Il 27 novembre 2013 alle ore 17:43 è decaduto dalla carica di senatore della Repubblica italiana a causa della sua condanna per evasione fiscale. E’ stato condannato a 4 anni, ma granzie alla Legge Mastella, la pena si respinge a 9 mesi. Adesso si attende da una parte l’affidamento ai servizi sociali e dall’altra il conteggio effettivo della sua incandidabilità (due o tre anni). Se però ricevesse un’altra condanna sommerebbe alla nuova pena i quattro anni originari e non i nove mesi in quanto i benefici della Legge Mastella verrebbero meno. Nei giorni successivi ecco che la compagine di Forza Italia all’interno del governo Letta esce piano piano tutta; i pochi governativi dell’ex Pdl che non hanno aderito a Ncd. Il 29 il Sottosegretario alla Pubblica Amministrazione Gianfranco Micciché rassegna le dimissioni dal governo, segue il 30 il sottosegretario agli Affari Regionali Walter Ferrazza, il 3 dicembre il Viceministro agli Affari Esteri Bruno Archi e infine il sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Jole Santelli prende la sua decisione.
Lo scorso 8 dicembre si sono tenute le primarie del Partito Democratico che hanno visto 2.900.000 persone recarsi nei 9.000 gazebo/seggi per eleggere il nuovo segretario del partito, che doveva succedere a Gugliemo Epifani. La prima sorpresa è stata appunto la partecipazione, in quanto era stato dichiarato dai tre candidati che sotto i due milioni la partecipazione sarebbe stata considerata un flop (per la verità gli ultimi giorni credento il peggio l’asticella era stata abbassata a 1.500.000). Sorpresa anche per l’esito, non tanto per la vittoria di Matteo Renzi, ma per la distanza dal secondo classificato (68% contro il 18% di Cuperlo) e dal terzo (14% di Civati). Ora Renzi ha la necessità di realizzare quello che ha detto in campagna elettorale e cioè fare subito delle riforme tangibili perchè la gente che è inaspettatamente andata a votare è questo il mandato che ha dato a Renzi. Le primarie del Pd che hanno incoronato Matteo Renzi hanno provocato molti cambiamenti nel panorama politico italiano. Sopratutto nella velocizzazione dell’azione di governo. Matteo Renzi infatti ha assicurato a Enrico Letta di sostenere il suo governo almeno fino al 2015 (ma magari fino a fine legislatura nel 2018) con una sola condizione che però è tassativa: fare le riforme immediatamente. Ecco che immediatamente su pressione di Renzi sono teminari i batti e ribatti tra le due camere e tra i grupi parlamentari e per ordine del neo segretario pd la riforma di legge elettorale passa alla Camera dopo il Pd ha numeri più facili; mentre il resto delle riforme resta al Senato.
La legge elettorale passa alla Camera, la riforma costituzionale del bicameralismo partirà dal Senato. Matteo Renzi incassa il primo risultato politico della sua segreteria. Dopo la presa di posizione del suo Pd, i presidenti di Camera e Senato decidono di spostare la riforma del Porcellum da Palazzo Madama a Montecitorio. Tra i mugugni di mezzo governo. Perché alfaniani, montiani e popolari volevano continuare al Senato e hanno invece visto prevalere una maggioranza trasversale formata da Pd, Sel e anche M5S. Al momento il leader Ncd Angelino Alfano, si ragiona in ambienti a lui vicini, ha accolto con favore la decisione di oggi anche se non abbassa la guardia nei confronti di Matteo Renzi circa i contenuti della riforma. Tanto da far dire a Gaetano Quagliariello che senza una intesa il rischio di una crisi di governo potrebbe esserci.
Approvata con voto di fiducia la Legge di Stabilità per il 2014. La Camera con 350 voti favorevoli e 196 contrari ha dato il via libera alla norma che proroga l’Ecobonus sugli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, le detrazioni sulle ristrutturazioni e il bonus mobili. Ma non solo, perché la norma introduce un nuovo sistema di tassazione sulla casa. Il Senato approva (con 167 sì e 110 no) la Legge di Stabilità 2014, sulla cui approvazione il governo ha posto la questione di fiducia. Subito dopo il Senato approva (con 158 sì, 1 no e 1 astenuto) anche il ddl bilancio. L’esecutivo ottiene anche la fiducia della Camera sul testo modificato del decreto legge che contiene diversi interventi sulle finanze degli enti locali, a cominciare dalla gestione del debito di Roma capitale con 340 sì e 155 no.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto ‘milleproroghe’. La riunione è durata circa un’ora e mezza. Il pasticcio del salva Roma, con lo stop imposto alla vigilia di Natale dal capo dello Stato al governo, ha spostato l’attenzione dell’esecutivo su questo provvedimento. Sempre nella riunione odierna, il governo ha approvato una riorganizzazione dei fondi europei – che altrimenti sarebbero andati persi – per oltre sei miliardi di euro. Il presidente del Consiglio Enrico Letta, nel corso della conferenza stampa, ha chiarito che “il decreto è costruito con le proroghe essenziali, e accanto a questo si sono prese le norme essenziali del dl Salva Roma che abbiamo deciso di non portare a termine in Parlamento per l’eterogeneità che era venuta fuori”. Tra queste, “la materia fiscale, che ha a che fare col bilancio di Roma, e gli affitti d’oro”, ha spiegato Letta rimandando per i dettagli alla pubblicazione del comunicato ufficiale.
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