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Nuove accuse alla Cina, Berlusconi non va ai Giochi

Nuove accuse alla Cina, Berlusconi non va ai Giochi

Nuove accuse alla Cina, Berlusconi non va ai Giochi

Berlusconi non andrà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Questo è l’ orientamento del premier che dovrebbe comunicare una decisione definitiva e formale a breve. Al suo posto, in prima fila con i rappresentanti di altri 204 paesi partecipanti, potrebbe andare invece il ministro degli Esteri, Franco Frattini che ieri ha confermato il viaggio. «Francamente temo che per un giornetto o due i miei diritti umani ad agosto siano a rischio» ha detto Frattini che già qualche settimana fa, prevedendo di non andare a Pechino, aveva addotto la motivazione che anche i ministri degli esteri hanno «i diritti umani». Una piccola gaffe, visto la battaglia in corso per il rispetto dei diritti umani in Cina. E una mancanza di rispetto per gli ospiti di Pechino. L’ assenza di Berlusconi farà discutere. Soltanto pochi capi di Stato e di governo hanno deciso di non partecipare, in nome dei diritti umani – appunto – o della solidarietà con il popolo tibetano. Le defezioni più clamorose sono state quelle del cancelliere tedesco Angela Merkel e del primo ministro britannico Gordon Brown (che però parteciperà alla cerimonia conclusiva). Sono tornati invece a posizioni più prudenti George W. Bush e Nicolas Sarkozy: dopo aver espresso solidarietà al popolo tibetano, entrambi hanno accettato l’ invito del regime cinese. Il presidente americano ha assicurato ieri a dissidenti cinesi che a Pechino porterà «un messaggio di libertà». «Nessuna motivazione politica» spiegano fonti vicine a Berlusconi. Il capo di governo avrebbe, più semplicemente, voglia di evitare un faticoso viaggio a ridosso di Ferragosto. Da qui l’ intenzione di delegare al ministro Frattini il compito di rappresentare il nostro paese.

Le polemiche sul regime cinese continuano ad accompagnare i Giochi, grande vetrina della Cina sul mondo. Dopo il rapporto di Amnesty International che denunciava le numerose “promesse mancate” in tema di diritti umani, il governo di Pechino ha risposto in maniera stizzita. «Si tolga i paraocchi che ha indossato per molti anni e guardi il paese in maniera obiettiva» ha replicato il ministro degli Esteri, Liu Jianchao. Condanne a morte, detenzioni senza processo, le persecuzioni di attivisti e la mancanza di libertà di stampa rappresentano ancora un problema per la Cina, secondo Amnesty. Ieri, Pechino ha invece ricordato di aver aumentato i diritti con la riforma del sistema legale. Mentre sul fronte climatico arriva una buona notizia – qualche ora di pioggia ha portato via la nuvola di smog che opprimeva la città – una nuova minaccia pesa sui giornalisti. Censura e bassa velocità rendono praticamente impossibile lavorare su Internet. I giornalisti stranieri si sono accorti in questi giorni che non possono accedere dal centro stampa alle pagine web di organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani, di analisti che criticano la politica del governo cinese. Il Comitato olimpico internazionale è stato costretto a discuterne con gli ospiti pechinesi. Tenere sotto controllo gli oltre 20mila giornalisti accreditati sarà per il regime una delle grandi sfide di queste Olimpiadi.

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