Il primo ultimatum l’ha dato il Cavaliere. «Mi fai sempre il controcanto, basta remarmi contro…». Mentre Fini gli elencava gli «sgarbi» del Giornale, dello stesso premier o dei suoi fedelissimi, Silvio si è prodotto in uno dei più classici «o con me o contro di me» di un faccia a faccia che non prometteva trattati di pace. Rottura, quindi. Superabile o meno si vedrà nelle prossime 48 ore. Bocchino, che si è chiuso nello studio di Fini quando il premier ha lasciato Montecitorio, riporta ciò che il Presidente della Camera ha rinfacciato al Cavaliere: «Non è possibile che il co-fondatore e il co-leader del Pdl apprenda per ultimo di una bozza di riforma presentata in una cena tra canti e festeggiamenti per il figlio di Bossi e per Cota. Non è questo il metodo per costruire un grande partito…». «La Lega è un alleato strategico per le riforme», ha ribattuto Berlusconi.
Cerimonia di giuramento questa mattina al Quirinale per il nuovo ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, che prende il posto di Luca Zaia, eletto alla presidenza della Regione Veneto. Poco prima il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha ricevuto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Napolitano ha quindi firmato il decreto con il quale sono state accettate le dimissioni di Zaia ed è stato nominato ministro dell’Agricoltura l’ex governatore della giunta regionale di Venezia. Dopo la cerimonia Berlusconi e il nuovo ministro sono andati a palazzo Chigi per la riunione del Consiglio dei ministri.
Davanti ad un Berlusconi sempre più infastidito dalle sue parole, Fini, ha esordito così: “Non credo che la libertà di opinione possa rappresentare il venir meno alla lealtà all’interno del Pdl solo perché si danno indicazioni diverse da quelle che vanno per la maggiore”. Rimanda al mittente le accuse di “tradimento”, di “eresia”, di muoversi per “interessi personali”. Ricorda le “bastonature mediatiche ad opera di giornali proprietà di familiari del premier”. Tutte accuse che, da tempo, si sente rovesciare addosso dai media vicini al Cavaliere e dai molti fedelissimi del premier. Lui, e lo si capisce mentre parla, ha in mente un partito diverso dal Pdl di oggi. Che, dice chiaro, partito non è. Semmai è un’aggregazione dove vige il “centralismo carismatico”, dove non si discute, dove si creano situazione come la spaccatura in Sicilia. Dopo un’ora Fini conclude. Pochi gli applausi e frettolosa le stretta di manocon Berlusconi. Il premier scatta verso il microfono: “Dici cose senza granderilevanza politica e oggi hai cambiato totalmente posizione. Martedì mi hai detto di essere pentito di aver collaborato a fondare il Pdl e che volevi fare un gruppo parlamentare diverso”. Berlusconi è senza freni: “Delle cose che hai chiesto non avevo notizia, comunque ne discuteremo. Lascia stare la Sicilia che ci sono dentro i tuoi uomini e ti ho già detto che voglio vendere il Giornale”. Si arriva così al rush finale gettato in faccia a Fini tra gli applausi della sala: “Dici che sei supert partes? Per queso non sei venuto a piazza San Giovanni? Allora se vuoi fare politica lascia la presidenza della Camera”. Il presidente della Camera agita il dito e urla: “Che fai mi cacci?”.
«Vivo da 10 giorni una grande sofferenza. Ora devo difendermi e non posso più continuare a fare il Ministro», esordisce Claudio Scajola annunciando le dimissioni. Ora sarà compito del premier e del Consiglio dei ministri accettarle o meno. È infatti convinzione ferma a palazzo Chigi che non possano bastare indiscrezioni di stampa per interrompere le attività di cariche istituzionali. Nelle ultime ore, però, si sono fatte più insistenti le voci sui possibili successori: il più gettonato è il nome del vice di Scajola con delega alle comunicazioni, Paolo Romani. Ma si sarebbe detto disponibile anche Giancarlo Galan, appena insediato al ministero dell’agricoltura.
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