Europa

Ucraina, verso lo scioglimento del parlamento

Il 1º settembre 2008 il Primo Ministro Tymošenko ha proposto una legislazione che avrebbe facilitato la procedura di impeachment, nonostante abbia sottolineato che tale legge non avrebbe avuto impatti sul Presidente Juščenko, in quanto pensata per i Presidenti futuri. Quando la legge giunse alla votazione in Parlamento due giorni dopo, il Blocco della Tymošenko votò insieme al Partito delle Regioni e al Partito Comunista d’Ucraina per approvarla. Essi approvarono anche una norma limitante i poteri del Presidente, che mirava invece ad aumentare i poteri del Primo Ministro. In particolare, i partiti approvarono la legge che avrebbe tolto al Presidente il diritto di rifiutare un candidato a Primo Ministro, a Ministro della Difesa, dell’Interno e degli Esteri e gli avrebbe tolto il diritto a nominare il capo del Servizio di Intelligence. Juščenko promise il veto alla legge.

Dopo il voto il blocco del Presidente Juščenko si pose al di fuori della coalizione di governo affermando che la Tymošenko stava prendendo accordi con la coalizione e il Presidente minacciò un’elezione anticipata se a tempo debito non si fosse formata una nuova coalizione. Egli accusò inoltre la Tymošenko di cercare di instaurare una “dittatura del Primo Ministro” e definì il voto parlamentare un “colpo di Stato politico e costituzionale”. La Tymošenko rigettò le accuse e affermò che la vera ragione di tali affermazioni era che il Presidente “le aveva dichiarato guerra per assicurarsi la vittoria alle prossime elezioni presidenziali”. Nonostante ciò, il Primo Ministro chiese ripetutamente di ricostruire la coalizione tra i due gruppi. Difese anche la propria posizione sulla Georgia, definendola “in linea con l’Unione europea e mirata a non trascinare l’Ucraina nei conflitto.” La Verchovna Rada incrementò i poteri del Primo Ministro approvando la legislazione che obbligava il Presidente ad avere il consenso del Primo Ministro per la nomina del Procuratore Generale e che dava al governo il potere di nominare i capo dei governi locali, in caso essi fossero rifiutati dal Presidente.

Andrij Semčenko, membro del Parlamento del Blocco Tymošenko, chiamò il Presidente e il Capo del Segretariato del Presidente Viktor Baloha per spingerlo a scusarsi con il Primo Ministro prima che vi potesse essere un danno per la coalizione. Affermò che non era appropriato per il Presidente e Baloha diffondere informazioni secondo le quali la Tymošenko era una traditrice.

L’8 settembre, il membro parlamentare di Ucraina Nostra Parubij sostenne che la Tymošenko e il Partito delle Regioni avevano già raggiunto un accordo sulla formazione di un nuovo governo e si stavano spartendo le poltrone di un nuovo governo (affermazione smentita dalla Tymošenko). Egli affermò anche che se si fosse formata una coalizione tra il blocco della Tymošenko e il Partito delle Regioni, Ucraina Nostra si sarebbe appellata alla Corte Costituzionale dell’Ucraina per stabilire la legalità dei cambiamenti costituzionali del dicembre 2004 che, se avessero avuto successo, avrebbero restituito gran parte dei poteri al Presidente. Durante il programma “Libertà di Parola” del 9 settembre 2008, la Tymošenko affermò che era “categoricamente contro” i decreti emanati dal Presidente riguardo alla Flotta Russa del Mar Nero, sostenendo che rischiavano di provocare una risposta da parte russa.

Il 10 settembre la Tymošenko ripropose di ricostruire la coalizione, ma affermò che non avrebbe accettato precondizioni da parte di Ucraina Nostra. Affermò anche che al momento non stava prendendo accordi per formare alcuna altra coalizione. Julija Tymošenko aggiunse che un’altra elezione anticipata avrebbe “distrutto la normale vita della nazione”, e che pertanto non doveva essere considerata un modo per uscire dalla crisi.

Il 16 settembre fu ufficialmente annunciato il crollo della coalizione BJuT/NU-AP. Julija Tymošenko diresse uno dei suoi attacchi più forti al Presidente Juščenko, accusandolo di aver distrutto le conquiste della rivoluzione arancione affondando le speranze di ricostruzione della coalizione. “Dal 2004 questo Presidente cerca di distruggere ogni cosa: la fiducia popolare negli ideali della rivoluzione e la fiducia nel Presidente stesso – solo il 5% lo sostiene ancora,” disse ai giornalisti dopo una riunione di governo. “Sfortunatamente, questo Presidente lascerà a pezzi le promesse arancioni e le coalizioni democratiche, della sua fazione politica e di quella dei suoi amici”.” La Tymošenko criticò Juščenko anche per “tutto ciò che avverrà nelle future relazioni tra Ucraina e Russia”, chiedendo all’Ucraina di perseguire una politica più “bilanciata” nei confronti della Federazione Russa. Juščenko accusò la Tymošenko e il Partito delle Regioni di aver cercato di creare un sistema bipartitico in Parlamento. I due blocchi unirono le forze nella redazione e nella votazione di una nuova legge in Parlamento il 17 settembre che avrebbe introdotto un sistema di elezioni per il Parlamento a doppio turno, che avrebbe probabilmente portato il BJuT e il Partito delle Regioni ad essere gli unici due partiti a sopravvivere alla Verchovna Rada dopo le successive elezioni. Viktor Janukovyč affermò che il suo partito non voleva nuove elezioni e aggiunse che “la Costituzione deve essere modificata solo per migliorare l’efficienza delle autorità.”

