Almeno per il premier, Silvio Berlusconi, che ha posto fine alla saga dell’Alitalia, diventata nuova con Roberto Colaninno e Rocco Sabelli e entrata nell’orbita di AirFrance-Klm, che ha acquisito il 25% di Cai per circa 323 milioni di euro. «Alitalia ha fatto l’accordo con Air France, che è una grande compagnia», ha detto il Cavaliere. «Il contratto prevede tutto ciò che avevamo richiesto a partire dall’italianità, mentre Lufthansa non ha mai nascosto di volere la maggioranza». Alla fine, dunque,l’opera di tessitura svolta dal sottosegretario della presidenza del consiglio Gianni Letta (che ha smentito di avere preferenze per Air-France come ipotizzato dal sottosegretario delle infrastrutture, il leghista Roberto Castelli) nei confronti dei tedeschi non ha portato i risultati sperati da Berlusconi, dalla Lega Nord e dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, affiancata nella sua battaglia pro-Malpensa dal presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni. Ma tant’è, da ieri l’Alitalia targata Cai solca tra centomila proteste e un numero non meglio precisato di perplessità i cieli italiani e internazionali. Con qualche novità come la nomina del direttore delle operazioni volo, Roberto Germano, una carriera nell’Ati. Sempre di estrazione vecchia Alitalia è l’accountable manager, cioè il responsabile ultimo dell’attività di trasporto aereo; Giancarlo Schisano, fratello di quel Roberto che nel 1994, insieme a Renato Riverso, si presentò alla Magliana con l’obiettivo di risanare la compagnia. Da allora Roberto è sparito dai radar, mentre Giancarlo è arrivato al top della carriera sotto la presidenza di Bernardino Libonati. Responsabile della qualità è Michele Marziale, manager per la sicurezza volo è Angelo Ledda e per l’addestramento è Luca Gensini. A capo della manutenzione c’è l’ingegnere Livio Donatiello e le operazioni a terra spettano a Laura Cavatorta. Dall’Eni è arrivato il responsabile delle risorse umane, Giovanni De Stefano. Una squadra di tutto rispetto per affrontare un debutto, ieri, che non avrebbe potuto rivelarsi più difficile, tra le proteste dei lavoratori dell’aeroporto di Malpensa e Linate che hanno paralizzato i due scali lombardi in mattinata con 11 voli cancellati e ritardi di 40-45 minuti e la manifestazione di 400 dipendenti organizzata a Fiumicino dal Sdl contro i circa 8.000 licenziamenti. Malgrado tutto, però, Colaninno ha minimizzato la portata delle proteste che, ha detto, «saranno le ultime». Il presidente ha poi affermato che l’ingresso di AirFrance -Klm nel capitale della società non può essere considerato una svendita, dal momento che «il sovrapprezzo pagato da Air-France-Klm è entrato nelle casse delle società». Una valutazione confermata dal numero uno del colosso francese, Jean Cyril Spinetta, che ha assicurato: «C’è forte attenzione al rispetto dell’italianità di Alitalia negli accordi siglati. Per noi l’acquisizione del 25% di Alitalia è stato un ottimo affare e potremmo accrescere la nostra quota solo dopo la fine del periodo di lock up, nel gennaio del 2013». Ma il fronte ribolle: il Partito democratico ha attaccato il governo e il ministro ombra dell’economia, Pierluigi Bersani, ha sfidato Berlusconi a fare i conti: «Sono stati spesi 3 o 4 miliardi e i risultati li vediamo in questi giorni. Meno occupati, meno collegamenti, meno concorrenza. Allora perché abbiamo speso questi soldi e chi li deve pagare»? E resta intatto il problema Malpensa, perché mentre Lufthansa dice e si contraddice sugli slot, con due dichiarazioni che prima promettono battaglia per l’assegnazione di nuovi diritti di volo e poi negano progetti di espansione dei voli dallo scalo varesino, Formigoni prepara la sorpresa di una compagnia del Nord da contrapporre all’Alitalia e nega a Cai il diritto di monopolio sulla rotta Roma-Milano. La Moratti, dopo la sua richiesta televisiva a Berlusconi di rinviare il sì ad AF in attesa dell’offerta Lufthansa, oggi incontrerà il premier. Che ha escluso contrasti con il suo sindaco preferito. Si vedrà.
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Le canzoni spiegate
Per volerti bene non è mai troppo tardi

Per ottenere qualunque cosa nella vita bisogna volersi bene. Perchè se non ci si crede da soli a se stessi; la credibilità verso gli altri sarà zero.
Mi manca pagare qualcosa con le figurine

