La Democrazia Cristiana, travolta dagli scandali corruttivi di Mani Pulite e scossa dalla fine della guerra fredda e dal venir meno del suo storico partito avversario, giunse al suo epilogo il 18 gennaio 1994. In quel giorno la Direzione Nazionale del partito dispose lo scioglimento della DC e la rifondazione del Partito Popolare Italiano. Una minoranza di esponenti dorotei, guidata da Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, rifiutò di aderire al rinato PPI e fondò, nel pomeriggio stesso, il Centro Cristiano Democratico (CCD).
Da lì a poco il CCD si schiera con il Polo di centrodestra: nel 1994 partecipa alle elezioni politiche nell’ambito delle coalizioni del Polo delle Libertà al nord e del Polo del Buon Governo al sud.
Il simbolo del CCD compare sulle schede elettorali per la parte maggioritaria della Camera dei deputati accanto a quelli degli altri partiti della coalizione, mentre, nella parte proporzionale, si presenta soltanto nella circoscrizione Molise (ove presenta, in due collegi, candidati concorrenti con quelli del Polo). Il CCD ottiene 27 deputati, di cui 6 eletti nelle file di Forza Italia (Pier Ferdinando Casini, Ombretta Fumagalli Carulli, Francesco D’Onofrio, Carlo Giovanardi, Luigi Nocera e Maretta Scoca); gli altri sono eletti come rappresentanti di coalizione nei collegi uninominali (7 con il Polo delle Libertà, 13 con il Polo del Buon Governo e 1, Mastella, con il sostegno di FI, CCD, UdC e PLD). Al Senato il CCD ottiene 12 seggi, 2 con il Polo delle Libertà (Claudio Bonansea e Giovanni Gei) e 10 con il Polo del Buon Governo.
Il CCD presenterà propri candidati all’interno delle liste di Forza Italia anche alle successive elezioni europee, in cui ottiene due seggi (lo stesso Casini e Alessandro Fontana). Nel 1995 aderirà al partito anche Enrico Ferri, eletto nelle file del PSDI e fondatore del movimento Socialdemocrazia Liberale Europea, federato al CCD.
Con 27 deputati e 12 senatori forma gruppi parlamentari autonomi e vota la fiducia al Governo Berlusconi I, nel quale sono ministri Mastella e D’Onofrio. Il governo però cadrà dopo pochi mesi a causa della sottrazione dell’appoggio da parte della Lega Nord.
Agli inizi del 1995 si costituisce un governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, al quale il CCD nega l’appoggio.
Alle elezioni regionali del 1995 il CCD decide di presentare liste autonome all’interno della coalizione di centrodestra.
Il risultato è confortante: il partito ottiene consiglieri in quasi tutte le regioni a statuto ordinario con una media nazionale di oltre il 4%, che al sud arriva a sfiorare e talvolta superare il 10%. Nel frattempo è entrato a fare parte del centrodestra anche un movimento originatosi da una scissione del PPI e che assumerà la denominazione di Cristiani Democratici Uniti. In ragione del comune passato democristiano, i due partiti intensificheranno sempre di più i loro rapporti, qualificandosi come le due componenti centriste della coalizione.
Cdu viene fondato il 23 luglio 1995 da una componente del Partito Popolare Italiano guidata da Rocco Buttiglione, segretario uscente del PPI. Buttiglione, favorevole ad un’alleanza di centrodestra con Berlusconi, fu sfiduciato dal Consiglio Nazionale del PPI: al termine di una lunga controversia, si è dovuti ricorrere alla magistratura, che ha assegnato a Buttiglione il simbolo storico della DC e al resto del partito guidato da Gerardo Bianco la denominazione di Partito Popolare Italiano.
Al momento della nascita dei CDU la carica di Presidente del Consiglio è ricoperta da Lamberto Dini, alla guida di un governo tecnico dopo che la Lega Nord aveva ritirato l’appoggio al Governo Berlusconi I. Si costituisce il gruppo parlamentare del CDU che si avvicina alle posizioni del già esistente CCD e a quelle della coalizione del Polo per le Libertà, seppur continuando a sostenere il Governo Dini.
