Berlusconi l’ ha sempre definita una «priorità». A ogni riunione con i parlamentari di Forza Italia il premier non mancava mai di ricordare che la legge Pecorella andava votata. Il Senato lo ha accontentato con un paio d’ ore di dibattito, mediaticamente offuscato dal contemporaneo scontro alla Camera sull’ amnistia. Tempi d’ intervento strettissimi per l’ opposizione, qualche momento di assenze in aula, la Cdl ha marciato compatta verso il sì finale. Se Ciampi firmerà la legge del forzista Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera e avvocato del Cavaliere, cambieranno due regole storiche del processo: il pm non potrà più presentare appello se il tribunale gli ha dato torto; la Cassazione sarà chiamata a entrare nel merito qualora gli avvocati denuncino che «una prova decisiva non è stata assunta» e dovrà verificare se le motivazioni della sentenza sono «contraddittorie o manifestamente illogiche». è la rivoluzione che fa esplodere il sempre misurato primo presidente della Suprema corte Nicola Marvulli che dichiara all’ agenzia Agi: «Sono sbigottito per un’ iniziativa legislativa che distrugge la funzione assegnata alla Corte. Non posso prevedere cosa accadrà, mi auguro ci sia particolare attenzione ai problemi organizzativi legati a questo disastroso evento». Non è l’ opposizione che parla, ma la toga più alta in grado in Italia, colui che si è rivolto anche alla Rete delle Corti europee ottenendo sostegno. Marvulli prevede un’ invasione di ricorsi e tempi più lunghi per esaminarli. Commenta il presidente dell’ Anm Ciro Riviezzo: «Dopo la Cirielli, con la Pecorella si completa il disastro della giustizia penale». Il segretario Antonio Patrono: «La Corte sarà snaturata. L’ equilibrio tra le parti del processo è alterata, saltano i principi del giusto processo». Per Franco Ippolito e Juanito Patrone, presidente e segretario di Md, è un «colpo mortale», la Pecorella «un’ altra legge da cancellare». Soddisfatti invece i penalisti. Ecco il plauso del presidente Ettore Randazzo: «Finalmente viene varata una legge in linea con il nuovo processo accusatorio». L’ opposizione contesta l’ ennesima legge ad personam. Denuncia il Verde Giampaolo Zancan: «è una legge per favorire i soliti noti». Dichiara il responsabile Giustizia dei Ds Massimo Brutti: «La legge, e per questo la Cdl l’ ha votata, rende inappellabile la sentenza già benevolmente pronunciata dal giudice Castellano nei confronti di Berlusconi (è quella che un anno fa lo ha assolto per prescrizione dall’ accusa di corruzione delle toghe). Consentirà a Previti di riproporre in Cassazione i motivi di merito già esaminati nei due gradi del processo per cui è stato condannato. E la prescrizione si avvicina». Per il processo Imi-Sir Previti dovrebbe affrontare la Cassazione lunedì, ma lo sciopero dei penalisti farà saltare l’ udienza. Ribatte il forzista Roberto Centaro: «Non è una legge ad personam. Se poi alcune scadenze dovessero coincidere con uno sciopero e favorire qualcuno questo non sarebbe da imputare alla legge». Il diellino Nando Dalla Chiesa ricorre a una poesia. «La più urgente, la più bella, sì, la legge Pecorella. E la scrive un avvocato per salvare il suo imputato, che poi, caso assai moderno, è anche capo del governo, mentre invece l’ avvocato è un potente deputato». Pecorella accusa Dalla Chiesa di dire «falsità» e lo invita a presentarsi di fronte a un giurì d’ onore. E ci tiene a far sapere: «Ho presentato la proposta di legge nel 2002. Berlusconi è stato assolto nel dicembre 2004. Solo Nostradamus avrebbe potuto prevedere che la legge sarebbe stata applicabile nel 2006».
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Le canzoni spiegate
Per volerti bene non è mai troppo tardi

Per ottenere qualunque cosa nella vita bisogna volersi bene. Perchè se non ci si crede da soli a se stessi; la credibilità verso gli altri sarà zero.
Mi manca pagare qualcosa con le figurine

