Il Consiglio dei ministri indice i referendum abrogativi sulla legge elettorale del 2005, giudicato ammissibile dalla Corte Costituzionale, per la data del 18 maggio 2008. Tuttavia questo slitterà di un anno, a causa dello scioglimento anticipato delle Camere.
Il Consiglio dei ministri fisserà oggi la data del referendum sulla legge elettorale dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale. «Un atto dovuto», spiega il portavoce di Palazzo Chigi Silvio Sircana che segue il normale iter previsto dalla Costituzione in materia referendaria. Un atto che diventerà ininfluente nel momento in cui il presidente della Repubblica scioglierà il Parlamento, facendo slittare il voto sui tre quesiti al 2009. Tutto semplice, in apparenza. Ma in realtà la decisione del Consiglio dei ministri stoppa sul nascere polemiche su un presunto dubbio interpretativo della legge sul referendum. Votando per le politiche il 13 aprile, ci si chiede, il nuovo governo ha l’ obbligo di far svolgere il referendum entro il successivo 15 giugno? Molti rispondono no perché la norma appare chiara: lo scioglimento rinvia tutto all’ anno successivo. Anche in caso la data del voto referendario non sia stata ancora fissata. Ad alimentare la polemica ci pensa Roberto Calderoli, sicuro che a Palazzo Chigi qualcuno non ami i referendari. La decisione del Cdm, dice il senatore leghista, «sancisce che il referendum slitterà all’ anno prossimo, visto che la sospensione del referendum, in caso si verifichi lo scioglimento delle Camere, è pacifica per quelli già indetti ma altrettanto non lo è rispetto a quelli non ancora indetti». Pronta la replica di Giovanni Guzzetta: «Non si chiude nessuna porta, l’ indizione del referendum è un atto dovuto che lascia impregiudicato qualsiasi effetto, non modifica in nulla il destino del referendum», dice il leader del comitato.
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