La Camera approva (con 449 sì, 78 no e 11 astenuti) il decreto Milleproroghe 2012. Non più garantiti dalle norme della vecchia previdenza, ma già travolti dalla nuova: in Italia ci sono 60-70 mila lavoratori che rischiano di cadere nel «buco» che separa la loro vita lavorativa dall’ avvio della riforma Fornero. Dipendenti di grandi e piccole aziende che rischiano di restare appesi per anni senza lavoro e senza assegno pur avendo firmato – entro la fine del 2011 – un accordo che pensavano dovesse accompagnarli verso un’ «imminente pensione». Così rischia di non essere: il decreto Milleproroghe che oggi passa al varo definitivo della Camera e si appresta ad approdare al Senato prevede infatti che dalla nuova previdenza quella che già da quest’ anno aumenta l’ età pensionabile degli uomini e delle donne – siano esclusi solo i lavoratori che «hanno risolto il rapporto di lavoro» entro il 31/12/2011. Ciò vuol dire – se il decreto non subirà modifiche – che i lavoratori che hanno firmato accordi per una cassa integrazione straordinaria che li accompagni alla mobilità (il rapporto quindi non è ancora «risolto») restano agganciati al decreto «salva Italia». Finita la copertura degli ammortizzatori sociali andranno incontro ad un periodo (anche di sei anni) senza busta paga e senza pensione. Il rischio – secondo una stima di Domenico Proietti, segretario confederale Uil, sulla quale concordano anche Cisl e Uil – «riguarda dai 60- 70 mila lavoratori». Tante sono le grandi aziende che hanno firmato, entro la fine del 2011, accordi di ristrutturazione di questo genere (cassa integrazione e mobilità fino a quella che doveva essere la data d’ ingresso nella previdenza). Si va da Finmeccanica ad Alitalia, da Alenia a Agila, ma c’ è anche l’ accordo Fiat su Termini Imeresee quelli che accompagnano la crisi del Sulcis. C’ è Irisbus e c’ è Fincantieri (dove sono a rischio 700 lavoratori). Ci sono una miriade di piccole e medie aziende della chimica e dell’ edilizia, le banche e anche le Poste (la stima è di cinquemila dipendenti interessati). «Siamo all’ emergenza sociale» commenta Vera Lamonica, segeretario confederale della Cgil «assieme a Cisl e Uil abbiamo appena inviato una lettera ai parlamentari chiedendo di intervenire per fermare iniquitàe discriminazioni che avrebbero gravissime conseguenze». La formula varata dal Milleproroghe lascia infatti fuori ci ha accettato un accordo e si è visto cambiare le regole in corsa. «Per questo il passaggio al Senato deve dare la risposta strutturale che manca» dice Maurizio Petriccioli della Cisl. Dalle deroghe – recita la lettera inviata dai sindacati – «non possono essere esclusi i licenziamenti individualie collettivi avvenuti in assenza di accordi nonché i lavoratori, nella stessa condizione, peri qualiè iniziata, ma non si è conclusa la procedura di licenziamento». Se il testo non subirà modifiche a pagare le conseguenze saranno sia i lavoratori, che resteranno economicamente scoperti, che le aziende. «E’ chiaro che essendo variate le regole sulle quali ci eravamo basati per firmare gli accordi di ristrutturazione e i piani di esuberi, quelle intese non si potranno più considerare valide» spiega Rocco Palombella responsabile delle tute blu della Uil.
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