La mini-crisi di San Miniato (dalla festa dell’ Unità dove D’ Alema lunedì scorso sdoganò definitivamente i palestinesi di Hamas) perlomeno un obiettivo l’ ha raggiunto: da ieri la posizione del governo italiano sul dialogo col movimento integralista palestinese è più chiara, e se non proprio univoca almeno convergente. Romano Prodi «copre» il suo ministro degli Esteri, con Hamas bisogna parlare, perché se gli integralisti rappresentano metà del popolo palestinese «non è possibile arrivare ad una pace con due popoli palestinesi in opposizione tra di loro». Il premier parla dalla Slovacchia, prima di rientrare a Roma dove ieri sera ha cenato con Tony Blair, neo-inviato del Quartetto per il Medio Oriente. «La posizione italiana su Hamas – dice Prodi – è chiarissima: non si può pensare di arrivare ad una pace con due popoli palestinesi in opposizione tra loro. Bisogna dialogare con tutte le parti in causa». E secondo Prodi Hamas andrebbe in qualche modo coinvolta anche nella conferenza di pace internazionale che Bush ha chiesto alla Rice di organizzare per il prossimo autunno. D’ Alema lunedì sera aveva detto che «Hamas si è reso protagonista di atti terroristici ma è anche un movimento popolare, una forza reale che rappresenta tanta parte del popolo palestinese e quindi sarebbe sbagliato regalarlo ad al Qaeda». Il ministro degli Esteri rifletteva ad alta voce alla festa dell’ Unità in provincia di Pisa su un tema che in queste ore è esplosivo. Lo stesso presidente palestinese Abu Mazen dice che con Hamas non è possibile nessun dialogo, che «sono dei golpisti da sconfiggere e punire». Ma D’ Alema ragiona a ruota libera, sembra quel commentatore del Jerusalem Post (Eran Shayson) che la settimana scorsa certificava il successo di Hamas a Gaza, e sosteneva che «Israele non ha alternative, deve riconoscere che a Gaza il vero interlocutore è Hamas».
Ieri sera il ministro degli Esteri con una battuta al Tg1 si è difeso dalle accuse che gli sono arrivate addosso dal centrodestra (soprattutto Fini e Casini), le ha definite «polemiche immotivate, io su Hamas ho fatto solo una considerazione banale». Ma banale la sua svolta di san Miniato non lo è stata, se perfino diplomatici italiani notano che «in effetti il momento in cui il ministro ha detto queste cose su Hamas è particolare: Abu Mazen sta provando a combattere la sua battaglia contro Hamas». E infatti Prodi, nel coprire il ministro degli Esteri, non scende in dettagli, ma nella sua visita in Israele della settimana scorsa aveva concordato con Olmert e Abu Mazen stesso che un coinvolgimento di Hamas è da prevedere per il futuro, quando avrà dato garanzie di abbandono del terrorismo e avrà riconosciuto il diritto di Israele ad esistere. Il tema Hamas è stato solo uno di quelli che ieri sia Prodi che D’ Alema hanno affrontato nei loro incontri con Tony Blair. L’ inviato del Quartetto per il Medio Oriente ieri era a Roma prima della prima riunione del Quartetto al massimo livello, oggi a Lisbona. Ci saranno lui, Blair, con la Rice (Usa), Ban Ki-moon (Onu), Solana (Ue) e Lavrov (Russia). Blair l’ ha fatto sapere a tutti in questi giorni: il ruolo che gli è stato assegnato è troppo limitato, lui ha idee chiare, si ispira per esempio alla tecnica negoziale che adottata per il conflitto nord-irlandese, ma il ruolo che gli è stato assegnato è troppo debole. In effetti il Quartetto il 27 giugno gli diede 4 compiti, tutti di promozione economica della Palestina e di miglioramento della governance dell’ Autorità palestinese. Agli italiani Blair ha detto che «questo è solo l’ inizio, il mio obiettivo è lavorare alla creazione di uno stato palestinese che sia in grado di dialogare con Israele come interlocutore credibile». Prodi e D’ Alema, che avevano avuto dubbi sulla sua nomina, adesso la appoggiano. Ieri i consiglieri diplomatici di Palazzo Chigi hanno preparato un comunicato finale assai chiaro: «Prodi e D’ Alema hanno ribadito l’ opportunità che venga delineato un orizzonte politico in grado di imprimere nuove prospettive al negoziato». In quell’ orizzonte politico c’ è spazio per il profilo di Tony Blair.












































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