Dmitri Medvedev, il delfino di Vladimir Putin, è il nuovo presidente russo e la Commissione elettorale, a scrutinio quasi terminato (99,4 per cento delle schede contate), gli attribuisce il 70,23 per cento dei voti. Una vittoria ampia, anche se non travolgente. Il suo più diretto avversario, il comunista Ghennadi Zjuganov, si è fermato al 17,76 per cento dei voti. L’affluenza è stata del 69,65 per cento. I risultati hanno suscitato proteste da parte dell’oppoisizione e perplessità dell’unica missione occidentale che ha seguito le elezioni, quella del Consiglio d’Europa.
Nelle prime dichiarazioni dopo il voto, Medvedev ha assicurato la linea della continuità. “Penso che la mia presidenza sarà una diretta continuazione” di quella di Putin, ha detto. All’obiezione di chi gli contestava che i poteri reali di governo continuerà ad averli il presidente uscente, che sarà nominato premier, ha risposto: “L’ufficio principale del presidente è il Cremlino, quello del primo ministro è la Casa Bianca”. E’ il primo atto del neo presidente dopo l’insediamento è stata la presentazione della candidatura di Vladimir Putin alla carica di premier. La proposta è stata portata all’attenzione della Duma.
Immediate le proteste dell’opposizione, che ha denunciato brogli e annunciato ricorsi. Per oggi sono in programma due manifestazioni a Mosca e San Pietroburgo: l’Altra Russia, il movimento dell’ex campione di scacchi Garry Kasparov, manifesterà nel centro della capitale, anche se le autorità non hanno dato il via libera. Ora occorrerà attendere per capire come reagirà la polizia, che spesso ha disperso con la forza simili manifestazioni. Ieri sera all’ex campione di scacchi che guida la coalizione anti-Putin è stato impedito l’accesso alla Piazza Rossa: Kasparov portava una busta di plastica su cui era scritto “Io non partecipo a questa farsa”.
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