Il Senato approva (con 274 sì, 14 no e 5 astenuti) il decreto sicurezza.
Il Mezzogiorno viene cancellato dalle priorità del nuovo Fondo per l’ innovazione tecnologica, istituito dal decreto sviluppo. Le commissioni Attività produttive e Finanze della Camera hanno infatti approvato un emendamento della Lega Nord che va in tal senso. Stop anche a un emendamento Pd per il credito d’ imposta per le assunzioni al Sud. Al momento di discutere l’ articolo del decreto (il 23) che trasforma il Fondo speciale rotativo per l’ innovazione tecnologica (FIT) nel Fondo per la crescita sostenibile, il relatore Raffaele Vignali (Pdl) e il governo hanno espresso parere positivo su due identici emendamenti di alcuni deputati della Lega Nord che eliminano la dicitura “in particolare del Mezzogiorno” dal comma.
Due settimane di tempo perché ciascun ministero metta a punto i dossier necessari a promuovere la crescita. Quelli illustrati per sommi capi nel lungo Consiglio dei ministri di ieri non sono sufficienti, poco esaustivi. Il presidente del Consiglio Monti dà così appuntamento al 24 agosto ai componenti del suo governo. Per quella data, idee, proposte e progetti dovranno essere definiti nei minimi dettagli. Partire da allora la «campagna d’ autunno» del governo tecnico, prima del rush finale. Il pallino della crescita e la seconda parte della spending review, in cima all’ agenda del premier per la ripresa. Monti presiede l’ ultima riunione protrattosi per cinque ore, prima del rompete le righe ferragostano. Da oggi, sei giorni di stop per lui, qualcuno in più per i colleghi. Ma con compiti a casa per le vacanze. Durante il lungo confronto tutti i ministri sono intervenuti per accennare alle iniziative ancora possibili. Tutto rimandato a fine mese. Si torna al lavoro venerdì 24, sempre che la situazione dei mercati non riservi sorprese. Eventualità che tuttavia nel governo, con le dovute cautele, si sentono di escludere. Un passo avanti concreto invece lo si è compiuto sul cosiddetto “golden power” destinato a introdurre una barriera antiscalate per le aziende ritenute strategiche per lo Stato. Sicurezza nazionale e difesa, i settori messi sotto la tutela del governo. Da Finmeccanica a Telecom, dall’ Eni all’ Enel alla Terna. La “golden share” ideata nel 1994 era stata bloccata dai vertici comunitari. Ora non più «partecipazione d’ oro» dello Stato, ma poteri speciali. Sebbene anche questo passaggio dovrà essere portato a compimento. Il decreto, infatti, è stato ieri sottoposto dal premier al Consiglio dei ministri «per informativa», per delimitare perimetro e contenuti dei poteri concessi dal governo già nel maggio scorso. Ora il provvedimento dovrà tornare a Palazzo Chigi per il varo definitivo dopo il parere del Consiglio di Stato. Ma già il Pdl, Laura Ravetto in testa, chiede all’ esecutivo di rivederei perimetri ed estendere la tutela ad altre aziende che rischiano di diventare «prede» di investitori stranieri. Ma il provvedimento che nelle ore successive ha scatenato la bagarre politica, generando una sollevazione dell’ intero fronte berlusconiano, è quello con il quale si è dato il via libera alla razionalizzazione degli uffici giudiziari. L’ originario taglio dei 37 tribunali «minori»è stato portato alla soglia dei 31. «Salvati» dalla lista nera altri sei in zone ad alto tasso di criminalità organizzata: Caltagirone e Sciacca in Sicilia, Castrovillari, Lamezia Terme e Paola in Calabria, Cassino nel Lazio. E questo perché, spiega il ministro Paola Severino, nella lotta alla mafia il governo «non intende in alcun modo arretrare nemmeno sul piano simbolico». Il capogruppo al Senato del Pdl, Gasparri, a testa bassa: «Guardasigilli da cacciare, penoso il suo operato». Taglio «incommentabile» per Enrico Costa, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera. Respinta le proposte di salvataggio di molte sedi Nord. «Non a caso», protesta anche il governatore leghista del Piemonte Roberto Cota.
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