Si svolgono le elezioni politiche del 1996: il CDU e Ccd costituiscno , unitamente a Forza Italia e AN e CCD, la coalizione del Polo per le Libertà, ponendo delle pregiudiziali su temi come droga e aborto quando Berlusconi decide di scendere a patti con Marco Pannella ed i Radicali per l’appoggio al governo in caso di vittoria. Per superare agevolmente lo sbarramento del 4%, CCD e CDU presentano liste comuni nella quota proporzionale della Camera, prendendo il 5,8% dei voti. La formazione ottiene 30 deputati (19 del CCD e 11 del CDU) e 25 senatori (15 del CCD e 10 del CDU).
Il Polo tuttavia perde le elezioni e viene costituito il governo dell’Ulivo con a capo Romano Prodi: il CDU e Il Ccd, insieme agli altri partiti del centrodestra, sono all’opposizione e costituiscono un gruppo parlamentare unico. Il 21 luglio 1996, il primo congresso del CDU conferma segretario Buttiglione ed elegge presidente Roberto Formigoni, eletto un anno prima presidente della Regione Lombardia.
Più tardi, nel febbraio 1997, si creano alcune tensioni fra le due componenti centriste. Alla Camera, i nove deputati del CDU divorziano dal CCD e aderiscono al gruppo parlamentare misto.
Un anno dopo, a febbraio 1998, è momento di scissioni nel CCD: Mastella abbandona il partito e fonda i Cristiani Democratici per la Repubblica (CDR) che poi aderiscono, con il CDU di Buttiglione, alla nuova formazione politica proposta da Francesco Cossiga, l’Unione Democratica per la Repubblica. Casini e il grosso del partito, contrari al contenitore UDR, rimangono al loro posto ribadendo la loro alleanza con Forza Italia e il Polo di centrodestra.
Dopo appena un mese dalla costituzione dell’UDR, comunque, Cossiga, ideatore e leader della formazione, decide di abbandonare il progetto e tutti gli aderenti.
Nel CDU, Formigoni, mai entusiasta dell’UDR, aspetta il Consiglio Nazionale del partito per chiedere la testa di Buttiglione. L’assise, però, con 66 voti contro 64, conferma la guida di Buttiglione.
Nel frattempo Cossiga torna sui suoi passi: propone agli orfani dell’UDR di costituire un gruppo parlamentare unico per essere alternativi alla sinistra e al Polo. Il progetto va in porto, l’UDR si dice pronto a votare per il Governo Prodi I in caso di problemi con Rifondazione. Formigoni è polemico: Adesso è chiaro cos’è l’UDR; è per dare sostegno a Prodi se non ci sono i voti di Bertinotti. Buttiglione farà da stampella all’Ulivo, a Prodi e alla sinistra. Buttiglione replica: Sono pronto con Cossiga ad appoggiare Prodi per il bene dell’Italia.
Il 4 giugno 1998, si consuma la rottura tra la linea di Buttiglione e quella di Formigoni, che esce dal partito e dà vita al movimento politico Cristiani Democratici per la Libertà, che dopo breve tempo aderisce a Forza Italia. Cinque giorni dopo, il 9 giugno 1998, l’UDR diventa un partito unico e Buttiglione ne è presidente. Il CDU, il 27 luglio si scioglie, trasformandosi in associazione politico-culturale.
Nell’ottobre 1998 è crisi per il Governo Prodi I. Rifondazione ritira il suo appoggio alla maggioranza: si va al voto di fiducia, Prodi viene battuto per un solo voto (313 no, 312 sì). In breve tempo, il centrosinistra indica Massimo D’Alema come probabile premier: l’UDR appoggia D’Alema che si presenta in Parlamento e ne raccoglie la fiducia (da qui la formazione del Governo D’Alema I). Casini denuncia i traditori, suoi ex colleghi di partito passati con l’UDR: Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori, mentre Bruno Tabacci si dimette dalla carica di vice-segretario dell’UDR e aderisce al CCD. Silvio Berlusconi denuncia la situazione come “una farsa” e Gianfranco Fini come “uno spettacolo indecoroso”.