Canzone simbolo della generazione degli anni novanta, di chi cioè era adolescente in quel decennio. Si canta la pesantezza di essere diventati grandi, le responsabilità e la perdita della gioia e dell’innocenza. “Avevo voglia di parlare con te, non so nemmeno per dirti cosa; delle porte fatte con le magliette o di Sergio che non si sposa. Avevo voglia di giocare con te, a chi sputa più lontano. Rompere i vetri delle fabbriche, farci sgridare da qualcuno. Ah, che noia essere grandi, andare ai compleanni, parlare di soldi e dei figli degli altri. Ah, è tardi e devo già andare”. Sono belli invece i ricordi dell’adolescenza. “E mi manca aspettare l’estate, comprare le caramelle colorate. E mi manca la strada in due in bici; mi manco io, mi manchi tu. E mi manca una bella canzone; pagare qualcosa con le figurine. E mi manca la biro tra i denti; mi manco io, mi manchi tu. Ti manco io, e ti manchi tu”. “Avevo voglia di parlare con te, te lo ricordi il tuo primo pallone. Finiva sotto le macchine; però col vento sapeva volare. Lo sai che voglia di giocare che ho, anche di piangere e soffiarmi il naso; poi sprofondare nell’erba più alta. Tornare a casa sporco di prato”. La disillusione di un tempo che non potrà più tornare indietro. “Ah, e invece siamo già grandi, con il dovere di dare risposte e firmare e non lanciare sassi. Ah, ti voglio ancora bene”.
Grazie per avermi spezzato il cuore

Una storia è finita e lei quasi lo ringrazia di averla fatta soffrire; perchè in questo modo ha trovato la forza di uscire da questa situazione e dimenticarlo. “Grazie per avermi spezzato il cuore, finalmente la luce riesce a entrare. Strano a dirsi ho trovato pace in questa palude; mentre una sera scagliava invece musicali promesse di apocalisse”. L’intento di dimenticarsi è comune. “Grazie per l’invito a dimenticare le notti. Alle porte del sogno (le albe) incontrarti e parlare (il vino, le lotte). Dimenticare (i giorni). Alle porte del sogno (le luci) invitarti a ballare (le stande d’albergo, le voci). Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e suonare. Dimenticare il vento, gli scherzi, le foglie, le ombre, l’odio”. “Dimenticare alle porte del sogno incontrarti e parlare. Dimenticare alle porte del sogno invitarti a ballare. Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e volare. Dimenticare alle porte del sogno baciarti e restare”. E infine, la beatitudine di essersi lasciati. “Strano a dirti ho trovato pace alle porte del sogno. Rivedo i porti, le nebbie, gli inverni le ombre, le inutili piogge. Le albe, le lotte, le luci, i giorni. Le notte, le stanze d’albergo. L’orgoglio”.
Il cielo limpido non fa per me

Marjorie Biondo – Le margherite (2000) Il suo primo singolo, “Quello che tu hai”, è stato pubblicato nel novembre 1999 e contiene tutti i riferimenti musicali della giovane artista. Partecipa al Festival di Sanremo 2000 nella sezione “Giovani”, classificandosi nona, e subito dopo esce il suo album di esordio omonimo. L’album, un mix di rock dalle sfumature forti irlandesi […]
Non lo posso sopportare questo silenzio innaturale

Problemi di coppia. Una coppia cerca di superarli e lui la invita al dialogo. “Sai che cosa penso che non dovrei pensare, che se poi penso sono un animale e se ti penso tu sei un’anima. Forse è questo temporale che mi porta da te e lo so non dovrei farmi trovare senza un ombrello anche se ho capito che per quanto io fugga torno sempre a te”. “E me ne vado in giro senza parlare senza un posto a cui arrivare. Consumo le mie scarpe e forse le mie scarpe sanno bene dove andare. Che mi ritrovo negli stessi posti; proprio quei posti che dovevo evitare. E faccio finta di non ricordare e faccio finta di dimenticare. Ma capisco che per quanto io fugga torno sempre a te”. Anche se hanno provato a lasciarsi, ma finiscono sempre per ritrovarsi insieme. Lui, però le dice anche di non stare insieme per abitudine, ma di lottare per il loro amore. “Che fai rumore qui e non lo so se mi fa bene, se il tuo rumore mi conviene. Ma fai rumore, sì che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale tra me e te”. Anche se talvolta questo vuol dire litigare. “Ma fai rumore sì, che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale e non ne voglio fare a meno oramai di quel bellissimo rumore che fai”.







































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