Ambiente

Governo Prodi II: diciottesimo mese

Governo Prodi II: diciottesimo mese

Lamberto Dini e Clemente Mastella

Il Senato approva (con 158 sì e 0 no) il Rendiconto generale del Bilancio dello Stato. Viene inoltre approvata (con 158 sì e 0 no) la Legge di assestamento del Bilancio. Le opposizioni non partecipano al voto. Il Senato approva (con 161 sì e 157 no), la Legge Finanziaria 2008, ma durante le dichiarazioni di voto Lamberto Dini annuncia a nome suo e dei senatori liberaldemocratici la necessità di superare la presente fase politica. Viene inoltre approvata (con 162 sì e 154 no) la Legge di Bilancio. Il governo tiene. Prodi esulta: “Ho la maggioranza parlamentare e politica, senza bisogno di mettere la fiducia”. Dopo nove giorni di tensione con rissa finale nell’ aula di Palazzo Madama, con 715 votazioni sui 97 articoli e relativi emendamenti, la Finanziaria da 11,7 miliardi di euro è stata approvata con 161 voti a favore e 157 contrari. Prodi ha vinto e scambia un lungo abbraccio liberatorio con il ministro dell’ economia Padoa- Schioppa, Berlusconi ha perso perché ha scommesso fino all’ ultimo sulla caduta del governo e da stamani deve affrontare il terremoto nella Casa delle libertà. Quattro senatori a vita – Levi Montalcini, Ciampi, Scalfaro e Colombo – hanno votato con la maggioranza. Cossiga invece ha votato contro, dopo un intervento che per un quarto d’ora ha catturato la scena.

La Camera dei deputati italiana ha approvato definitivamente, praticamente all’unanimità, la ratifica dell’accordo di cooperazione militare Italia-India, che ora è legge. In base all’accordo i due Paesi potranno collaborare nei seguenti settori: sicurezza e politica di difesa, operazioni umanitarie e di peacekeeping, partecipazione ad esercitazioni congiunte o multilaterali, organizzazione dei rispettivi Ministeri della difesa e questioni ambientali che coinvolgono le Forze armate. L’intesa soprattutto favorisce la cooperazione fra industrie della difesa e nell’ interscambio di armi.

«Volete andare via portandovi falce e martello? E andate pure. Noi accettiamo la sfida, siamo pronti a metterci in gioco, ad aprire, con soggetto unitario e simbolo nuovo». Nel bel mezzo del vertice a quattro convocato alla svelta negli uffici del ministero di Fabio Mussi all’ Eur per dettare tempi e modi della “Cosa rossa” – gli equilibri sono quelli che sono e non c’ è tempo da perdere – il leader del Prc Franco Giordano sbotta così all’ indirizzo del collega dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto. Culmine di un tira e molla che ha segnato tutti i novanta minuti della riunione alla quale partecipa con i tre anche il numero uno dei Verdi, Pecoraro Scanio. I due depositari dei simboli eredi del Pci, d’ altronde, hanno finito con l’ incarnare le due opposte filosofie del progetto. Da una parte, Il segretario di Rifondazione pronto a spingere fino al soggetto unitario, se non proprio al partito unico caldeggiato da Mussi, e ad accelerare i tempi. Diliberto molto più cauto («Per noi il modello è l’ Ulivo») e con lui il ministro dell’ Ambiente: nulla più di una federazione. Ad ogni modo, niente simbolo predefinito («Quello fatto circolare sui giornali è improponibile» ha stroncato il comunista italiano) e guai a parlare di leader, per adesso. Mussi, Giordano, Pecoraro Scanio e Diliberto, in un vertice hanno programmato per l’8 e il 9 dicembre l’assemblea nazionale della sinistra e degli ecologisti, lo scopo è l’individuazione di un iter che possa portare alla federazione dei partiti o al partito unico. I quattro leader della sinistra hanno deciso inoltre di proporre ai rispettivi gruppi parlamentari di federarsi, per poter fare un lavoro comune e poter parlare con una voce unica. Infine, nel vertice si è presa la decisione di costituire un coordinamento nazionale, composto dai quattro segretari e da altri esponenti delle quattro forze politiche, che possa gestire la fase attuale del processo unitario.

