Discutere di vicepremier e tira-e-molla fra partiti. E insieme cominciare ad accendere la macchina per far ripartire l’ Italia. Parlare, parlare di politica come assegnazione Cencelli di incarichi e contemporaneamente infilarsi in conti che ammettono poche chiacchiere. Due binari, per un governo che sta nascendo, non ha ancora le caselle riempite ma già lavora sul nodo centrale: l’ economia. Con un «gioco di squadra» in cui acquista un ruolo decisivo il presidente del Consiglio mentre si sta definendo un viceministro per le politiche fiscali. Vincenzo Visco, ex ministro ds, il candidato. Romano Prodi ha vissuto così il suo primo giorno dell’era Napolitano. I giochi per il Colle conclusi e la via per Palazzo Chigi ormai spianata. Eppure sempre complicatissima. Con un finale di giornata simbolico: Tommaso Padoa Schioppa che esce dalla porta posteriore di piazza SS. Apostoli. Uffici di Prodi. Il futuro ministro dell’ Economia cerca di sfuggire ad ogni attenzione. «No, scusate, non dico nulla in questo momento». Prudenza, sapendo che non solo l’ Italia ma le capitali e i mercati internazionali ci guardano. E attendono. «Abbiamo lavorato bene. Per tre ore abbiamo visto un po’ di numeri. Ci prepariamo a diventare governo» dice Prodi a sera. Lui e Padoa Schioppa ieri si sono mossi come se fossero già al governo.
Hanno cominciato a definire strategie, metodi per una sfida che ricorda l’euro di Prodi-Ciampi, dieci anni fa. Con un immenso picco da superare: i conti pubblici. Un deficit 2005 al 4,1% del prodotto interno lordo, oltre un punto sopra i parametri della Ue, e un debito al 106,4% che minaccia di arrivare al 107,4 nel 2007, con un deficit/pil al 4,5. Altri analisti peggiorano ancora le stime. Si tratta allora di definire immediatamente la strategia verso Bruxelles, che per ora non chiede una manovra bis. Decidere se chiedere di allungare da due a tre anni il rientro nei parametri, pagando però gli scotti sui controlli comunitari. Il futuro premier e il prossimo ministro non si sono fermati ai guai e ai possibili rimedi. Hanno affrontato anche la riorganizzazione complessiva della governance economica. Con il ministero dell’ Economia che insieme si allargherà e dividerà i suoi compiti. Dovrebbe acquistare le competenze su politica industriale, Mezzogiorno, innovazione, liberalizzazioni. Insieme affiancare a Padoa Schioppa, l’ ex dirigente di Bankitalia, Consob, Banca centrale europea a cui guardano con fiducia i mercati internazionali, un viceministro per le politiche fiscali e la lotta all’ evasione. Il ritorno dell’ ex ministro ds Vincenzo Visco è in pista. Anche il dicastero delle Attività produttive sarà riorganizzato. Con Pier Luigi Bersani – da Prodi mercoledì – solitario candidato. Si punta a rafforzare la coerenza fra risorse e materie ora disperse. Da questo ministero dipende il secondo braccio della forbice prevista da Prodi: risanamento e rilancio uniti, «senza politica dei due tempi». In questa luce il presidente del Consiglio avrà il ruolo cardine di regia e coordinamento di tutta la politica economica. Ragnatela ambiziosa a cui si collegano le varie strade previste della strategia economica. Definire, con sindacati e Confindustria, un patto a tre per la crescita. Trattare con la Ue non solo il risanamento dei conti ma anche le politiche degli investimenti in infrastrutture ed innovazione, facendo dell’ Italia la capofila di un aggiornamento di quel Patto di Lisbona che dovrebbe segnare una «via europea» all’economia. Infine nei piani prodiani c’ è l’ idea di un accordo fra governo e Regioni per controllare la spesa e rilanciare i territori produttivi. Lettura da nuovo secolo della storica linea dell’ ormai ex Professore sui distretti industriali.










































