Europa

Matteo Piantedosi contro la Corte Ue: “Avanti sui cpr in Albania, è un problema se i giudici decidono al posto dei governi”

“Non cambieremo di una virgola i nostri programmi di contrasto all’immigrazione clandestina, dietro alla quale, non dimentichiamolo, ci sono i lucrosi affari di organizzazioni criminali transnazionale”. A dirlo è Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, in un’intervista al quotidiano Libero, all’indomani della sentenza della Corte di giustizia europea sui paesi sicuri, che dà torto al governo italiano. “Da giugno 2026 i nuovi regolamenti europei in materia offriranno altre prospettive di contrasto all’immigrazione irregolare oggi mascherata dall’utilizzo strumentale del diritto d’asilo. Quindi andremo avanti sulle numerose iniziative che questo governo ha già messo in campo per ottenere ad oggi una stabile riduzione di oltre il 60% degli sbarchi sul nostro territorio rispetto a quello che c’era stato lasciato in eredità e al crescente aumento delle espulsioni che stiamo praticando da quando siamo in carica. Esattamente come adesso, le strutture in Albania continueranno a funzionare come Cpr e presto potranno riprendere a operare come centri per le procedure accelerate alla frontiera e la loro originaria funzione”.

In merito alla sentenza, Piantedosi contesta il principio per cui “le decisioni dei singoli giudici possono sempre prevalere sulle scelte che la politica adotta con i provvedimenti aventi forza di legge”, perché “se un giudice prevale sulla politica è un problema di tutti”, di cui “credo debbano preoccuparsi anche coloro che oggi sono all’opposizione”. 

“È una sentenza, che a mio giudizio, conferma quanto autorevolmente sostenuto dall’Economist non più tardi di un paio di settimane fa: il sistema dell’asilo fondato sulla Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 non regge più. Credo che lo pensino anche importanti rappresentanti dell’Organizzazione delle stesse Nazioni Unite per i diritti dei rifugiati. È un sistema superato perché quel quadro normativo internazionale che nacque in Europa per proteggere chi fuggiva dalle persecuzioni e dal terrore staliniano, adesso in tutto il mondo viene strumentalmente utilizzato per emigrare in modo permanente. E, per citare quanto detto dall’Economist, oggi “poiché è quasi impossibile per un cittadino di un Paese povero trasferirsi legalmente in uno ricco, molti lo fanno senza permesso. E negli ultimi due decenni molti hanno scoperto che l’asilo forniva una via d’uscità. E sempre per citare l’Economist: “Gli elettori hanno ragione a pensare che il sistema sia stato manipolato”. Se tutto ciò è vero, come credo, la sentenza della Corte di Giustizia europea non fa altro che accentuare questa anomalia”. 

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