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Napolitano boccia il federalismo Decreto irricevibile, governo scorretto

Napolitano boccia il federalismo Decreto irricevibile, governo scorretto

Giorgio Napolitano

La Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale respinge (con 15 sì e 15 no) il quarto decreto attuativo del federalismo fiscale sul fisco municipale; determinante per il respingimento il voto contrario di Mario Baldassarri, esponente di Fli da poco passata all’opposizione. La Lega aveva avanzato l’idea di negare la fiducia al Governo se il provvedimento fosse stato bocciato, perciò in serata il Governo decide di ignorare il parere della Commissione, approvando il testo tramite il varo di un decreto legge. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, critica duramente la scelta, rifiutando di firmare il decreto e rinviandolo alle Camere.

Una tegola pesantissima sulla testa di Berlusconi. Napolitano boccia il decreto federalista varato nottetempo a Palazzo Chigi. Rispedisce tutto indietro, anzi dichiara proprio «irricevibile» il provvedimento, e chiede al governo un nuovo passaggio del testo non solo davanti alle Camere ma anche di fronte la Conferenza unificata di comuni e regioni. Come a dire: il cammino del fisco municipale adesso deve in pratica ricominciare, per arrivare finalmente ad una «larga condivisione» che fin qui è saltata. Non basta. Nella lettera, molto dura, che il capo dello Stato spedisce a Silvio Berlusconi (e per conoscenza ai presidenti delle Camere), per spiegargli la sua decisione, c’ è una seconda bordata per il governo. Napolitano denuncia il colpo di mano di giovedì notte quando, «senza ordine del giorno e senza aver preventivamente informato il presidente della Repubblica», il Consiglio dei ministri si è riunito in fretta e furia per varare lo stesso il decreto. E tutto ciò «non giova al corretto svolgimento dei rapporti istituzionali». Uno sgarbo che provoca grande irritazione al Quirinale, visto soprattutto che appena il giorno prima Berlusconi aveva pubblicamente fatto proprio ed elogiato l’ appello ad evitare contrapposizioni lanciato da Napolitano a Bergamo. Insomma, una tempesta. Ma Berlusconi, da Bruxelles, minimizza: «Solo un fatto procedurale, andremo in aula». Tutto qua, una sola battuta. Bossi invece chiama subito il Colle. Il capo dello Stato gli riassume i motivi che lo hanno spinto a dire di no. Il leader leghista ascolta, e poi prende atto: «D’ accordo, il clima è troppo incandescente. Perciò siamo pronti a seguire le indicazioni del Quirinale e presentarci col testo alla Camera già la prossima settimana». Telefonata cordiale, si affretta a far sapere il Senatur anche all’ esterno, che non evoca lo spettro delle elezioni dopo lo stop del presidente della Repubblica. E il ministro Calderoli aggiunge: «Sul decreto andremo in aula ponendo la questione di fiducia. Ma Napolitano è al di sopra di ogni sospetto». Nel motivare il suo rifiuto ad emanare il decreto, Napolitano spiega che dopo il no della comNon informato Non giova ad un corretto svolgimento dei rapporti istituzionali la convocazione di una riunione del Governo senza la fissazione dell’ ordine del giorno e senza averne informato il Presidente missione Bicamerale il governo aveva «l’ obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari». Insomma, dato che la commissione non aveva concesso il via libera, solo attraverso il passaggio in aula il testo avrebbe potuto proseguire il cammino. Smontando in questo modo l’ argomento del Pdl: il pareggio nella Bicameralina equivale a un «non parere». Niente affatto, rileva Napolitano, a termini di regolamento si è trattato di una bocciatura vera e propria. E se si somma al previsto parere che invece non è arrivato dalla Conferenza unificata, ecco che il capo dello Stato è «costretto a non ricevere il decreto approvato dal governo, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza». Obiezioni procedurali, il presidente non entra nel merito del testo. Però sente « il dovere» di richiamare l’ attenzione del governo sulla necessità di un pieno coinvolgimento del Parlamento, delle regioni e degli enti locali «nel complesso procedimento di attuazione del federalismo fiscale». E qui, nella sua lettera, Napolitano ricorda i suoi tanti appelli Il mio dovere Sento il dovere di richiamare l’ attenzione del Governo sulla necessità di un pieno coinvolgimento del Parlamento, delle Regioni e degli Enti locali nell’ attuazione del federalismo fiscale alla condivisione e ad evitare gli strappi. Questa sarebbe stata la strada giusta per approvare il federalismo, «e di ciò ho avuto modo di dare più volte pubblicamente atto, ritenendolo il metodo più corretto ed utile per l’ attuazione di una così importante riforma costituzionale». Ma la condivisione è mancata, e a questo punto lo stop al decreto è diventato obbligato. Anche «per evitare una rottura sul piano procedimentale, per violazione di puntuali disposizioni della legge». Ovvero una prevedibile valanga di ricorsi alla Consulta

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