Il caso Calearo, le critiche di Arturo Parisi, i sondaggi e i radicali. Con Marco Pannella Walter Veltroni è stato tentato per tutto il giorno di rompere l’ accordo. Poi ha aspettato la conferenza stampa del leader radicale. Ma l’ ipotesi di rimettere in discussione il patto non è ancora tramontata. «Mi hanno rotto», si è lasciato sfuggire il segretario del Partito democratico sul pullman che ieri lo ha portato tra la Toscana e l’ Emilia. Il loft ha fatto sapere che mentre Pannella cominciava lo sciopero della sete per contestare il mancato rispetto delle intese, i suoi candidati firmavano l’ accettazione delle candidature davanti al notaio. Come dire che il Partito radicale non sta tutto dalla parte del suo leader. Ma questo non attenua l’ effetto negativo della polemica innescata da Via di Torre Argentina e i primi segnali si colgono nei sondaggi.
Ieri, per la prima volta da molti giorni, le ricerche demoscopiche hanno fatto segnare una flessione dell’ 1 per cento per il Pd. Lievissima ma non indolore per una forza impegnata in una difficile rimonta. Vengono dalle liste chiuse lunedì le spine più insidiose. L’ altro fronte riguarda le dichiarazioni di Massimo Calearo, capolista del Pd in Veneto ed ex presidente di Federmeccanica. L’ imprenditore è stato chiarissimo intervenendo a Ballarò: «Ringraziamo San Clemente Mastella che ha fermato il governo Prodi. Adesso c’ è il Pd che può offrire un programma al Paese». La risposta più pronta è arrivata da Arturo Parisi. «Parole incredibili», ha detto. Ma non solo. Incredibili e gravi, tanto da indurlo a ripensare la sua candidatura nelle liste Democratiche: «Sto riflettendo. Adesso mi attendo una replica». Messaggio rivolto più a Veltroni che a Calearo. Il candidato premier ha innescato la sua batteria comunicativa. Ma con un diavolo per capello: «Abbiamo scelto di andare da soli per non ripetere la rissa continua dell’ Unione. Il Pd non deve ricadere in quell’ incubo», ragionava sul pullman. E pensava sia all’ imprenditore del Nord-Est sia a Parisi sia a Pannella.
Walter Veltroni vuole evitare a tutti i costi una nuova balcanizzazione del centrosinistra. Lo staff del segretario ha chiamato il portavoce di Calearo per chiedere una maggiore attenzione. «Consultatevi con noi prima di fare interviste», è la nuova parola d’ ordine. A Veltroni è toccata la telefonata a Romano Prodi: «Non condivido quelle parole sul tuo governo, sia chiaro», gli ha detto l’ ex sindaco. Che però non ha certo gradito l’ immediata reazione polemica di Parisi. La precisazione di Calearo si è fatta attendere per arrivare in serata. «La mia candidatura nel partito democratico nasce da una piena adesione al programma. Ho espresso giudizi che hanno dato spazio a polemiche all’ interno del Pd e questo mi dispiace». Dunque l’ azione di Prodi ha avuto aspetti anche «positivi», ma la maggioranza «era minata dall’ alleanza con la sinistra radicale». Comunque Calearo è nel Pd non per il suo presidente Prodi ma perché ha sposato «il sogno di Veltroni», come lo chiama lui. E su questo non ci piove. Il suo «mi dispiace» è sufficiente a chiudere il caso con Parisi. Caso che per esempio Rosy Bindi aveva già archiviato ancora prima della rettifica, esprimendo sì dei dubbi sulle esternazioni a Ballarò, ma chiedendo al ministro della Difesa di non minacciare il ritiro della candidatura. Insomma proponendosi in un inedito (per lei) ruolo di mediatrice. Veltroni invece ha taciuto. Nessuna pubblica presa di distanza. Infatti Parisi lo punge nella dichiarazione in cui accetta il ripensamento di Calearo. «Attorno al chiarimento e alle scuse dell’ imprenditore si riconosce tutto il partito. Quelli che hanno parlato e quelli che hanno taciuto», insinua Parisi. Il Partito democratico non può fare una campagna elettorale in contrapposizione con il governo e questo, sembra dire Parisi, vale anche per i prossimi giorni fino al 13 aprile.
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