Giustizia

Ciampi non firma la legge Pecorella

Ciampi rifiuta un secondo mandato

Carlo Azeglio Ciampi

Il sempre prudentissimo Ciampi interviene sulla legge Pecorella che taglia l’ appello al pm che ha perso il processo e amplia all’ esame dei fatti il ricorso in Cassazione. Il capo dello Stato, alla fine del tour siciliano, risponde così a chi gli chiede se firmerà il testo appena approvato al Senato: «Devo leggere questa legge che non è ancora arrivata al Quirinale, sarà il compito della prossima settimana». Una battuta ben comprensibile alla luce dell’ ampio dossier costruito sul Colle su una legge che, ancora una volta, ha messo a rumore il mondo delle toghe e dei giuristi italiani. Il primo presidente della Corte di Cassazione Marvulli l’ ha definita devastante e ha ricevuto il conforto dei colleghi delle Supreme corti europee. Il vicepresidente del Csm Rognoni ha ricordato i «dubbi di costituzionalità» messi in evidenza in un parere del Consiglio che non è arrivato in tempo al voto definitivo del plenum. In queste ore, i magistrati si stanno scambiando messaggi allarmati attraverso le mailing list e discutono la possibilità di inviare un appello a Ciampi perché blocchi la legge. Il procuratore di Bologna Di Nicola dichiara: «La legge contrasta in molti punti con la Costituzione. Personalmente nutro la grande speranza che il presidente la fermi e intanto mi scuso per averlo citato tanto è il rispetto che ho per l’ uomo e l’ istituzione». Per contrasto, da Vienna dove ha partecipato al meeting dei ministri Ue della giustizia, il guardasigilli Castelli plaude alla legge Pecorella perché «porterà a una grande abbreviazione della durata dei processi visto che si elimina un grado». Le toghe la pensano all’ opposto. Innanzitutto considerano incostituzionale, perché viola il principio della parità delle parti, aver eliminato il diritto d’ appello per il pm che ha perso il processo. In più, ampliando i margini del ricorso in Cassazione, la legge allunga la durata processuale perché la Suprema corte sarà sommersa di ricorsi che richiederanno più tempo per essere esaminati e quindi viola il principio della ragionevole durata del processo. L’ ex segretario di Unicost Roia segnala in aggiunta che «il pm, la parte pubblica che tutela l’ interesse collettivo, avrà un ruolo subordinato rispetto a quella privata». Inoltre, una volta perduto definitivamente, il processo avrà una ricaduta anche sull’ eventuale giudizio civile. In compenso, il diessino Brutti promette che, a elezioni vinte, anche la Pecorella «sarà azzerata come le altre leggi ad personam».

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