Sala vince le primarie milanesi con il 42%, oltre 20mila voti, otto punti sopra la vice di Pisapia Francesca Balzani, che arriva al 34%, mentre Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali e ala sinistra della truppa, si ferma al 23%. Il quarto incomodo, il direttore della Uisp Antonio Iannetta, all’1%. “Sono felice, responsabilizzato, la cosa più importante e’ che abbia vinto Milano. Da domani lavoreremo insieme”, questo il suo primo commento di Sala.
Al di là dei rimpianti per i due assessori di Pisapia, che insieme avrebbero vinto contro il manager voluto da Renzi, la vittoria è netta. E le congratulazioni del premier arrivano subito, insieme a un “In bocca al lupo”. Ma la vittoria non è certo travolgente. Dopo settimane passate a rivendicare i suoi successi in Expo, e a respingere l’immagine di candidato del “partito della nazione” (“Le primarie di Milano non sono un para-congresso del Pd”), ora Giuseppe Sala, 57 anni, si avvia verso la campagna per palazzo Marino con una certa serenità. “Mai dare io centrodestra per morto”; ha avvertito una settimana fa negli studi di In Mezz’ora. Ma è chiaro a tutti che la partita più difficile era quella di ieri e oggi: convincere l’elettorato di Pd, Sel e arancioni che lui può essere il successore di Pisapia, senza stravolgere quella che è stata un’esperienza amministrativa di successo. Sala ha atteso i risultati nel suo comitato elettorale, insieme a molti big renziani, da Giorgio Gori a Ivan Scalfarotto, Emanuele Fiano e il ministro Martina.
Non è stato facile, e infatti Sala, stimato manager nel settore pubblico e privato, per settimane ha ripetuto in ogni luogo di essere “di centrosinistra”, poi addirittura “di sinistra”, fino all’exploit nel comizio finale del 5 febbraio con la maglia del Che. Un crescendo che ha comportato anche uno smarcamento dall’esperienza a palazzo Marino con Letizia Moratti: “Con lei ho lavorato solo un anno ed ero un tecnico”. Vade retro a Berlusconi che l’ha dipinto come “un manager cresciuto con noi”. Il bacio della morte. Un crescendo a sinistra finalizzato a recuperare consensi dal duo gauchista Balzani-Majorino, sfidanti autorevoli e di esperienza ma non in grado di trovare un accordo tra loro per presentare un solo nome di sinistra contro il manager voluto dal Nazareno e sostenuto con forza dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. A sinistra si ripete la vecchia lezione “divisi si perde”, e del resto la spaccatura è profonda e tocca anche i rapporti personali: Majorino era in campo da luglio, e le primarie si devono anche alla sua tenacia (oltre a quella prioritaria di Pisapia), quando a Roma per mesi l’idea era candidare Sala senza neppure passare dai gazebo. Balzani è arrivata solo a dicembre, spinta da Pisapia, nella speranza che il giovane assessore – ritenuto meno competitivo dal sindaco uscente – alla fine facesse un passo indietro che non c’è stato. Rimpianti. Ma è chiaro che, totalizzando quasi il 60%, Balzani e Majorino non saranno spettatori silenti della vera campagna elettorale. Il patto di lealtà tra i tre sembra piuttosto consolidato, con la benedizione di Pisapia, e il manager è perfettamente consapevole che per portare alle urne a giugno anche gli elettori di sinistra ha bisogno del sostegno pieno dei due sfidanti.
Al teatro Elfo Puccini, dove il Pd milanese ha organizzato lo spoglio dei risultati, in serata sono arrivati tutti e quattro i competitor. Applausi per Sala, strette di mano, qualche lacrima degli arancioni. L’evento però è stato pensato proprio per dare l’idea di una coalizione che riparte unita. E, ad oggi, non si annunciano diserzioni a sinistra rispetto al candidato più indigesto. Se ci saranno, non saranno sponsorizzate da nessuno dei candidati, tantomeno da Pisapia. “Credo che questi dati possano dire che la mia proposta non è risultata marginale”, il commento a caldo di Majorino. “Il mio risultato è oltre le aspettative”, commenta Balzani, che subito parla di unità “per battere il centrodestra, che potrebbe riservarci colpi di scena”. Balzani esprime “rammarico” per il mancato accordo con Majorino: “Per vincere la sinistra deve restare unita, ricordiamocelo per le elezioni di giugno”. “I miracoli non si ripetono”, commenta Pisapia, riferendosi al suo exploit nel 2011. “Ora tutti uniti con Sala”.
Categorie:Centrosinistra, Politica locale












































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