Ultimamente i giudici cercano di decidere le cure dei pazienti al posto dei medici. E questo è davvero spaventoso. Mi riferiscono in particolare a Stamina, dove nonostante sia stato dimostrato che la cura di Vannoni non funziona ci sono giudici che, su richiesta dei parenti dei malati, ordinano che vengano fatte trasfusioni. Il Ministero della Giustizia ”non ha il potere di intervenire nel merito delle decisioni dell’autorità giudiziaria”. Lo ha detto il ministro Andrea Orlando, in audizione in Senato, in relazione alle ordinanze che autorizzano i trattamenti secondo il metodo Stamina: ”C’e’ libertà di interpretazione del giudice”, ha sottolineato. ”Sarà necessario attendere la relazione finale del Comitato scientifico per un inquadramento definitivo” della vicenda Stamina, ha affermato.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha già una volta sospesa la cura, poi fatta riavviare dai giudici. E’ necessario sentire le valutazioni del secondo comitato scentifico, per dare un giudizio definitivo sulla cura e agire di conseguenza. Secondo il primo comitato la cura era dannosa; ma il loro responso era stato annullato dai giudici perchè giudicati parte in causa con la terapia. Il secondo comitato èformato totalmente da ricercatori che non si sono occupati mai della cura a nessun livello, per la maggior parte stranieri.
Ora se la terapia non funziona potrebbe anche peggiorare la situazione del paziente e a quel punto non ci si potrebbe prendersela con i medici (come in condizioni normali è giusto che sia). Bene che vada si crea un effetto placebo in cui il paziente migliora semplicemente per la positività di chi gli sta attorno; ma quel miglioramento è sempre momentaneo e sopratutto non cura la malattia.
Categorie:Sanità












































Non ci sono i presupposti per l’avvio di una sperimentazione del metodo Stamina. A questa conclusione, secondo quanto si apprende, sarebbe giunto il Comitato di esperti nominato dal ministero della Salute. Il parere, già consegnato al ministero, è stato votato all’unanimità. Si tratta del secondo parere negativo di un comitato scientifico, dopo il primo pronunciamento – sospeso l’anno scorso dal Tar insieme ai componenti del comitato, alcuni dei quali giudicati non imparziali – sul metodo di utilizzo delle cellule staminali, ideato da Davide Vannoni, per la cura di varie patologie, tra cui malattie neurovegetative.
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