Economia

Governo Meloni: trentatreesimo mese

Giancarlo Giorgetti (8 1/2), ministro dell’Economia e Finanze *

Parlamento Europeo: Tajani vince su Pittella
Antonio Tajani

Giancarlo Giorgetti è stato nominato “Ministro delle Finanze dell’anno” per The Banker, mensile di affari finanziari internazionali di proprietà del Financial Times diretto dall’italiana Silvia Pavoni. La rivista premia ogni anno i dirigenti che sono riusciti a stimolare la crescita e a stabilizzare la propria economia. Secondo la testata, letta in oltre 120 paesi, Giorgetti (nominato come miglior Ministro europeo e globale) si è guadagnato il rispetto per i suoi tentativi di ridurre il crescente deficit italiano e sostenere gli investimenti pubblici, con un piano a più lungo termine per ridurre l’imponente rapporto debito/PIL del Paese.

Matteo Piantedosi (8 1/2), ministro degli Interni 

Era prevista una visita in Libia orientale di tre ministri che si occupano di migrazione di tre paesi europei – Italia, Grecia e Malta – e del commissario europeo per la Migrazione, l’austriaco Magnus Brunner. La visita però è stata annullata perché all’arrivo della delegazione all’aeroporto di Benina, vicino a Bengasi, il governo separatista che controlla la Libia orientale l’ha dichiarata persona non grata: è una locuzione latina che significa “persona non gradita” e che viene usata nel linguaggio diplomatico per chiedere l’espulsione del rappresentante di un paese straniero. Non si sa se la persona non grata in questione fosse l’intera delegazione o solo alcuni dei suoi componenti. In compenso Brunner e l’italiano Matteo Piantedosi, il greco Thanos Plevris e il maltese Byron Camilleri sono stati di fatto respinti e sono dovuti ripartire subito da Bengasi.

Gilberto Pichetto Fratin (7), ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica 

“È maturo il passaggio al Parlamento del disegno di legge sul nucleare”. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervistato dalla giornalista de Il Sole 24 Ore Celestina Dominelli in occasione del panel “Garantire l’autonomia energetica” nell’ambito del XX Festival dell’Economia di Trento. Durante l’incontro – che ha visto anche la partecipazione di Giuseppina Di Foggia, Ad e Dg di Terna, il ministro ha auspicato “un dibattito più ampio possibile sul nucleare, coinvolgendo l’opinione pubblica. Sono convinto che noi non faremo vere e proprie centrali: quando parliamo di futuro del nucleare, ci riferiamo a small reactor, ossia piccoli impianti di nuova generazione grandi quanto un container”. Pichetto Fratin ha ribadito che “non basta il disegno di legge”, ma è necessario anche “far crescere la competenza che nel nostro Paese è già molto alta, ma dobbiamo costruire tutta la fascia produttiva per essere pronti quando ci sarà lo strumento”. Sulla prospettiva del nucleare, Di Foggia ha affermato: “Nel breve termine l’unica scelta praticabile per sostenere gli obiettivi della transizione e garantire il contenimento dei prezzi dell’energia è accelerare sulle rinnovabili. Per chi come Terna gestisce la rete elettrica, il nucleare rappresenta comunque una buona opzione, trattandosi di una fonte di generazione costante e programmabile”. In platea anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti.

Giorgia Meloni (7), presidente del Consiglio dei ministri

Lo scorso 8 aprile, durante una riunione con i rappresentanti dell’industria e delle associazioni di categoria nella Sala Verde di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni annunciò che avrebbe messo a disposizione delle imprese 25 miliardi di euro per consentire al sistema produttivo italiano di fare fronte alle difficoltà legate all’introduzione dei dazi da parte di Donald Trump. Al netto di qualche perplessità, l’annuncio venne accolto con generale favore dal mondo delle imprese, e i giornali gli dettero molto risalto. Venticinque miliardi, del resto, sono una cifra considerevole: qualcuno arrivò a parlare di «una quasi finanziaria», cioè di una sorta di piccola legge di bilancio. Tre mesi dopo, non è stato stanziato nemmeno un euro. Ed è improbabile pensare che una cifra anche solo vagamente vicina a quella annunciata possa essere messa a disposizione delle imprese in tempi ragionevolmente ristretti. Nell’idea di Meloni, quasi tutti quei 25 miliardi sarebbero dovuti provenire da una rimodulazione di fondi europei: non, quindi, risorse aggiuntive, ma spostate da altri progetti già previsti.

