Il presidente palestinese Abu Mazen a Roma: una visita apparentemente di routine, che ha riservato all’ ospite il meglio dell’accoglienza politica italiana, ma senza produrre annunci roboanti o straordinari. Per Berlusconi «la pace in Medio Oriente non è mai stata così vicina, e l’ Italia è pronta a dare il suo contributo»; per Abu Mazen l’ Italia rimane un «partner determinante, solidale con la causa palestinese». E invece proprio in questa apparente normalità degli incontri romani del raìs palestinese sta la chiave di lettura di questo viaggio. Il governo Berlusconi in politica estera è partito con una poderosa svolta verso gli Stati Uniti e verso Israele, ma col passare delle settimane la svolta (che c’ è stata, ed è stata radicale) è stata ammorbidita e resa più accettabile anche per partner tradizionali dell’ Italia come i Paesi arabi avversari di Israele.
Berlusconi non andrà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Questo è l’ orientamento del premier che dovrebbe comunicare una decisione definitiva e formale a breve. Al suo posto, in prima fila con i rappresentanti di altri 204 paesi partecipanti, potrebbe andare invece il ministro degli Esteri, Franco Frattini che ieri ha confermato il viaggio. «Francamente temo che per un giornetto o due i miei diritti umani ad agosto siano a rischio» ha detto Frattini che già qualche settimana fa, prevedendo di non andare a Pechino, aveva addotto la motivazione che anche i ministri degli esteri hanno «i diritti umani». Una piccola gaffe, visto la battaglia in corso per il rispetto dei diritti umani in Cina.
Silvio Berlusconi innesta la retromarcia e dice sì alle sanzioni nei confronti dello Zimbabwe e del suo presidente Robert Mugabe. Nella seconda giornata del G8, infatti, il presidente del Consiglio dà il via libera al documento che prevede «misure finanziarie» nei confronti dei vertici del regime di Harare. L’ altro ieri, invece, spalleggiato dal russo Medvedev, si era opposto. Troppo «pericolose» le sanzioni, aveva avvertito schierandosi al fianco dei paesi africani: «si rischia la guerra civile». In particolare, lunedì il premier italiano aveva accolto le osservazioni del leader algerino Bouteflika. Forse attratto dai negoziati con Algeri per incrementare la portata del gasdotto che dal paese mahgrebino arriva in Sardegna. Sta di fatto che ieri Italia e Russia hanno rinunciato alla loro opposizione. Ed è stato soprattutto il presidente americano George Bush a premere sull’ “amico Silvio”.
Via libera della Camera al lodo Alfano, il provvedimento sulle immunità per le quattro più alte cariche dello Stato. Il disegno di legge passa adesso al Senato, dove il voto è previsto prima della pausa estiva. A Montecitorio i sì sono stati 309, i no 236, gli astenuti 30 (il gruppo dell’Udc). Nessuna modifica rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri è stata apportata dalle commissioni. L’aula ha invece accolto un emendamento del Pd (l’Idv ha votato contro) che stabilisce che la sospensione dei processi non si applichi nel caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni. Il Guardasigilli, Angelino Alfano, si è dichiarato subito «molto soddisfatto» dall’esito del voto. «Silvio Berlusconi, dopo aver brillantemente vinto le elezioni, merita di governare serenamente questo Paese – ha spiegato il ministro della Giustizia – e il Paese ha bisogno di essere governato». Il Senato approva (171 sì, 128 no e 6 astenuti) il Lodo Alfano, che diventa legge. Settandue ore di dibattito, equamente divise tra Camera e Senato, per chiudere quattordici anni di dibattiti. E, come dice l’Italia dei Valori, “mettere a tacere sessanta anni di carta costituzionale”. Alle 19.58 il lodo Alfano, lo scudo penale che vale la durata del mandato per le quattro più alte cariche dello Stato, diventa legge. L’aula del Senato approva il testo che porta il nome del ministro Guardasigilli con 171 sì, 128 no e sei astenuti. Il primo, evidente, risultato è che il processo in corso a Milano, prossimo alla sentenza di primo grado, dove Berlusconi è imputato con l’avvocato Mills di corruzione in atti giudiziari, perderà il suo principale imputato. Che viene “congelato”, in attesa che finisca il suo mandato.
Il Senato approva in via definitiva (con 150 sì, 120 no e 2 astenuti) il decreto che abolisce l’ICI sulla prima casa. Si tratta del provvedimento con il quale il Governo ha abolito l’ICI sulla prima casa ha ridotto l’Irpef sugli straordinari, ha disciplinato la rinegoziazione dei mutui per la prima casa e l’erogazione del prestito ponte all’Alitalia. L’esenzione – che decorre dall’anno 2008 – riguarda esclusivamente le unità immobiliari adibite a prima casa, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9 (ville, castelli e immobili di pregio). Per effetto del provvedimento i Comuni perderanno 1.700 milioni di euro che saranno rimborsati dallo Stato. Secondo il DL, le modalità per il rimborso ai Comuni sarebbero state stabilite in sede di Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del DL stesso, con un decreto del Ministro dell’Interno.
Approvato definitivamente il ddl Sicurezza 2008. Il D.Lgs. 626/94 definiva all’art. 2 comma 1 lettera a) il “lavoratore” quale la “persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari, con rapporto di lavoro subordinato anche speciale. […]” Il D.Lgs. 81/08 estende tale definizione e recita (sempre all’art. 2 comma 1 lettera a): “«lavoratore»: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. […]”
Il Senato con un voto unanime ha dato il via libera al disegno di legge di ratifica del Trattato di Lisbona. Il Senato approva all’unanimità (286 sì e 0 no). Nessuna sorpresa è venuta dalla Lega, anche se sono stati dei leghisti gli accenti critici e le riserve maggiori sulla ratifica del Trattato. Il provvedimento passa ora alla Camera che dovrebbe votarlo la prossima settimana. «Profonda soddisfazione» è espressa dal ministro degli Esteri Franco Frattini per l’unanimità del sì. «L’Italia conferma la propria grande voglia d’Europa – aggiunge – Il Trattato non è ancora la risposta per l’Europa politica, ma consentirà all’Unione di decidere in fretta». Di fronte ad un Senato unanime, dunque, restano tuttavia i distinguo del Carroccio. Ratificato il Trattato di Lisbona. L’aula della Camera ha definitivamente approvato all’unanimità la ratifica del Trattato Ue di Lisbona. L’aula ha approvato all’unanimità con 551 sì il ddl. Al voto era presente anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Si tratta del disco verde definitivo, dato che il Senato aveva espresso il proprio voto favorevole all’unanimità lo scorso 23 luglio. Quando il presidente di Montecitorio Fini ha proclamato il risultato della votazione tutti i deputati e i membri del governo si sono alzati ad applaudire tranne quelli della Lega che sono rimasti immobili.
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