
Divorzio breve è legge
L’aula della Camera ha approvato in seconda lettura e in via definitiva il disegno di legge che è ora pronto per essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e diventare legge. I voti favorevoli sono stati 398, i contrari 28, gli astenuti 6. A votare a favore insieme alla maggioranza (Pd, Area Popolare e Scelta Civica) sono stati anche Forza Italia (che ha sottolineato di avere lasciato libertà di scelta ai singoli deputati), Sel, Alternativa libera, Movimento 5 stelle. La Lega Nord, che si è invece dichiarata contraria, ha lasciato libertà di coscienza.
Per le richieste di divorzio “consensuale” serviranno 6 mesi, mentre lo scioglimento del matrimonio con ricorso al giudice necessiterà di un anno rispetto ai 3 fino ad ora necessari. Tra le novità la decorrenza del tempo: non partirà dalla prima udienza di fronte al presidente del tribunale, ma dal deposito della domanda di divorzio. Nuove indicazioni anche sull’affidamento dei figli e il loro mantenimento: la sentenza del giudice varrà anche dopo l’estinzione del processo, fino alla sostituzione da un altro provvedimento emesso per ricorso. Sono previste modifiche anche sul fronte della separazione dei beni. Il ddl prevede che la comunione venga meno già nel momento in cui il giudice autorizza la coppia a vivere separata. Il divorzio breve, come già menzionato, sarà operativo anche per i procedimenti in corso.
Alessia Morani (Pd), relatrice del ddl sul divorzio breve, ha espresso la sua soddisfazione su Twitter: “Il divorzio breve è legge. L’avevamo detto, l’abbiamo fatto. Questo Paese lo cambiamo davvero #cosefatte #cosegiuste #lavoltabuona”. Anche Luca D’Alessandro (Fi), co-relatore con Alessia Morani, ha commentato sul social: “Il divorzio è breve! Approvata definitivamente la legge. La politica dei fatti e non delle parole”. Matteo Renzi ha twittato: “Il #divorziobreve è legge. Un altro impegno mantenuto. Avanti, è #lavoltabuona”.
Il Pd è soddisfatto del risultato e Barbara Pollastrini ha scritto in una nota: “Il divorzio breve è legge dello Stato! Un passo importante nella civiltà del diritto, per il rispetto delle persone e della cultura del Paese”. Area popolare si è espressa positivamente sulla legge e Dorina Bianchi ha specificato in aula: “Ridurre i tempi per il divorzio è un atto importante, perché risponde in modo adeguato ad una richiesta della nostra società”. Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari Costituzionali, ha commentato: “Non è una scelta di leggerezza ma una scelta di responsabilità. Il divorzio breve è dunque una pagina di civiltà che ci incoraggia a proseguire sul cammino delle riforme che riguardano i diritti delle persone”.
Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, non è stata dello stesso parere: “Voto contro il ddl sul divorzio breve: no al matrimonio usa e getta soprattutto in presenza di figli. I bambini non sono un dettaglio: vanno tutelati sempre”. Giuseppe Marinello, presidente della commissione Ambiente del Senato (Ap) ha usato parole dure: “Con il divorzio breve il Parlamento oggi ha delegittimato e banalizzato il matrimonio tra uomo e donna, quasi rendendolo ridicolo. Se questa è civiltà, non posso che prendere le distanze da un provvedimento di legge di cui mi vergogno come parlamentare e come senatore del Nuovo Centrodestra”.
Famiglia Cristiana ha per ora commentato sul proprio sito la nuova legge sul divorzio breve: “Il Parlamento ha offerto una prova di forza trasversale a danno, ancora una volta, della famiglia. Ridurre il matrimonio a qualcosa di sempre più simile a un patto elastico di convivenza, che si può sciogliere in brevissimo tempo e con estrema facilità, è un pericolo per tutti a cominciare dai figli, le vere vittime di questi casi. A parole tutti i politici affermano di voler difendere la famiglia ma purtroppo si legifera in senso esattamente contrario come dimostra questa riforma”.
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Armonizzare al meglio le norme europee su separazioni, divorzi e decessi. Quest» l’obiettivo dei due regolamenti approvati ieri a larga maggioranza dall’Europarlamento (oltre 490 i voti favorevoli in entrambe i casi), e già approvati da 18 Paesi membri nell’ambito di una cooperazione rafforzata che vede protagonista anche l’Italia. I due provvedimenti riguardano in particolare le norme sulle proprietà delle coppie sposate e quelle o delle unioni civili, ove previste a livello nazionale. E puntano anche a facilitare il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze emesse in uno Stato membro e da applicare in un diverso Paese Oe. I regolamenti indicano anche i criteri da seguire per definire i Tribunali competenti a gestire casi di dispute sulla proprietà quando si tratta di divorzi, scioglimento di coppie di fatto e decessi. Obiettivo dell’Europarlamento è anche quello di porre fine al fenomeno dei procedimenti paralleli in diversi Stati membri, che costano all’Unione europea oltre un miliardo di euro l’anno. «Era giunto il momento di avere uno strumento normativo unico europeo per la gestione delle proprietà di coppie sposate o unite civilmente», ha commentato il relatore dei provvedimenti, l’europarlamentare francese Jean-Marie Cavada. «Da ora le coppie internazionali in tutte le loro forme riconosciute a livello civile potranno beneficiare di più certezza legale, migliore accesso alla giustizia e regole armonizzate che riguardano circa 16 milioni di coppie che vivono nell’Unione europea». L’Europarlamento ha comunque precisato che gli istituti del matrimonio e delle unioni civili rimarranno comunque di competenza degli Stati membri. Le nuove norme includono una serie di garanzie, per assicurare il rispetto delle leggi degli ordinamenti nazionali. Ad esempio nulla obbliga i Paesi aderenti alla cooperazione rafforzata in materia (Italia, Germania, Francia, Spagna, Svezia, Belgio, Grecia, Croazia, Slovenia, Portogallo, Malta, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Austria, Bulgaria, Finlandia e Cipro) a gestire casi legati a unioni civili, se non previste a livello nazionale. E la cooperazione rafforzata consente a qualsiasi Paese membro di aderire in qualsiasi momento, come è il caso dell’Estonia che si aggiungerà al gruppo di Stati aderenti dopo l’adozione definitiva dei regolamenti. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito Internet dell’Europarlamento,
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