Orazio Schillaci (7), ministro della Salute 

Scadranno a breve i termini per presentare emendamenti al disegno di legge sul cosiddetto “fine vita”, come viene definito l’insieme delle scelte che riguardano la morte e il periodo che la precede: è in discussione dalla scorsa settimana nelle commissioni Giustizia e Sanità del Senato. C’è una certa attesa per conoscere le proposte di modifica che arriveranno dalle opposizioni e soprattutto dalla maggioranza, ma è abbastanza diffusa, proprio tra gli esponenti della destra, la convinzione che alla fine il governo non sarà disponibile ad accettare modifiche profonde, nonostante soprattutto dentro Forza Italia stiano emergendo vari dubbi sul disegno di legge. Il testo in discussione è già del resto una sorta di riformulazione del governo di cinque diversi testi presentati da esponenti di maggioranza e di opposizione: anche se in misura molto parziale, la proposta ha già accolto alcune delle obiezioni mosse dal centrosinistra e da varie associazioni su altri disegni di legge sul tema promossi in passato da esponenti di maggioranza.

Antonio Tajani (7), vice-Premier e ministro degli Esteri e Cooperazione Internazionale 

 La bandiera dell’Ue come simbolo e omaggio delle radici cristiano-giudaiche dell’Europa. Questa la lettura offerta da Antonio Tajani, attuale ministro degli Esteri e già ex commissario europeo nonché presidente del Parlamento europeo, in un post affidato al proprio canale social che lascia perplessi per contenuti e personalità. Secondo il titolare della Farnesina, il drappo simbolo del progetto di integrazione si riassume e si spiega come segue: “Blu come il manto della Madonna, con le 12 stelle delle tribù d’Israele disposte in cerchio”. Però questa versione non risulta né nel trattato sul funzionamento dell’Ue nè nel portale dell’Ue.

Dall’Iran all’Ucraina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si esercita da settimane in profezie che quasi sempre si rivelano sballate. Vanta rapporti privilegiati che dovrebbero consentirgli l’accesso a informazioni riservatissime, ma al dunque si ritrova disorientato, fuori tempo, in perenne affanno sugli accidenti di un mondo che va a ramengo. Ma non è un caso. Il punto è infatti che Tajani è in difficoltà sul piano interno, con sondaggi che sono diventati assai meno confortanti rispetto a qualche mese fa e un partito, Forza Italia, che lui ha avuto il merito di tenere in vita contro i pronostici di tutti, ma che ora ristagna. E di qui deriva anche la scelta, suggeritagli da qualche consulente, di rendersi più pop, meno ingessato: un’indicazione che però Tajani mette in pratica promuovendo convegni sul microbiota intestinale dei dipendenti della Farnesina o concorsi sulla musica folklorica finanziati dal PNRR, o lanciandosi in spericolate interpretazioni in chiave mariana della bandiera europea.

Eugenia Roccella (6 1/2), ministro della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità 

Basta prelievi forzosi di bambini”. Dopo il caso di Stella, la piccola di Monteverde per la quale il tribunale di Roma ha ordinato il prelievo con la forza pubblica dalla casa materna per essere collocata in casa famiglia, sul tema è intervenuta ieri la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella. Sollecitata da una lettera aperta della Garante per l’Infanzia Marina Terragni che nei giorni scorsi aveva espresso forte preoccupazione sul caso di Stella, la ministra ha detto con chiarezza, “negli allontanamenti forzosi non si può usare la forza pubblica”. “Il bambino non è un mafioso. Non siamo ai tempi dei gendarmi di Pinocchio. Lo si può fare in caso di pericolo di vita ma non se lo si deve portare in una casa famiglia. Cercheremo di intervenire su questo. Avremo una riunione con PiantedosiNordio e la garante dell’Infanzia”.

