La Corte Costituzionale dichiara incostituzionale la legge sul legittimo impedimento nel punto in cui impone al giudice di rimandare l’udienza qualora richiesto dal CdM, privando quindi il giudice di ogni potere discrezionale. La Consulta boccia parzialmente il legittimo impedimento. I quindici giudici della Corte Costituzionale, stando a quanto anticipato dall’Ansa, avrebbero posto diversi paletti alla legge nata come scudo che protegge il presidente del Consiglio e i ministri dai processi e che lo stesso Cavaliere ha fatto valere in tre procedimenti a suo carico (Mediatrade, Mills e Mediaset) con conseguenze sollevazione della questione di legittimità da parte dei magistrati Milanesi titolari dei fascicoli. In particolare, la Consulta avrebbe bocciato la certificazione di Palazzo Chigi sull’impedimento e l’obbligo per il giudice di rinviare l’udienza fino a sei mesi, dichiarando illegittimo il comma 4 dell’art.1 della legge 51 del 2010. I giudici avrebbero inoltre bocciato in parte il comma 3, affidando al giudice la valutazione del legittimo impedimento.
Si costituisce alla Camera il gruppo parlamentare Iniziativa Responsabile, che raccoglie 21 deputati provenienti dalle forze politiche minori che il 14 dicembre hanno sostenuto il governo in occasione della mozione di sfiducia (Noi Sud, I Popolari di Italia Domani, Azione Popolare, Movimento di Responsabilità Nazionale, Alleanza di Centro). Finisce in un mezzo naufragio il lancio alla Camera del nuovo gruppo parlamentare ‘Iniziativa responsabile’. Il nuovo schieramento chiamato a rafforzare la traballante maggioranza riesce a vedere infatti la luce solo grazie a un travaso di deputati direttamente dal Pdl e non incide quindi sul conto totale dei voti su cui potrà contare il governo a Montecitorio. “Siamo 22”, annuncia il capogruppo pro-tempore Luciano Sardelli all’inizio della conferenza stampa organizzata per presentare la nuova creatura immaginata come “terza gamba” dell’alleanza Pdl-Lega. Nel numero vengono però conteggiati anche i due ‘innesti’ dal Pdl, i deputati Mario Pepe e Vincenzo D’Anna e il deputato del Pid Calogero Mannino.
Se la conduzione di Annozero violava le regole il Direttore della RAI aveva il dovere e il diritto di sospenderla. Se non lo ha fatto vuol dire che non poteva e non doveva.A che pro Masi ha telefonato? 1) Per intimidire Santoro? 2) Perché Berlusconi gli ha detto telefona tu, che a me mi viene da ridere, come nella nota barzelletta 3) Per prendere le distanze da Santoro, prevedendo che Berlusconi gli avrebbe fatto il solito shampoo (del genere: “ho fatto quello che potevo…). Fatto sta che il Direttore Generale della RAI pagato da tutti noi profumatamente prima ha affermato una cosa, subito dopo se l’è rimangiata. E’ apparso a tutti gli ascoltatori che parlava col fiato grosso, come se avesse dovuto fare una cosa a cui era costretto. Lo immagino sudato, tremante, incerto di quello che doveva dire. Ma diamine per quanto lustrascarpe Berlusconi se ne poteva scegliere uno più capace di gestire la contraddizione. O no?
La Camera ha respinto la mozione di sfiducia a Sandro Bondi, con 314 no, 292 sì e due astenuti. Dopo che è stato proclamato il risultato dai banchi della maggioranza si è levato un applauso. I votanti sono stati 606 su 608 presenti.Sfuma così l’attacco di Pd, Idv e Terzo polo, tra le file dei quali si contavano comunque numerosi assenti. Almeno cinque deputati del Pd, giustificati, ai quali si sommano le assenze nel Terzo Polo già annunciate ieri. Come non bastasse, Bondi e la Svp avevano trovato un accordo sul monumento alla Vittoria e gli altri cosiddetti «relitti fascisti» in Alto Adige, sicché i due deputati altoatesini si sono astenuti sulla sfiducia.
La Giunta per le Autorizzazioni a procedere approva (con 11 sì e 10 no) la relazione Paniz (PdL) che nega la perquisizione nell’ufficio di Giuseppe Spinelli ragioniere del deputato e Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Rimanda quindi le carte alla Procura di Milano affermando che la competenza spetta al Tribunale dei ministri. Poco dopo la Giunta anche la Camera approva (con 315 sì, 298 no e nessun astenuto) tale relazione. La Camera ha approvato il parere della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio che proponeva di restituire gli atti con cui la procura di Milano ha chiesto di poter perquisire l’ufficio di Giuseppe Spinelli, amministratore privato di Silvio Berlusconi, nell’ambito dell’inchiesta sul caso Ruby. A favore hanno votato 315 deputati (Berlusconi era assente), i no sono stati 298, un astenuto (Luca Barbareschi di Fli, che poi dirà di averlo fatto per sbaglio). Il numero di 315 per la maggioranza era quello previsto: ai 314 voti ottenuti sul voto di fiducia il 14 dicembre si aggiunge il voto di Silvano Moffa che allora non partecipò al voto. “Per adesso si va avanti, i numeri sono buoni” commenta Umberto Bossi. “Ogni volta che provano a dare una spallata sbattono al muro e si fanno pure male” aggiunge il ministro della difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Nessuna sorpresa in Procura a Milano per la scelta dell’Aula. Scelta che non sposta i programmi del Procuratore della Repubblica Edomondo Bruti Liberati, degli aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e del pm Antonio Sangermano.
La Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale respinge (con 15 sì e 15 no) il quarto decreto attuativo del federalismo fiscale sul fisco municipale; determinante per il respingimento il voto contrario di Mario Baldassarri, esponente di Fli da poco passata all’opposizione. La Lega aveva avanzato l’idea di negare la fiducia al Governo se il provvedimento fosse stato bocciato, perciò in serata il Governo decide di ignorare il parere della Commissione, approvando il testo tramite il varo di un decreto legge. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, critica duramente la scelta, rifiutando di firmare il decreto e rinviandolo alle Camere.
Il presidente del consiglio poi ha inviato una lettera a Francesco Storace, che sabato a Milano ha riunito il Comitato centrale della Destra, annunciando che nel «completamento della squadra di governo» è pronto ad inserire un rappresentante del partito. «Mi sembra quindi opportuno – ha scritto Berlusconi nel messaggio – inserire nel completamento della squadra di governo che stiamo preparando, in rappresentanza de La Destra, un vostro rappresentante a testimonianza della nostra collaborazione». Dopodiché Storace ufficializza: «La Destra di Francesco Storace entrerà al governo con Nello Musumeci a cui verrà affidata una poltrona di sottosegretario» e lo annuncia, a margine del comitato centrale della formazione politica a Milano. «Entreremo al governo con un sottosegretario – sono state le sue parole – la mia indicazione è stata quella dell’onorevole Musumeci, nostro prestigiosissimo esponente siciliano».
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