Centrosinistra

Europa Verde in crisi a Bologna

Il verde sbiadisce. A Bologna è guerra green tanto che la parte V di AVS, Alleanza verdi-sinistra, ha deciso di rompere l’alleanza inalberando il vessillo dei duri-e-puri dell’ambiente. Tra gli obiettivi vi è quello di contestare Angelo Bonelli, ridiscutere l’alleanza a sinistra e rilanciare un ambientalismo che, secondo loro, sta sbiadendo sull’altare del campo largo, ovvero è troppo compromissorio pur di salvare l’alleanza con Pd e alleati. Di fronte a tanta irruenza Bonelli non ha porto l’altra guancia e così la guerra è in corso con una sfida degna dell’Ok Corall tra lo stesso Bonelli e Danny Labriola, che continua ad essere il co-portavoce di Europa Verde a Bologna nonostante la scomunica.

Dice Bonelli: «Il massimalismo verde o di qualunque colorazione non può avere posto, perché non si misura con la sfida del governo che è una sfida importante. Il progetto di Avs va avanti e non può essere la federazione dei Verdi di Bologna a mettere in discussione questo progetto, perché è stato votato democraticamente in un congresso nazionale. Senza contare che Avs alle Europee ha ottenuto un risultato straordinario e a Bologna siamo andati oltre il 10%, quindi c’è anche una questione di rispetto della volontà popolare: i cittadini ci hanno chiesto di proseguire in un progetto che coniuga la giustizia sociale con la giustizia climatica».

Bonelli è alla seconda legislatura, la prima quando era a capo della Federazione dei Verdi, la seconda da co-portavoce della neonata Alleanza Verdi-Sinistra. E’ a capo di Europa Verde, movimento della variegata galassia verde che a poco a poco ha calamitato quasi tutti i gruppi che si rifanno all’ambientalismo. Ma ora la vicenda bolognese, che sembra stia facendo proseliti in altre parti d’Italia, mette in discussione la riaggregazione verde. Da Piacenza, per esempio, è stata spedita a Bonelli una lettera-aperta, firmata Europa Verde: «Siamo un partito ecologista, nato per superare i limiti di una politica basata sulla dicotomia destra/sinistra, fondato sulla democrazia, la partecipazione attiva e il federalismo, un partito dove i territori sono responsabili della costruzione di liste, cartelli elettorali e alleanze, un partito ove non vi è spazio per diktat e decisioni calate dall’alto. Ti chiediamo fermamente di tornare indietro e rispettare la comunità politica di Europa Verde e i suoi valori fondanti. Esprimiamo la piena solidarietà e vicinanza agli amici e alle amiche di Bologna e ai loro co-portavoce rispettando e sostenendo ogni loro decisione».

Il leader della rivolta verde è Danny Labriola, funzionario delle Regione Emilia-Romagna, eletto dal congresso co-portavoce di Europa Verde: «Lo statuto di Europa Verde mette nero su bianco che le federazioni provinciali sono responsabili delle scelte politiche a livello provinciale. Bonelli deve chiarire a noi e agli elettori di Europa Verde cos’è oggi Avs: è ancora un’alleanza elettorale o un nuovo partito? A noi risulta che Europa Verde sia ancora un partito con un suo statuto e con regole precise. E a queste riteniamo di attenerci con la nostra azione a livello locale».

Casus belli è il taglio degli alberi deciso dal Comune per fare posto ad alcune costruzioni e soprattutto per la realizzazione del tram, che nelle intenzioni dell’amministrazione dovrebbe essere una sorta di metropolitana di superficie. Sono sorti comitati per salvare il verde, con manifestazioni, sit in, perfino militanti che si sono legati agli alberi. Commenta Davide Celli, consigliere comunale Avs: «Alla fine della festa, la gente dovrà imparare a distinguere i veri verdi da quelli finti. I primi si incatenano agli alberi, gli altri costruiscono palazzoni, autostrade e massacrano il verde urbano tagliando un albero dopo un altro fino a quando la città non diventerà un forno crematorio». Celli era entrato, dopo l’elezione, nella maggioranza che sostiene la giunta del sindaco piddino Matteo Lepore, poi lo scorso anno è avvenuta la rottura con screzi non di poco conto e il passaggio all’opposizione. Lui ha contestato la politica urbanistica e ambientalista del Comune. Ma oltre a questo, il sindaco lo ha defenestrato per avere sostenuto la proiezione (in una sala di quartiere) del film filo-russo di propaganda anti-Ucraina, Il testimone («sono contrario ad ogni forma di censura», ha detto Celli) e per avere dichiarato che «le stragi dei gatti sono come l’eccidio di Marzabotto. In entrambi i casi, il comune denominatore è la violenza verso i più deboli; da una parte soldati armati verso donne e bambini disarmati, dall’altra uomini armati di lacci e di veleni contro gatti inermi e indifesi».

In quelle occasioni Bonelli aveva difeso il suo consigliere comunale, senza però riuscire ad evitare la rottura col sindaco e col Pd. Questa volta invece la spaccatura è traumatica poiché Europa Verde a Bologna ha deciso, nei fatti, di mettere in discussione l’alleanza con Sinistra Italiana, l’altra gamba dell’unione partitica, guidata da Nicola Fratoianni, il quale finora non è intervenuto nella disputa in famiglia. Fa sentire invece la sua voce Paolo Galletti: «Nel 2016 ho contribuito a far rinascere i Verdi in città dopo che l’invasione noglobal, con sostegno del nazionale, li aveva portati allo 0,8 %. Adesso mi chiedo se la deriva centralista e personalista abbia inquinato anche i Verdi. Abbiamo già vissuto con Alfonso Pecoraro Scanio una deriva di questo tipo che ci ha portato quasi all’estinzione. Spero di aver equivocato quando Bonelli allude a «verdi capaci di governare». Si pensa ad una massiccia sostituzione etnica tesserando verdi domestici che si adeguano ad ogni scelta anti ecologista? Qui non è in gioco alcun estremismo ma i valori fondanti dei Verdi, delle loro battaglie, della loro storia che non si possono svendere in nome di un precario elettoralismo».

Intanto a Bologna i ribelli verdi pensano già alle elezioni comunali del 2027 quando il simbolo Europa Verde si presenterà in autotomia e contestando la giunta comunale uscente del Pd, con buona pace di Bonelli & C. Chiosa Danny Labriola: «Alle ultime elezioni regionali ci siamo presentati insieme a Sinistra Italiana e Coalizione Civica, alleati col Pd, una scelta subita. L’abbiamo vissuta come un’imposizione calata dall’alto. Non si può predicare coerenza a parole e poi costringerci a condividere lo spazio politico con chi, sul territorio, rappresenta esattamente il modello che contestiamo. Nel 2027 proporremo un’alternativa all’attuale coalizione di centrosinistra che governa la città, sia che si ripresenti Lepore come candidato sindaco, sia che venga scelto un altro nome. Il nostro obiettivo è costruire un fronte ecologista e civico in netta discontinuità con le politiche attuate finora».

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