Il premier ha poi tenuto a puntualizzare di non avere assunto questa decisione a seguito della telefonata del presidente della Camera: «La telefonata con Bertinotti – spiega – c’è stata, ma la decisione era stata presa prima». Sul caso-Rovati, infine, torna a chiedere di mettere la parola fine: «Basta. Il Paese non ha bisogno di giocare su invenzioni, ma di ragionare seriamente sul futuro delle telecomunicazioni. Abbiamo già dato tutti i chiarimenti possibili».
Ma la guerra a distanza con Tronchetti Provera non sembra finire. Ancora Prodi – durante una conferenza stampa a New York – assicura di non aver commesso errori:
«Mi è stato chiesto un colloquio per parlare della strategia di Telecom. In quel colloquio – conclude Prodi ricordando l’incontro con l’ex presidente del colosso telefonico – non mi è stato detto nulla di ciò che il giorno dopo Telecom ha presentato al Paese. Quando si chiede un incontro con il presidente del Consiglio – scandisce il Professore – bisogna dire tutta la verità». Poi, parlando ad una prima colazione organizzata dal Council of Foreign Relations, colorisce il concetto: «Non mi ha detto una parola – ha spiegato Prodi- e gli ho risposto che ero sorpreso ed irritato. Se chiedete un incontro con il premier… non potete non dirgli niente. (Tronchetti) ha seri problemi di comportamento: ecco quanto è successo… non ci sono state interferenze da parte del governo», ha detto Prodi. «Tronchetti – ha aggiunto Prodi – ha lasciato credere che il governo sapeva solo perchè c’è stato quell’incontro». Poi la sferzante conclusione: «L’impressione è che ha usato il governo».












































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