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Valeria Vaglio nasce a Bari nel 1980 e dimostra fin dall’infanzia una grandissima passione per la musica. Dopo anni di studi, stage (tra cui uno in Algeria con un maestro di percussioni e quello di “Perfezionamento di autore di testi” al Cet di Mogol) ed esibizioni nei villaggi turistici di tutto il mondo, la cantante pugliese decide di provare la strada sanremese, nella sezione Giovani. Sul palco del Teatro Ariston sale con il brano “Ore ed ore” che viene inserito nel suo album d’esordio “Stato innaturale”, un disco composto da dieci brani pop scritti da lei (con qualche sporadica collaborazione) nei quali l’amore è il filo conduttore. Contiene una bonus track, quella Oggi sono io di Alex Britti che le diede la vittoria a SanremoLab e di conseguenza l’accesso al Festival, nella sezione giovani.
Si tratta per lo più di ballate di un cantautorato “leggero” arrangiato con la formazione classica pop-rock acustica (con qualche variazione, come gli echi caraibici in Aria), e l’aggiunta di un quartetto d’archi che leviga l’atmosfera musicale. Arrangiamenti essenziali che contribuiscono anche a fare risaltare le sfumature e la sensualità del suo timbro vocale. Valeria infatti è dotata di un’intrigante voce da contralto che usa in modo naturale e senza forzature, dandole così rotondità e calore.
Le canzoni sono quadri lirici che descrivono esperienze sentimentali, mettendo a nudo le debolezze causate dell’innamoramento o dal tradimento, o da altri episodi di vita a due.
Un concetto ricorrente nel disco è la difficoltà di lasciarsi andare, di essere se stessi, di togliersi le maschere, abbassare le difese. Scava dunque nell’intimo, Valeria Vaglio, e lo fa senza filtri né mistificazioni. Il fatto che più o meno apertamente il rapporto cantato sia per lo più un amore saffico forse accentua e rende quasi esistenziali le naturali difficoltà del sentimento, aggiungendo un tormento magari leggero, ma che è presente e corrode dentro. L’impossibilità di vivere appieno un rapporto, l’incapacità di amare fino in fondo, la paura di svelarsi e dunque il timore di «vivere a metà» e di «doversi accontentare» (Stato innaturale) assumono un significato più profondo.
La scrittura è fluida, le canzoni ben costruite con melodie orecchiabili che si adattano perfettamente a testi semplici ma non scontati, anche se alternano immagini sorprendenti («se fossi il sole francamente dormirei di meno», Fuego) ad espressioni un po’ ritrite. L’impressione è che si potrebbe osare di più, ampliando lo spettro d’azione ad altre esperienze vitali che non siano solo l’amore e il rapporto a due. Una cantautrice con la sua personalità, la sua densità di pensiero e le sue capacità di scrittura non avrebbe che da guadagnarci, in termini di originalità. Il primo passo del cammino, comunque, è stato fatto. E bene.
Categorie:Musica














