Il 18 settembre Julija Tymošenko si rifiutò di dimettersi da Premier, come stabilito da un patto di coalizione, affermando che “la coalizione non è crollata… Sono il Presidente e parte della sua squadra che hanno tradito la coalizione democratica e l’hanno lasciata unilateralmente.” Si riferì anche al sospetto avvelenamento che aveva quasi ucciso il Presidente Viktor Juščenko nel 2004 affermando che “il principale avvelenamento è l’avvelenamento da poteri illimitati, una grave intossicazione presidenziale.” Juščenko accusò la Tymošenko di non fornire adeguati fondi all’esercito ucraino e chiese quando lei avrebbe rispettato i soldati ucraini.

Lo stesso giorno, Jan Bernazyuk, emissario di Juščenko presso il governo della Tymošenko, disse che i rappresentanti del Segretariato Presidenziale non erano stati autorizzati a partecipare alle riunioni di governo. Bernazyuk sostenne che la ragione era che il governo stava discutendo quattro articoli che erano “chiaramente favorevoli al Cremlino”, essendo riguardanti i “permessi per l’uso dei prodotti minerali senza contesto o vendita”. Juščenko spinse i rappresentanti e i membri dei consigli regionali, di distretto e cittadini ad unirsi contro la formazione di una nuova coalizione mantenendo la “coalizione democratica” all’interno dei governi locali, e invitando le altre “forze nazionali” ad unirsi. Disse che la nuova relazione tra la Tymošenko e il Partito delle Regioni era un “serio pericolo per la scelta democratica dell’Ucraina”.

Le alte cariche del Partito delle Regioni accusarono Juščenko di aver pianificato di imporre il dominio presidenziale diretto sciogliendo il Parlamento senza proclamare nuove elezioni. Allo stesso tempo, alcuni membri della Commissione Elettorale Centrale favorevoli a Juščenko si sarebbero dimessi, prolungando il periodo senza un Parlamento in funzione. Un’altra accusa affermava che Juščenko aveva segretamente spinto i governatori degli oblast a richiedere l’imposizione del governo presidenziale diretto da parte di Juščenko e sosteneva che egli si stava preparando a un colpo di Stato militare. Juščenko negò di aver pianificato di risolvere la crisi con la forza, affermando che l’Ucraina poteva risolvere la crisi in “modo democratico” attraverso il dialogo.

Il Presidente Juščenko affermò in seguito che la Tymošenko stava operando con il Partito delle Regioni e il Partito Comunista su decisioni che miravano a destabilizzare la nazione per stabilire un nuovo regime politico. Jurij Jechanurov, Ministro della Difesa e membro del blocco “Ucraina Nostra” di Juščenko, disse che lui e il suo partito politico avrebbero intrapreso tutte le azioni necessarie a mantenere la stabilità nel Paese.[35] Il 19 settembre Julija Tymošenko chiese informazioni sull’esistenza di una coalizione informale tra BJuT, il Partito delle Regioni e il Partito Comunista d’Ucraina. Il Premier credeva che la divulgazione di tale informazione avesse lo scopo di cambiare lo scenario delle forze politiche in vista delle presidenziali del 2010. Il Primo Ministro affermò anche: “Penso che ciò [la creazione di una coalizione diversa] possa essere l’ultimo spiraglio e un passo obbligatorio prima dello scioglimento della Verchovna Rada; i comunisti non c’entrano nulla.” Il 22 settembre Ucraina Nostra rilasciò un comunicato in cui affermava: “L’Unione del Popolo Ucraina Nostra chiede a tutti coloro per i quali i valori dell’indipendenza e della libertà sono più importanti degli interessi personali e di gruppo, di unirsi intorno al Presidente Viktor Juščenko, come garante dello stato nazionale, e intorno a Ucraina Nostra, come unica forza che difende gli interessi ucraini nell’attuale Parlamento” e chiese ai membri del BJuT di “porre gli interessi della nazione prima di quelli dei leader di partito, per evitare di essere complici dei misfatti (modificare la Costituzione e dare tutti i poteri ai parlamentari oligarchi filo-russi) e prendere parte al processo di unificazione delle forze democratiche ucraine.”

Il 26 settembre 2008 Julija Tymošenko ha affermato che lo svolgimento di elezioni parlamentari e presidenziali anticipate potrebbe essere un modo per uscire dalla crisi. La Tymošenko ha poi detto in Parlamento che avrebbe accettato le condizioni di Ucraina Nostra per non gettare la nazione nella crisi. Le trattative per la re-istituzione della coalizione arancione hanno avuto inizio nei primi giorni di ottobre, ma l’8 ottobre non si era ancora giunti ad un accordo; nella serata dello stesso giorno, mentre si trovava in visita in Italia, il Presidente Juščenko ha annunciato le terze elezioni politiche in meno di tre anni mediante un discorso pre-registrato per la televisione ucraina.

I media stranieri hanno riportato che la crisi politica era stata generata dal conflitto armato tra Russia e Georgia che aveva avuto inizio nell’agosto 2008 ed iniziò con una disputa tra il Presidente Viktor Juščenko e il Primo Ministro Julija Tymošenko sulla reazione dell’Ucraina a tale conflitto. Il Presidente diede il proprio sostegno alla Georgia e criticò fortemente la Russia, mentre altri partiti si dimostrarono più neutrali ed assunsero posizioni più bilanciate riguardo alle due parti in guerra. Il 16 settembre, il crollo della coalizione BJuT/NU-AP fu annunciata ufficialmente. Dopo il fallimento della ricostruzione della coalizione, il Parlamento ucraino fu sciolto dal Presidente l’8 ottobre 2008, spianando la strada alle terze elezioni parlamentari in tre anni.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.