Sperimentazioni animali, animali da macello e vegetarianesimo.

Umberto Veronesi

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Nel libro Una carezza per guarire Umberto Veronesi dedica un denso capitolo, l’ultimo, al tema della sperimentazione animale. Come il filosofo australiano Peter Singer, Veronesi auspica l’evolversi di un atteggiamento etico antispecista. Pensando che negli ultimi anni sono stati messi a punto via via diversi metodi di ricerca che non fanno uso di animali, risulta per lui ingiustificata la ancora ampia utilizzazione di cavie da laboratorio, specialmente per esperimenti che darebbero scarso contributo al progresso scientifico; da ciò Veronesi richiama l’urgenza di una legislazione in merito alla sperimentazione animale, al fine di limitare sempre più al minimo, grazie all’utilizzo di tecniche alternative, l’uso di animali da laboratorio e perché gli animali di grossa taglia come primati, cani e gatti siano esclusi del tutto dalle pratiche sperimentali.

Ma il percorso di una nuova etica volta al rispetto degli animali non si ferma alla drastica riduzione delle sperimentazioni mediche su di essi. Veronesi apre un importante inciso a proposito delle condizioni degli animali da allevamento, chiedendosi come possa, chi sia sensibile alla sofferenza delle cavie da laboratorio, rimanere insensibile davanti al crudele trattamento riservato agli animali da macello, considerati mere “macchine” produttive per la trasformazione da una merce (i mangimi) in un’altra (la carne) e destinati a morire per dissanguamento affinché la loro carne prenda quel colorito bianco che piace tanto alle persone comuni, magari quelle stesse persone che, pur prodigandosi nel firmare petizioni contro la vivisezione, non si rendono conto della incoerenza mentale che mostrano nel finanziare proprio, con le loro scelte alimentari a base di carne, la cruenta uccisione di tanti altri animali.

Veronesi spiega che, all’obiezione secondo cui il dolore di un animale non può essere paragonato a quello di un uomo – data la complessa struttura neuropsichica e affettivo-sociale che hanno gli umani a differenza degli animali – i sostenitori dei diritti degli animali rispondono notando come il livello di elaborazione psichica della sofferenza sia ridotto anche nei casi di esseri umani ritardati, cerebrolesi o semplicemente neonati, ma nessuna persona di buon cuore riterrebbe etico uccidere o utilizzare per esperimenti queste ultime categorie di persone, dato che pur possiedono un sistema nervoso e quindi provano sensazioni di gioia e dolore; le piante, invece, non sono dotate di un sistema nervoso, quindi non soffrono e – per questo motivo – i vegetariani preferiscono nutrirsi esclusivamente di alimenti vegetali onde evitare di causare sofferenze inutili. All’altra obiezione frequente dei negatori dei diritti degli animali – secondo cui tutti gli animali sono aggressivi fra di loro, quindi l’uomo segue semplicemente la legge naturale nell’imporre la propria forza sulle altre specie – è facile rispondere che l’essere umano può benissimo correggere una legge naturale che reputa ingiusta (dal momento che essa prevede l’infliggimento di sofferenze non necessarie da parte di una specie sull’altra) e che il tratto caratterizzante dell’uomo, rispetto agli altri animali, risiede proprio nella sua etica e nel suo rifiutare liberamente quei comportamenti che ritiene brutalmente contrari alla propria coscienza.

Veronesi ritiene che la carne non sia un alimento indispensabile per l’alimentazione umana, e sostiene che la dieta vegetariana, da lui stesso assunta, aiuti a prevenire l’insorgere di gravi malattie, tra cui il cancro intestinale:

« Il nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E pensiamo al neonato, che nei primi mesi quadruplica il suo peso nutrendosi solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie. »

In un altro articolo Veronesi chiarisce di essere vegetariano – e di esserlo ormai da molto tempo – non per motivi salutistici, bensì in virtù di ragioni etiche:

« Sono vegetariano per motivi etici e non medici. Gli animali vanno rispettati e non uccisi per poi mangiarli. Tutti gli animali.»

Per Veronesi la motivazione salutistica dà ancora più valore ad una scelta prima di tutto etica – poiché suscitata dalla compassione per la sofferenza patita dagli animali –, alla quale si aggiunge pure, come terza motivazione di ulteriore stimolo rafforzativo, la scoperta del valore diremmo terzomondista della scelta vegetariana, spiegato da Veronesi in un altro articolo:

« Rinunciare alla carne inoltre è per me anche una forma di solidarietà e responsabilità sociale. In un mondo che ha fame, il consumo di carne costituisce uno spreco enorme: se oltre 820 milioni di persone soffrono la fame è anche perché gran parte del terreno coltivabile viene riservato al foraggio per gli animali da carne. I prodotti agricoli a livello mondiale potrebbero essere sufficienti a sfamare tutti, se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da allevamento. »

Sempre secondo Veronesi, la produzione incontrollata di carne rischia di privare la Terra di acqua potabile e di fonti energetiche, come da lui denunciato in un’intervista rilasciata al Corriere poco dopo essere stato eletto senatore:

« L’umanità rischia un effetto a catena distruttivo: esaurimento di energia, di acqua potabile, di alimenti base per soddisfare consumismi alimentari errati. […] I conti non tornano. Sei miliardi di abitanti, tre miliardi di bovini da macello (ogni chilo di carne brucia 20 mila litri d’acqua), 15 miliardi di volatili da alimentazione, produzione di combustibili dai cereali. Tra un po’ non ci sarà più cibo. Grano, soia, riso, mais costano sempre di più e vanno a ingrassare gli animali da allevamento. Dobbiamo fermarci ora.»

Nel suo libro Longevità, Veronesi inoltre afferma:

« Al di là di decisioni etiche, filosofiche e di tutela dell’ambiente, credo che badare alla propria salute sia una ragione sufficiente per ripensare al consumo di carne. »

Il vegetarianismo, per Veronesi, ha perciò valore etico, salutistico, sociale ed ambientale. Insieme ad altri sforzi etici (come il progressivo accantonamento della sperimentazione animale e di pratiche quali la derattizzazione), il vegetarianismo rappresenta per lui un tassello utile all’instaurarsi di un nuovo rapporto – che sarebbe così non più antropocentrico, bensì solidaristico – tra uomo e natura.

Veronesi ha dichiarato che nell’Istituto Europeo di Oncologia da lui fondato «non si usano animali», pur non negando che altre strutture facenti capo all’Istituto fanno sperimentazione sugli animali nel contesto della ricerca di base. Veronesi ha poi chiarito in una intervista di considerare la sperimentazione sugli animali altrettanto necessaria di quella sull’uomo, e di ritenere però che entrambe debbano sottostare agli stessi vincoli etici di fondo. Parlando del nuovo Istituto europeo di oncologia (Ieo 2) a fianco di quello già attivo, Veronesi ha inoltre dichiarato: «noi vorremmo che i nostri pazienti diventassero tutti vegetariani, perché questo istituto deve avere anche una funzione educativa» e «dobbiamo dare anche l’esempio di una giusta alimentazione».