .
Renzi, in particolare, ha sottolineato che non accetterà in alcun modo di essere sottoposto al bombardamento al quale sono sempre stati sottoposti i leader del Pd, a cominciare da Romano Prodi e Walter Veltroni, colpiti dal fuoco amico. «Basta con il vecchio vizio di attaccare il segretario senza avere una strategia alternativa», ha detto Renzi. «La stagione in cui qualcuno dall’alto della sua intelligenza si diverte ad abbattere i leader per me è finita», ha proseguito con chiara allusione alle interviste e alla dura opposizione annunciata da Massimo D’Alema «La stagione di chi usa la strategia del conte Ugolino per logorare chi sta alla guida del partito non funziona. Se volete i caminetti, prendete un altro segretario, io apro le finestre». Il doppio incarico? Lascio se un congresso lo decide II premier ha aggiunto, a proposito del doppio incarico di presidente del consiglio e segretario, che finora la sinistra del Pd si è limitata a sparargli contro, senza ricordare invece «le cose belle fatte dal Pd, non da noi». «Abbiamo dato l’idea di un continuo bombardamento al quartier generale.. Su quest» c’è bisogno di una grande chiarezza: se volete che lasci, non avete che da chiedere un congresso e vincerlo. Se volete dividere i due incarichi premier e segretario, non avete che da chiedere una modifica statutaria e farla approvare».
Durissima la reazione della minoranza, da Pier Luigi Bersani, che ha chiesto un cambiamento di rotta «altrimensti si va a sbattere», a Gianni Cuperlo, che ha attaccato: «Renzi deve fermarsi e cambiare rotta, altrimenti porterà la sinistra italiana a una sconfitta storica. Le amministrative dicono che non abbiamo sbagliato soltanto una campagna elettorale, questo può succedere. Dicono che abbiamo sbagliato il racconto del paese e quest» è un problema molto più serio. Se la parte più fragile della società perde la fiducia in noi tu puoi convincerti che il tuo racconto era comunque giusto e che si è spinto poco l’acceleratore ma quest» porta contro una parte. Bisogna cambiare, perché ci votano i quartieri del centro, meno gli altri». Analisi condivisa dall’ex capogruppo del Pd alla camera Roberto Speranza, «Dobbiamo stare sulle questioni sociali perché è lì la partita dei prossimi mesi», ha aggiunto Speranza. Che ha invitato il Pd a dare piena cittadinanza anche a chi sostiene la campagna referendaria per il no, e a non «trasformare il partito in un enorme comitato per il sì». Successivamente, nel tirare le conclusioni, Renzi ha attaccato ancora: «Se accendo la tv anch’io vedo sul Pd una gigantesca macumba quotidiana. Alcune reti parlano solo di noi e delle nostre presunte o vere divisioni, ma fuori di lì c’è un paese che se si rimette in moto, se sceglie la strada della semplicità, può essere la frontiera del cambiamento in Europa e nel mondo. Ho scommesso sul fatto che avrei cambiato la politica: a distanza di qualche anno non lo so se ci riuscirò fino in fondo, ma so che la politica non riuscirà a cambiare me. Al racconto di chi mi vede invischiato in un sistema di potere rispondo solamente che stiamo cercando di restituire una speranza all’Italia», ha concluso.
Certo è che Renzi, dopo il referendum, dovrà rivedere anche la legge elettorale, come ha chiesto chiaramente il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. «Io penso sia una prospettiva, e allora bisogna fare le scelte conseguenti a partire dalla legge elettorale rispetto alla quale ragionare sulla possibilità di far esistere le coalizioni», ha detto. «Questo non significa tornare ai 14 partiti dell’Unione. Ma se lo schema è Populisti contro Sistemici, bisogna allargare il campo qualcosa al nostro centro, e qualcosa alla nostra sinistra, sinistra di governo ovviamente. Così si «darebbe la possibilità di qualcosa di moderato nel centrodestra, con una destra che non sia solo risucchiata nell’estremismo».
A Renzi, che nel corso della sua relazione si è scagliato contro il reddto di cittadinanza, cioè contro il cavallo di battaglia del M5s. «Secondo il presidente del consiglio e il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il reddito di cittadinanza sarebbe un messaggio culturalmente devastante e una imbecillità», ha commentato Nunzia Catalfo, senatrice del M5S. «Allora tutti i governi europei che hanno introdotto il reddito di cittadinanza, secondo Renzi e De Luca, sarebbero imbecilli e culturalmente arretrati»?.
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