Canzone simbolo della generazione degli anni novanta, di chi cioè era adolescente in quel decennio. Si canta la pesantezza di essere diventati grandi, le responsabilità e la perdita della gioia e dell’innocenza. “Avevo voglia di parlare con te, non so nemmeno per dirti cosa; delle porte fatte con le magliette o di Sergio che non si sposa. Avevo voglia di giocare con te, a chi sputa più lontano. Rompere i vetri delle fabbriche, farci sgridare da qualcuno. Ah, che noia essere grandi, andare ai compleanni, parlare di soldi e dei figli degli altri. Ah, è tardi e devo già andare”. Sono belli invece i ricordi dell’adolescenza. “E mi manca aspettare l’estate, comprare le caramelle colorate. E mi manca la strada in due in bici; mi manco io, mi manchi tu. E mi manca una bella canzone; pagare qualcosa con le figurine. E mi manca la biro tra i denti; mi manco io, mi manchi tu. Ti manco io, e ti manchi tu”. “Avevo voglia di parlare con te, te lo ricordi il tuo primo pallone. Finiva sotto le macchine; però col vento sapeva volare. Lo sai che voglia di giocare che ho, anche di piangere e soffiarmi il naso; poi sprofondare nell’erba più alta. Tornare a casa sporco di prato”. La disillusione di un tempo che non potrà più tornare indietro. “Ah, e invece siamo già grandi, con il dovere di dare risposte e firmare e non lanciare sassi. Ah, ti voglio ancora bene”.
Grazie per avermi spezzato il cuore

Una storia è finita e lei quasi lo ringrazia di averla fatta soffrire; perchè in questo modo ha trovato la forza di uscire da questa situazione e dimenticarlo. “Grazie per avermi spezzato il cuore, finalmente la luce riesce a entrare. Strano a dirsi ho trovato pace in questa palude; mentre una sera scagliava invece musicali promesse di apocalisse”. L’intento di dimenticarsi è comune. “Grazie per l’invito a dimenticare le notti. Alle porte del sogno (le albe) incontrarti e parlare (il vino, le lotte). Dimenticare (i giorni). Alle porte del sogno (le luci) invitarti a ballare (le stande d’albergo, le voci). Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e suonare. Dimenticare il vento, gli scherzi, le foglie, le ombre, l’odio”. “Dimenticare alle porte del sogno incontrarti e parlare. Dimenticare alle porte del sogno invitarti a ballare. Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e volare. Dimenticare alle porte del sogno baciarti e restare”. E infine, la beatitudine di essersi lasciati. “Strano a dirti ho trovato pace alle porte del sogno. Rivedo i porti, le nebbie, gli inverni le ombre, le inutili piogge. Le albe, le lotte, le luci, i giorni. Le notte, le stanze d’albergo. L’orgoglio”.
Il cielo limpido non fa per me

Marjorie Biondo – Le margherite (2000) Il suo primo singolo, “Quello che tu hai”, è stato pubblicato nel novembre 1999 e contiene tutti i riferimenti musicali della giovane artista. Partecipa al Festival di Sanremo 2000 nella sezione “Giovani”, classificandosi nona, e subito dopo esce il suo album di esordio omonimo. L’album, un mix di rock dalle sfumature forti irlandesi […]
Non lo posso sopportare questo silenzio innaturale

Problemi di coppia. Una coppia cerca di superarli e lui la invita al dialogo. “Sai che cosa penso che non dovrei pensare, che se poi penso sono un animale e se ti penso tu sei un’anima. Forse è questo temporale che mi porta da te e lo so non dovrei farmi trovare senza un ombrello anche se ho capito che per quanto io fugga torno sempre a te”. “E me ne vado in giro senza parlare senza un posto a cui arrivare. Consumo le mie scarpe e forse le mie scarpe sanno bene dove andare. Che mi ritrovo negli stessi posti; proprio quei posti che dovevo evitare. E faccio finta di non ricordare e faccio finta di dimenticare. Ma capisco che per quanto io fugga torno sempre a te”. Anche se hanno provato a lasciarsi, ma finiscono sempre per ritrovarsi insieme. Lui, però le dice anche di non stare insieme per abitudine, ma di lottare per il loro amore. “Che fai rumore qui e non lo so se mi fa bene, se il tuo rumore mi conviene. Ma fai rumore, sì che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale tra me e te”. Anche se talvolta questo vuol dire litigare. “Ma fai rumore sì, che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale e non ne voglio fare a meno oramai di quel bellissimo rumore che fai”.







































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