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Stop! Dimentica

Stop! Dimentica

Stop! Dimentica

Stop! Dimentica è il primo singolo tratto dal cd Nessuno è solo.
La scelta del brano per tornare sulla scena musicale a distanza di anni dall’ultima apparizione pubblica e in seguito a un lungo periodo di silenzio, è particolarmente significativa. Infatti, il brano tende a condannare e allo stesso tempo celebrare il silenzio, che non permette la comunicazione tra due persone; ma in certi casi è proprio il silenzio a permettere di non rompere un rapporto, sono le parole taciute a renderlo duraturo, e in questo senso Stop! Dimentica si pone, con un ritmo travolgente, di rompere quel famoso silenzio che contraddistingue il lungo spazio tra i lavori discografici di Tiziano e che i fan conoscono bene. Una canzone molto ritmata che inneggia e condanna il silenzio, si pone di romperlo per ricongiungere fan e artista dopo anni.
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La prima strofa è incentrata sulla forza degli sguardi e, appunto, del silenzio. Spesso sentiamo dire, o noi stessi pensiamo, che gli sguardi valgano più di mille parole. Infatti per l’autore uno sguardo, inteso in questo caso come uno sguardo in particolare, forse quello dedicato al destinatario della canzone, rompe il silenzio, perché appunto vale e parla più di ogni discorso. Quello sguardo sa dire ciò che l’autore pensa, quello e solo quello sguardo. Quello sguardo è così eloquente che avrebbe da dire per un giorno intero, sa parlare di una partenza che non prevede il ritorno: quest’ultimo sguardo potrebbe in realtà essere un secondo differente sguardo. Se a rompere il silenzio e a raccontare una storia sono gli occhi di chi canta, ad annunciare una partenza senza ritorno, ovvero un addio, sono invece gli occhi di un interlocutore. In questa strofa dunque avviene un discorso silenzioso, fatto di occhiate: l’autore con gli occhi dice ciò che sente e si confessa, parla di una storia lunga, l’interlocutore invece gli dice addio. Gli sguardi, nel silenzio, si contraddicono.
L’autore sembra non voler accettare l’addio, infatti dice, andando incontro a chi resta in silenzio, io ti dirò tutto quello che so, con lo sguardo, e tutto ciò che il tuo sguardo non sa dire, lo capirò io: mi aiuterà il mare. Il mare, un’entità esterna come spesso lo è stata la luna nei testi di Tiziano, estranea all’umanità e onnisciente, spiega tutto ciò che l’altro non sa dire nemmeno con lo sguardo. Grazie alle parole del mare, l’autore sente, ascolta parole grandi più della città. Capisce la bugia taciuta dall’altro, una bugia pesante che fa breccia nel silenzio degli sguardi e lo rompe, la stessa bugia che lui stesso era pronto a pronunciare, ma che ha trattenuto perché ha riflettuto prima di parlare. Questa bugia potrebbe, per esempio, somigliare a un “non ti amo più”, detto per allontanare l’altro volutamente in modo da non farlo soffrire, ma potrebbe essere una qualsiasi bugia che, una volta detta, riesce a rompere un rapporto. Se non ti fermi adesso, dice, dopo non sarà possibile. L’autore sta pregando il suo interlocutore di dire questa bugia, così che forse possa tutto terminare e tornare alla pace, altrimenti la storia travagliata continuerà a torturarlo. Inoltre, la preghiera deriva dal fatto che chi canta è consapevole che lui non sarebbe in grado di porre fine a tutto e pronunciare le parole finali della storia che lega i due personaggi.
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Eppure, nel ritornello la preghiera è inversa: Fermati, dimentica ciò che ho appena detto. Dimentica questo silenzio perché essendo un silenzio non può parlare, e di conseguenza tu non puoi fare ciò che ti ha detto, non vale una sola parola, perciò dimentica, perché se dimentichi le cose si aggiusteranno da sole, oltre noi, tutto il resto andrà da sé.
Dimentica perché, dimentica per me.
​Dimentica tutto, insomma, così io potrò tornare a vivere nell’illusione dei nostri silenzi e sguardi. Si intravede dunque già da ora un conflitto interiore di chi canta, che vorrebbe, razionalmente, terminare la storia ma, nel profondo, non è in grado di sopportarne la fine.
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La nostra storia, dice nella seconda strofa, è grande come il mondo, immensa. È una storia che, a raccontarla, richiederebbe un giorno intero. Ma la storia più bella che ti riguardi, dice l’autore, è una bugia, che hai detto stando nel tuo silenzio, solo con una parola. E questa parola è la storia più affascinante che ti riguardi.
L’autore è combattuto, non riesce a distinguere bene ciò che vuole realmente, anche se ha ben chiari i suoi sentimenti. Inizialmente sembra volersi adagiare sui silenzi e lasciare che il rapporto continui così, senza che le bugie siano pronunciate. In un secondo momento, prega il suo amico o compagno di riuscire lui a porre fine a tutto, salvo poi rimangiarsi tutto nel ritornello, chiedendo all’interlocutore di dimenticare quanto appena detto. Segue la realizzazione, la consapevolezza che per quanto la storia che hanno sia immensa, si basa sulle bugie, affascinanti, ma pur sempre bugie.
Dal momento che mi affascina, continua, se dimentichi questo silenzio che non ha senso e non vale nulla, se dimentichi tutto ciò che ho appena detto la storia andrà da sé, si aggiusterà. Se dimentichi io interromperò questo silenzio, dicendoti tutto ciò che so realmente e chiaramente, e quando tu starai in silenzio sarà il mare a spiegarmi tutto. Non fermarti ora, continua, perché dopo sarà impossibile farlo.
In conclusione, Stop! Dimentica sembra narrare una storia complicata che stenta ad andare avanti per colpa dei silenzi. Allo stesso tempo è grazie a quei silenzi che certe bugie son state taciute e la relazione ha potuto continuare. Sembra che ci siano due persone completamente diverse: la prima, quella che canta, che sa tirarsi indietro per mantenere la relazione, sa tacere e sa sforzarsi di comprendere il silenzio dell’altro. La seconda invece appare meno disposta ad andare

 

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