Centrosinistra

La Cosa Rossa prova a decollare ma su falce e martello è guerra

La Cosa Rossa prova a decollare ma su falce e martello è guerra

Alfonso Pecoraro Scanio, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi e Franco Giordano

«Volete andare via portandovi falce e martello? E andate pure. Noi accettiamo la sfida, siamo pronti a metterci in gioco, ad aprire, con soggetto unitario e simbolo nuovo». Nel bel mezzo del vertice a quattro convocato alla svelta negli uffici del ministero di Fabio Mussi all’ Eur per dettare tempi e modi della “Cosa rossa” – gli equilibri sono quelli che sono e non c’ è tempo da perdere – il leader del Prc Franco Giordano sbotta così all’ indirizzo del collega dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto. Culmine di un tira e molla che ha segnato tutti i novanta minuti della riunione alla quale partecipa con i tre anche il numero uno dei Verdi, Pecoraro Scanio. I due depositari dei simboli eredi del Pci, d’ altronde, hanno finito con l’ incarnare le due opposte filosofie del progetto. Da una parte, Il segretario di Rifondazione pronto a spingere fino al soggetto unitario, se non proprio al partito unico caldeggiato da Mussi, e ad accelerare i tempi. Diliberto molto più cauto («Per noi il modello è l’ Ulivo») e con lui il ministro dell’ Ambiente: nulla più di una federazione. Ad ogni modo, niente simbolo predefinito («Quello fatto circolare sui giornali è improponibile» ha stroncato il comunista italiano) e guai a parlare di leader, per adesso.

Il nome di Nichi Vendola nessuno lo ha fatto, aleggiava tra i convitati. Mentre Diliberto provocatorio rilanciava: «Per me, il leader naturale sarebbe Bertinotti». Con Giordano che subito chiudeva: «Ma lui non è interessato». Quanto al nome della “creatura”, si fa largo un semplice e generico «La sinistra», al quale Pecoraro Scanio vorrebbe appioppare qualcosa del tipo «Ecologista» o «Arcobaleno». Si vedrà. Per ora, l’ approdo finale dell’ ora e mezza di confronto serrato tra i quattro, «costretti» a imprimere una svolta dopo la marcia di sabato scorso («Dobbiamo raccogliere quella domanda» spiegava Mussi), ma soprattutto dopo le primarie del Pd, è una mediazione che lascia tutti soddisfatti o quasi. Primo. Entro fine anno la federazione dei gruppi parlamentari (non la fusione, sia chiaro) con la designazione di uno speaker unico a turno. Risultato: a Montecitorio 94 deputati, a Palazzo Madama 46 senatori. Ancora prima, nuovo appuntamento di popolo, stavolta a Piazza Farnese a Roma, il 10 novembre, per ricordare i vent’ anni dal referendum vinto sul nucleare. Date cerchiate di rosso l’ 8 e il 9 dicembre, quando si terranno non gli «stati generali», auspicati da Giordano e Mussi ma, come chiesto da Diliberto e Pecoraro, l’ «Assemblea generale della sinistra e degli ecologisti». Tutti insieme, gli eletti delle quattro sigle, pezzi del movimento e del sindacato per varare il manifesto programmatico, che poi sarà sottoposto, tra gennaio e febbraio, a delle vere e proprio primarie. «Non sarà una consultazione per scegliere costituenti o leader, piuttosto i dieci grandi temi che ci dovranno caratterizzare – spiega Pecoraro Scanio al rientro a Montecitorio – Noi non andremo oltre la federazione, siamo Verdi e manterremo la nostra autonomia. Vendola leader? No, rappresenterebbe solo una certa sinistra. Dobbiamo aprire, farei piuttosto il nome di Stefano Rodotà». A guidare la «Cosa» sarà un coordinamento con i quattro big e poche altre figure esterne ai partiti. Niente tessere, pur sollecitate giorni fa dal Prc. A dividerli resta anche il nodo tutt’ altro che secondario della legge elettorale. «Non potete rompere con questo modello tedesco» ha incalzato all’ indirizzo di Giordano il verde Pecoraro, per dire il clima.

E siccome per ogni unità a sinistra c’ è il prezzo di una scissione da pagare, ecco che Turigliatto e Cannavò della Sinistra critica del Prc annunciano che l’ 8 dicembre non ci saranno. Riuniranno a Napoli coloro che vorranno dar vita a una «sinistra anticapitalista».

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