«Pier, non è che dobiamo essere d’accordo su tutto…», interrompe Dario Franceschini. «Però il Pd deve chiarire con Vendola l’equivoco su Monti, altrimenti è poco credibile: altro che piccole distinzioni, c’è un abisso tra voi e Sel», attacca Pier Ferdinando Casini. C’erano tutti gli ingredienti perché scorresse liscio ieri pomeriggio il dibattito, alla Festa nazionale del Pd, tra due ex avversari dc – forlaniano Casini, della scuola di Zaccagnini l’altro – ora insieme nell’alleanza Pd-Udc, per raccogliere nel 2013 l’eredità di Monti. Ma il leader “rosso” di Sel ci ha messo lo zampino, aprendo il fuoco dalla mattina: «Con Casini non si può governare il paese, senza Casini il fronte progressista prende più voti».
Così il Pd di Bersani si ritrova tra l’incudine e il martello. «Ci vuole chiarezza», chiede Vendola elencando alcuni punti fermi. Tanto per cominciare «le nostre politiche sono il contrario del montismo, dell’austerity, dei totem e tabù del liberismo». «Ci vuole chiarezza», chiede Casini, arrivando alla Festa di Reggio con pantaloni rossi, militanti Udc al seguito e i fedelissimi Enzo Carra e Renzo Lusetti. Esordisce dichiarando stima per il Pd perché ha avuto senso di responsabilità appoggiando Monti, però precisa: «Non sono tra noi solo rosee fiori».
Ecco il mazzo d’ortica: «Franceschini mi pare liquidatorio con il governo Monti e affrettato quando dice che con Vendola ci sono solo alcune cose che li dividono».
Insomma, il Pd si è liberato «finalmente» di Di Pietro, accorgendosi di quanto fosse incompatibile, ora rifletta anche sul rapporto con Vendola. Dalla platea qualche fischio a Casini, ma applausi quando dice: «Sul tema giustizia Di Pietro ha una visione addirittura corrosiva nei confronti del capo dello Stato… ». Bersani dalla Festa democratica di Torino rassicura Casini: «Il centrosinistra non è settario».
Però, promette: «Basta rigore, non si può vivere solo di pane e spread». Quindi, il governo del Professore è una parentesi? Franceschini risponde: «Il percorso del governo Monti è transitorio per ragione sociale, ma non ci sarà dopo nessuna cesura: ha posto le basi per il lavoro successivo». Non basta a Casini. Anche se «il montismo non è mutismo» – precisa il leader centrista, invitando l’esecutivo in questo scorcio di legislaturaa a far 2 o 3 cose e non il libro dei sogni – tuttavia Monti vale più di tutti. «Lo vedrei bene ovunque – afferma Casini – a Palazzo Chigi e al Quirinale. L’Italia non può rinunciare a una personalità come la suae il governo Monti non è una parentesi da cui si può tornare indietro come se nulla fosse».
Il “gauchista” Vendola è perciò un problema da risolvere, poiché «il tema Monti dopo Monti c’è ancora». Franceschini parla di «dichiarazione tattiche di Vendola, che pensa al consenso al proprio partito più che all’interesse del paese, che ha bisogno di un’alleanza larga». A rilanciare il leit motiv democratico anche Massimo D’Alema al Tg3: «È l’unica prospettiva realistica». Vendola sta nel campo dei progressisti, che si è peraltro ristretto «non potendo utilizzare pezzi di sinistra e la mina vagante di Di Pietro», spiega Franceschini con Casini accanto. Però per essere maggioranza nel paese ci vuole un’alleanza con l’Udc, anche un matrimonio di non lunga durata: un patto di legislatura e marciare divisi per colpire uniti. Casini, dal canto suo, dichiara l’amicizia per Bersani e non per il montiano Renzi («Prima di sostituire Monti con Renzi ci penserei due volte»).
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