Il Senato respinge (con 156 sì, 157 no e 1 astenuto) una mozione di sfiducia contro il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco presentata da La Destra e fatta propria dall’intera CdL. Subito dopo è respinta (con 156 sì, 154 no e 4 astenuti) una seconda mozione di sfiducia della CdL sempre contro Visco.
Ancora una volta, la spallata non arriva. Ma quanta fatica a Palazzo Madama per la maggioranza, che supera d’ un soffio, grazie al sostegno dei senatori a vita, il nuovo ostacolo sul caso Visco-Gdf. E così, al termine di un dibattito ad alta tensione – sospeso anche per gli striscioni srotolati da An (“Visco, giù le mani dalla Gdf”) – il centrosinistra respinge la mozione e i due ordini del giorno presentati dalla Cdl. Di misura boccia il primo testo, che prevedeva la revoca permanente delle deleghe e invitava il viceministro a dimettersi: decisivi, oltre allo strappo ricucito con l’ Italia dei Valori, i voti contrari espressi da Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, ma anche l’ astensione di Giulio Andreotti. Alla fine, il tabellone segnala 156 voti favorevoli, 157 contrari e un astenuto. E se Romano Prodi, a nome del governo, a voto concluso assicura che «siamo tranquilli, tranquilli, tranquilli», nel pomeriggio, chiamato a riferire in Aula, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, aveva sottolineato che «non c’ è niente, niente di nuovo rispetto al 6 giugno scorso», quando a Palazzo Madama si svolse un altro dibattito sulla vicenda. La sospensione delle deleghe, aveva aggiunto, «come è noto è operante», visto che sono «in mano al ministro dell’ Economia e oggi niente cambia». Tornando ai numeri, non supera la prova pure l’ ordine del giorno presentato dal repubblicano Antonio Del Pennino, che chiedeva la riduzione di ministri e sottosegretari: 156 no, 154 sì e 4 astenuti (Andreotti, i due esponenti dell’ Unione democratica, Willer Bordon e Roberto Manzione, e l’ ulivista “dissidente” Domenico Fisichella).
Infine, con lo stesso scarto ottenuto per la mozione, l’ Aula ha respinto l’ odg del leghista Roberto Calderoli, che chiedeva l’ impegno del governo a «esprimere censura» nei confronti di Visco, per una sua dichiarazione «gravemente offensiva»: il 7 settembre il viceministro avrebbe sostenuto che «in Veneto l’ antistatalismo è consustanziale con la cultura media dei cittadini della Regione». L’ esponente del Carroccio, in precedenza, aveva ritirato pure due mozioni e un ordine del giorno. A chiedersi comunque «quanto costa agli italiani, in termini di tasse, un pomeriggio come questo passato a mettere sotto accusa l’ uomo che dà la caccia agli evasori fiscali» è Furio Colombo (Ulivo). Una domanda che scatena la contestazione della Cdl. Ma ad alimentare nuove polemiche non è solo il centrodestra. Ad aprire un fronte interno all’ Unione, infatti, non sono le assenze di Franco Turigliatto (Sinistra critica) e Stefano Zuccherini (Prc), entrambi in congedo giustificato, quanto la mancata presenza per il voto sulla mozione del Guardasigilli Clemente Mastella, impegnato nella registrazione di Porta a porta. «Spero che gli vada meglio di come è andata a Ballarò – commenta a caldo il capogruppo di Sd, Cesare Salvi – perché vista la situazione che c’ è in Senato, solo un trionfo televisivo può giustificare il fatto che non fosse presente». «Ancora una volta abbiamo respinto il tentativo di spallata della Cdl», commenta Anna Finocchiaro, capogruppo dell’ Ulivo. «Per l’ opposizione è stata una giornata boomerang», sottolinea Giovanni Russo Spena, presidente Prc, pronto ad elogiare la «straordinaria e commovente militante Montalcini». «Visco si è salvato grazie al soccorso determinante dei senatori a vita, che hanno fatto la parte delle riserve, ma il baratro per Prodi e compagni s’ avvicina», replica il capogruppo di An, Altero Matteoli.
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