L’UDR partecipa quindi alla costituzione del primo governo D’Alema, esprimendo Carlo Scognamiglio come Ministro della Difesa e Gian Guido Folloni quale Ministro per i Rapporti con il Parlamento); è subito scontro fra la tripla leadership di Cossiga, Buttiglione e Mastella: nel febbraio 1999 Cossiga lascia e si iscrive al gruppo misto, in seguito è rottura fra Buttiglione e Mastella.
Mastella, divenuto ormai leader dell’UDR, esautorando di fatto Cossiga, per le elezioni europee del 1999 cambia il nome del partito in Unione dei Democratici per l’Europa (UDEUR) e si pone saldamente all’interno della coalizione di centro-sinistra. Buttiglione ritira però il suo appoggio e presenta una lista autonoma del CDU. Il 13 giugno 1999 il CCD raccoglie circa 800.000 voti a livello nazionale e si presenta con il 2,6%, superando il rinato CDU (2,1%) e la nuova formazione mastelliana (1,6%) e riconfermandosi forte soprattutto al sud e nelle isole, anche se in misura minore che in passato.
Buttiglione ricostituisce il suo CDU come partito, si presenta alle elezioni europee del 13 giugno con lo storico simbolo dello scudo crociato affiancato a quello del PPE e con l’apertura delle liste a personalità moderate indipendenti (nel simbolo appare la dicitura Liberali e Democratici per l’Europa). La lista raccoglie il 2,1%.
Successivamente il CDU delibera di togliere l’appoggio al Governo D’Alema II e torna in seno all’alleanza di centro-destra, appoggiando i suoi candidati alle elezioni regionali del 2000, ma senza riuscire a ripresentare liste comuni col CCD, che si attesta intorno al 3,4%. Entrambi i movimenti comunque partecipano alla vittoria del Polo in 8 regioni su 15. Ad agosto Andreotti propone di formare una grande coalizione di centro, che vada dal PPI a Forza Italia, e il CCD è sostenitore di questo progetto, che poi verrà ostacolato da AN e dalla Lega, gli altri alleati di Berlusconi.
Ad agosto Andreotti propone di formare una coalizione di centro, che vada dal PPI a Forza Italia, e il CDU è sostenitore di questo progetto, che verrà ostacolato da AN, dalla Lega e dagli altri alleati di Berlusconi.
Il CCD lavora dunque al rilancio della coalizione e partecipa alla fondazione (insieme a Forza Italia, AN, CDU, Lega Nord, Nuovo PSI e PRI) della Casa delle Libertà, che trionferà alle elezioni politiche del 13 maggio 2001 eleggendo Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. A queste elezioni il CCD e Cdu presentano liste comuni (per la Camera, nella quota proporzionale), le cosiddette liste del Biancofiore, che ottengono un risultato inferiore alle aspettative e non superano lo sbarramento del 4%.
Pier Ferdinando Casini è eletto Presidente della Camera dei deputati, carica che mantiene per tutta la durata della legislatura, e si costituisce il governo Berlusconi II, in cui entra anche Carlo Giovanardi come ministro per i Rapporti col Parlamento. La guida del partito viene assunta da Marco Follini. Per i CDU Buttiglione è Ministro per le politiche comunitarie, Mario Tassone è viceministro alle Infrastrutture e Trasporti e Teresio Delfino sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali.
Alle regionali siciliane del 2001 un esponente del CDU, Salvatore Cuffaro, diviene intanto Presidente della Regione.
La storia del CCD e del Cdu terminano assieme il 6 dicembre 2002, quando le forze moderate del centrodestra (CCD, CDU e Democrazia Europea che prima non aveva aderito al Polo) decidono di fondare l’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC), nuovo partito della politica italiana che mantiene la sua collocazione nella CdL, parte integrante dell’allora maggioranza che ha governato il Paese fino al 2006 (vedi Governo Berlusconi III). Il primo segretario politico dell’UDC è lo stesso Follini. Rocco Buttiglione diviene presidente dell’UDC ed è stato parte integrante della maggioranza che ha governato il Paese fino al 2006.
Categorie:Centro, Centrodestra










