Mastella-Di Pietro, è scontro – L’ex pm di Milano Antonio di Pietro ha chiesto al presidente del Consiglio Romano Prodi di “valutare se sia opportuno” che il leader dell’Udeur Clemente Mastella, coinvolto nell’inchiesta ‘Why not’ di Catanzaro resti al suo posto. Immediata la risposta del Guardasigilli, che ha invitato il leader dell’Italia dei Valori a presentare la sua richiesta in parlamento mettendo però sul banco le sue dimissioni dal Ministero delle Infrastrutture. Cresce dunque di intensità il botta e risposta tra il ministro Clemente Mastella e il ministro Antonio Di Pietro. Al centro della questione, il caso del pm di Catanzaro Luigi de Magistris e l’inchiesta Why Not. Ed è proprio la notizia della decisione della procura generale di Catanzaro di avocare la suddetta indagine a innescare la querelle tra il ministro delle Giustizia e quello delle Infrastrutture. “Non ne possiamo più di ritrovarci uniti in piazza e divisi alle urne”. Con queste parole un gruppo di elettori che si riconoscono nei partiti della sinistra “alternativa” hanno lanciato un appello a Pdci, Prc, Verdi e Sinistra Democratica per la costituzione di una forza politica unitaria della sinistra. Questa la sintesi di un documento sottoscritto dagli stessi elettori e che si propone ad una discussione diffusa tra i cittadini auspicando che molti vogliano aderire. “Se gli elettori di sinistra anche a Ferrara faranno sentire la loro voce – si legge nel documento – i partiti faticheranno a ignorarla. Ci siamo perciò fatti promotori di un appello alle forze politiche della sinistra locale perché si impegnino a realizzare in città un processo costituente che aiuti il cammino unitario nazionale”. Un processo che, secondo i promotori dell’appello, dovrebbe prevedere la costituzione di gruppi consiliari unitari nelle assemblee elettive a livello locale ed elezioni primarie per la scelta dei gruppi dirigenti e dei candidati alle cariche istituzionali di questa nuova forza politica unitaria. “A gennaio sarebbe giusto rivedersi per vedere che cosa fare, snellire il governo, guardare a condizioni diverse”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Clemente Mastella (nella foto), durante la visita al Tribunale di Torre Annunziata a Napoli.  Mastella apre alla possibilità di un rimpasto. “Non è la prima volta che capita, si fa anche in Francia e in Germania, dove ogni tanto cambiano i ministri – ha detto – Magari si cambia anche il titolare di Grazia e Giustizia. Io non ho difficoltà“. “Credo sia giusto – ha concluso – dopo due anni, vedere come proseguire e se ci sono le condizioni per proseguire”.

«Una stronzata di proporzioni epocali». Così Emma Bonino, ministro per le politiche europee, giudica l’emendamento ‘taglia-governo’ varato in commissione Bilancio. «Ma — aggiunge parlando dal palco al congresso nazionale dei Radicali in corso a Padova — sono tutti contenti e passerà con fanfara in Àula. Aver sottoscritto quel testo, però, è una manifestazione di leggerezza inaccettabile della maggioranza e del governo». «Anche in caso di rimpasto — continua —, il numero totale di componenti del governo non può essere superiore a 60 di cui 12 ministri con portafoglio e 5 senza, ‘nel rispetto dell’equilibrio di genere’». In pratica, sintetizza la Bonino «lo stesso giorno in cui il Cdm vara finalmente lo ‘spacchettamento’ di alcuni ministeri, un emendamento sottoscritto allegramente dalla stessa maggioranza obbliga a ripartire con un processo inverso, magari già da gennaio. Immagino — chiude ironicamente il ministro — che in caso di bisogno forzosamente i Ds di autoriducano e, mi raccomando, ‘nel rispetto della differenza di genere’». Dopo tanti dubbi, tentennamenti e diversi annunci, Franca Rame ha deciso davvero- «Approvata la Finanziaria mi dimetto, il Senato e il frigorifero dei sentimenti e io non sono un numero che conta solo quando deve votare rosso o verde».  Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, chiede di ridurre da subito la compagine governativa senza aspettare il prossimo governo, come stabilisce una norma della Finanziaria approvata oggi dall’aula del Senato. “Premesso che la norma si applica dal prossimo governo, nulla vieta di farlo adesso. Ecco perché noi rilanciamo l’idea che dopo la Finanziaria sarà urente rilanciare il problema della compagine governativa”, ha detto Di Pietro conversando con i cronisti al Senato.

