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Camera approva il ddl sul rifinanziamento delle missioni all’estero

Camera approva il ddl sul rifinanziamento delle missioni all'estero

Camera approva il ddl sul rifinanziamento delle missioni all’estero

La Camera approva (con 484 sì, 25 no e 11 astenuti) il ddl sul rifinanziamento delle missioni all’estero; contraria solo l’IdV.

In discussione oggi un decreto-legge che stanzia per il semestre già in corso, dal 10 luglio al 31 dicembre, la somma di oltre 700 milioni di euro e che disciplina – cito dal titolo completo del decreto-legge, questa volta – « interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace, di stabilizzazione e delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia »,

Riguardano, « 22 missioni in 20 diverse parti del mondo, per una presenza media di circa 8 mila militari impegnati quotidianamente ». Sono, quindi, 8 mila militari, senza contare il personale civile, senza uniforme, i diplomatici, i cooperatori e i tecnici.

Il nostro Paese è uno dei principali contributori delle Nazioni Unite e dell’Unione europea nelle missioni internazionali di pace e per la sicurezza.

L’Italia interviene in Afghanistan e nei Balcani, nel Libano e nel Corno d’Africa, al largo delle coste somale, ad Haiti e nel Caucaso. Ma nel decreto-legge le misure non sono organizzate in ragione delle aree di intervento e degli obiettivi integrati – civili, istituzionali, sociali e militari – perseguiti in ogni regione in collaborazione con i nostri alleati e secondo gli scenari, bensì sono organizzati secondo una logica amministrativa: cooperazione allo sviluppo da una parte, non importa dove (in Afghanistan e poi in Pakistan o in Somalia), e poi missioni delle Forze armate e di polizia dall’altra.

L’elenco delle aree di intervento sono 32, indicate nei commi dell’articolo 4:

  • in Afghanistan, per ISAF ed EUPOL, 365 milioni, quasi la metà delle somme stanziate, anzi, più della metà;
  • in Libano, per UNIFIL, 118 milioni; nei Balcani, per Multinational Specialized Unit, EULEX Kosovo, Security Force Training Plan (in Kosovo) e Joint Enterprise, 59 milioni;
  • in Bosnia-Erzegovina, per ALTHEA, 10,5 milioni; nel Mediterraneo, per Active Endeavour, 10 milioni;
  • a Hebron 600 mila euro; nel valico di Rafah 57 mila euro;
  • nel Darfur, per UNAMID, 128 mila euro;
  • nella Repubblica Democratica del Congo, per EUPOL, 200 mila euro;
  • a Cipro, per UNFICYP, 132 mila euro;
  • in Albania, per assistenza alle Forze armate, 80 mila euro;
  • in Georgia, per missione monitorag- gio UE, 800 mila euro;
  • in ordine al contrasto della pirateria in Somalia-Corno d’Africa, per Atalanta e Nato, 23 milioni;
  • in Iraq, per addestramento delle Forze di polizia in ambito Nato, 4 milioni di euro;
  • negli Emirati Arabi, per missioni in Afghanistan e Iraq, 12 milioni; ad Haiti, 5 milioni;
  • in Somalia, per nuova missione dell’UE, 800 mila euro;
  • e poi 25 milioni per trasporti e infrastrutture.

Ma questo elenco non è completo: compaiono ancora, in vario modo, con vari esperti (Guardia di finanza, Carabinieri, magistrati), ISAF, Kosovo, Albania, Palestina, Libia e infine una dotazione di 10 milioni all’Agenzia di informazione e sicurezza esterna, a protezione del personale delle Forze armate, impiegato nelle missioni internazionali.

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