Parlamento

Il governo è salvo; ma per quanto?

Berlusconi ottiene la fiducia

Silvio Berlusconi

La Camera approva (con 316 sì e 301 no) la questione di fiducia posta dal Governo allo scopo di verificare la tenuta della maggioranza dopo l’incidente sul rendiconto. 

Dunque il governo è salvo. Ma è politicamente vivo? Questo aveva chiesto Napolitano a Berlusconi dopo il voto negativo sul rendiconto di bilancio: i numeri sono fondamentali, ma davanti all’evidenza di litigi continui nell’esecutivo, di tensioni nella maggioranza, di indecisioni patenti su misure fondamentali, il Premier è in condizione di garantire una tenuta politica del suo governo?

Berlusconi ha risposto con un voto di fiducia risicato e faticoso, dopo una mattinata di fibrillazioni, passata ad inseguire l’ultimo dei cosiddetti “Responsabili” sull’uscio della Camera. Ma non ha potuto rispondere alla vera questione, che riguarda la salute e la forza del suo ministero. Cioè la sua capacità di governare l’Italia, soprattutto in un momento difficile, con la fiducia da riconquistare nei mercati, nelle istituzioni internazionali e nella pubblica opinione.

La crisi latente che sovrasta Berlusconi – e purtroppo il Paese con lui – continua quindi dopo il voto, intatta. Il Premier vanta come una vittoria una fiducia mutilata, dopo aver perso altri pezzi per strada, affondando ogni giorno di più. Non c’è un significato politico, non c’è alcun valore ideale, non c’è più nessuna capacità d’amministrazione in questa avventura che s’incupisce mentre non sa finire.

Al punto in cui siamo, la fiducia non serve per governare, visto che il Premier non sa garantire né coesione né visione. Serve soltanto per comandare, per rimanere chiusi nel bunker del potere, per difendersi e attaccare. Rimanendo a Palazzo Chigi, il Premier non affronterà le emergenze che premono il Paese ma le sue personali urgenze, con la legge sulle intercettazioni e la prescrizione breve. Più che mai il Paese ha bisogno d’altro: e lo avrà.

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