Il leader Udc Pier Ferdinando Casini conferma il via libera alla mozione di sfiducia contro il ministro dell’Ambiente: “Andiamo avanti con la mozione di sfiducia a Pecoraro Scanio, che è il ministro dei no ed è il coautore dei no ai rigassificatori insieme a Di Pietro”.  Si chiama Luca Volontè. E’ capogruppo alla Camera dell’Udc. Piuttosto attivo, il suo volto è spesso impacchettato nei pastoni dei tg Rai, le sue idee chiare e conseguenti. Ha deciso di stanare tutti i comunisti italiani. Sulla scorta delle notizie ricevute dalla Polonia dei gemelli Kaczynski, tra l’altro appena sconfitti alle urne, Volontè ha deciso di aprire la più grande delle questioni politiche. “Martedì mattina ogni deputato riceverà in casella il modulo di adesione alla nostra proposta di legge di riforma costituzionale per inserire il divieto di apologia del comunismo insieme al reato già previsto per il fascismo”.

“Non è il momento di fare ideologia, di purezze, di bandiere. L’Italia è disposta ad andare avanti comunque”. Così Emma Bonino, il ministro per il commercio internazionale e le politiche europee ha commentato l’ultimo ostacolo sul cammino della risoluzione proposta dall’Italia per una moratoria delle pene capitali.

Il Consiglio dei ministri vara un decreto sulla sicurezza che sarà poi lasciato decadere per imperfezioni di forma presenti nel testo. Permessi di soggiorno, per motivi umanitari, anche per quegli stranieri, soprattutto le donne, che denuncino di aver subito violenze in famiglia. Azzeramento della legge Cirielli che, sotto il governo Berlusconi, aveva ridotto della metà i tempi di prescrizione dei reati. Nuova stretta sul falso in bilancio che ritorna a quattro anni di pena dopo le maglie larghe stabilite dal Cavaliere. Con queste significative novità il pacchetto sicurezza torna oggi all’ esame del consiglio dei ministri. Ci hanno lavorato ancora gli staff legislativi dei ministri dell’ Interno Amato e della Giustizia Mastella, e un giro di tavolo è stato fatto anche con i responsabili tecnici degli altri ministeri (Solidarietà sociale, Pari opportunità) che sono interessati alle modifiche contenute nei disegni di legge.  Viveva in questo campo nomadi il ragazzo di ventiquattro anni arrestato martedi sera con l’accusa di aver seviziato, alla periferia di Roma, una donna italiana. Un episodio che peserà su statistiche già eloquenti: il 15% tra tutti i denunciati per omicidio, in Italia, sarebbe di nazionalità rumena. Il governo ha deciso ieri di autorizzare, con un decreto urgente, l’espulsione di cittadini comunitari per ragioni di sicurezza. In serata, inoltre, sono attesi nella capitale 3 poliziotti inviati da Bucarest per collaborare all’inchiesta. “Non agiamo sulla spinta dello choc e dell’emozione – ha detto il Premier Romano Prodi – Noi siamo determinati ad assicurare ai nostri cittadini un livello di sicurezza alto e giusto”. Italia e Romania chiedono aiuto all’Europa. Da sole non possono risolvere il problema dell’immigrazione di cittadini comunitari da uno stato all’altro dell’Unione. Al termine di un incontro a Roma, organizzato dopo l’uccisione, attribuita a un rumeno, di Giovanna Reggiani, il primo ministro italiano Romano Prodi e il premier rumeno Calin Popescu Tariceanu, hanno inviato una lettera comune al presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso.

Cortina volta le spalle al Veneto e guarda al Trentino Alto Adige. Alle urne ha risposto il 71,44% degli aventi diritto, ma sono quei 432 voti in più del quorum referendario previsto (3.415) che hanno reso la giornata odierna – come ben sintetizza Siro Bigontina, coordinatore dei comitati per il referendum pro Alto Adige – “una data storica per Cortina e gli altri due comuni ladini, Livinallongo di Col di Lana e Colle Santa Lucia”. “Finalmente – dice Bigontina – abbiamo potuto dire la nostra dopo 90 anni”, sottolineando che la ragione della volontà di andare di là è prima di tutto legata alla riunificazione dei ladini e poi, ma solo alla fine, alle questioni economiche, visto che le regioni a statuto speciale stanno meglio di quelle ordinarie. Appare comunque chiaro che l’esito referendario è solo il primo passo “ufficiale” di un cammino istituzionale che si annuncia molto lungo e difficile e dall’esito tutt’altro che scontato. Intanto, le parole del sindaco cortinese, Andrea Franceschi, cercano di richiamare le ragioni del malessere e nel contempo di rilanciare uno spirito di collaborazione. “Il risultato referendario di Cortina – dice, in linea con altri commenti di politici bellunesi – è la punta di un iceberg di un malessere forte della montagna: mi rivolgo direttamente a Napolitano e a Prodi perché da loro deve partire una vera politica di sviluppo per la montagna”.

Sulla commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova nel luglio del 2001 la maggioranza ha proposto di istituire una commissione di inchiesta per valutare il comportamento della polizia in quell’occasione visto che in più di un caso sono state appurate degli errori e della mancanza di coordinazione tra le varie pattuglie. Ebbene l’Udeur di Mastella e (quello che più grave) l’Italia dei Valori di Di Pietro hanno votato con l’oppozione facendo mancare i voti per l’istituzione della commissione. E’ un grave fatto per chi come me credeva nell’onestà di intenti di Di Pietro e che dopo lo sconcuasso del Partito Democratico pur sapendo che il Di Pietro non è di sinistra credeva di potervi trovare una nuova casa. Antonio Di Pietro si pente e pronuncia pubblico mea culpa: «La commissione d’inchiesta sul G8? Ho sbagliato». In un Paese dove l’assunzione di responsabilità non è di moda, il più popolare dei ministri scrive su’Unità e ringrazia il giornalista Marco Travaglio di avergli «aperto gli occhi» dedicandogli gli strali di Uliwood Party. «Caro Travaglio, la sua rubrica mi ha fatto riflettere…». Folgorato dal titolo «Quo vadis, Tonino?», che evoca l’apostolo Pietro in fuga dal martirio, il responsabile delle Infrastrutture ha rivisto il film delle risse col Guardasigilli e quello delle strizzate d’occhio alla Cdl in Parlamento. E interrogandosi sulla «verità relativa e quella assoluta», si è accorto che la parte del «pierino» recitata in duo con Mastella non gli piace più: «Ho deciso di dare una lezione a me stesso». Ieri lo ha chiamato Prodi, preoccupato per la Finanziaria: «Ascolta Tonino, che intendi fare in Aula con quegli emendamenti che ti hanno bocciato in commissione al Senato?». Qualche ora dopo il ministro ha richiamato il premier: «Tranquillo, Romano. Gli emendamenti li ritiro tutti». Silenzio felicemente sbigottito di Prodi e conclusione di San (Di) Pietro: «La gara delle rivendicazioni ci ha portato sull’orlo del precipizio, ci deve pur essere qualcuno che dice “fermatevi”!». La svolta buonista, forse suggerita dai sondaggi, riguarda il metodo ma non i contenuti. Di Pietro resta convinto di aver ragione sulla commissione d’inchiesta per il G8 quanto sul Ponte di Messina. «Ma in una coalizione bisogna tenere conto delle ragioni degli altri…»

Un’incursione dell’esercito turco nel Nord Iraq a caccia di terroristi del Pkk porterebbe con sé il rischio che il conflitto si allarghi e destabilizzi la Regione finora più tranquilla del Paese: un rischio che, a giudizio dell’Italia, “dovrebbe essere evitato”. Nel giorno in cui i separatisti curdi – attraverso la loro agenzia Firat – lanciano l’allarme su un “imminente attacco aereo” di Ankara nel Kurdistan iracheno, Massimo D’Alema incontra il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan al suo secondo giorno visita ufficiale in Italia e gli manifesta tutte le perplessità italiane su un possibile sconfinamento del potente esercito turco in Iraq.

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