Carlo Nordio (6 1/2), ministro della Giustizia 

La riforma costituzionale della giustizia non è “un’umiliazione dei magistrati; sarà piuttosto un recupero della loro dignità e della loro libertà”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, conclude così il suo intervento al Senato, nel mezzo di una standing ovation, durante la discussione sul disegno di legge a sua firma. Il Guardasigilli, nel corso della replica, ha cercato di rispondere a tutte le diverse critiche sollevate dai parlamentari. Uno degli obiettivi della riforma, dice il Ministro, è “riportare in un certo senso e nei limiti del possibile una equità e una dignità alla politica”. Gli interventi della magistratura, sin dal 1993, hanno generato una “mutilazione della politica”. Non si è trattato, specifica Nordio, di un “intervento programmato e voluto” da parte delle toghe; piuttosto di un tentativo di “colmare un vuoto di potere nei confronti di una politica che aveva in un certo senso abdicato al suo ruolo”. Esemplare è l’uso strumentale dell’informazione di garanzia per spingere alle dimissioni; perché, aggiunge il Ministro, “era molto comodo eliminare l’avversario per via giudiziaria, quando non si riusciva ad eliminarlo per via politica; e di questo hanno approfittato un po’ tutti”.

Francesco Lollobrigida (6 1/2), ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste *

«La bresaola degli Stati Uniti potrebbe essere anche fatta con carne statunitense quindi con le regole che riguardano il loro modello alimentare». Il ministro dell’Agricoltura lo dice intervenendo al dibattito L’agricoltura italiana tra innovazione, crisi idriche e valorizzazione della filiera al Forum in Masseria a Manduria, pur precisando che lo sconsiglia, ma lo dice. «A noi serve vendere di più negli Stati Uniti, vogliamo crescere negli Usa, vogliamo anche avere agevolazioni per rapporti di carattere esclusivo che vanno da una parte a metterci in garanzia di aprire nuovi mercati, per esempio tutto il centro degli Stati Uniti, ma anche a loro di importare di più in Italia che non significa importare carne ormonata, perché sulla salute non si transige, ma si possono fare delle operazioni». Così il ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e foreste, Francesco Lollobrigida, nell’ennesima uscita diventata gaffe. L’obiettivo sembra voler essere sempre la difesa di interessi italiani, in questo caso legata alla questione dazi, ma alla fine si arriva a dichiarazioni che appaiono surreali.

Alessandro Giuli (5 1/2), ministro della Cultura *

Alessandro Giuli, in veste di ministro della cultura, secondo quanto riportato dal quotidiano Domani avrebbe stanziato 21.000 euro di soldi pubblici per la pubblicazione e la distribuzione di un libro dell’autore Alessandro Giuli. Cioè di se stesso. Da quando la cultura ha la sventura di essere amministrata dal governo Meloni abbiamo spesso rivolto l’accusa di amichettismo, familismo e poltronismo a questo governo, ma qui saremmo ad un livello ancora superiore, ben oltre l’infosfera. Saremmo all’autoreferenzialismo smaccato pagato con i soldi pubblici, incarnato in un’operazione di autofinanziamento ministeriale degna di una repubblica delle banane. Un insulto all’intelligenza, alla cultura e alla decenza istituzionale. Presenteremo un’interrogazione parlamentare per accertare ogni dettaglio di questo caso. Certo non ci sfugge che, ciliegina sulla torta, sarà lo stesso Giuli a dover rispondere. Si difenderà in qualità di ministro o di autore del libro?

Tommaso Foti (5), ministro degli Affari europei, politiche di coesione e PNRR *

Ora che gli Stati Uniti hanno ottenuto dai loro partner Nato l’aumento degli investimenti in Difesa e Sicurezza, sembra che anche la trattativa sui dazi con l’Europa si sia sbloccata. E il ministro per gli Affari europei e il Pnrr Tommaso Foti sembra avvertire nell’aria l’urgenza di cogliere l’attimo: «Trovare un’intesa tra Washington e Bruxelles entro il 9 luglio è fondamentale», ripete più e più volte nel corso della telefonata. Un obiettivo impellente, sostiene Foti, perché «da troppo tempo navighiamo nell’incertezza e nessuno, né l’Ue né gli Usa, riesce a offrire un quadro chiaro ai propri operatori economici: questo danneggia il mercato di entrambi i Paesi». 

Marina Elvira Calderone (5), ministro del Lavoro e Politiche Sociali *

Record storico di assicurati e servizi sempre più digitalizzati. Sono questi alcuni dei temi emersi durante la presentazione della XXIV Relazione Annuale dell’Inps, illustrata oggi nella Sala della Regina, presso la Camera dei deputati. L’incontro ha visto la partecipazione del Vicepresidente di Montecitorio Giorgio Mulè e del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone. L’evento è stata l’occasione per esporre i risultati raggiunti dall’Istituto durante l’anno trascorso. Il Presidente dell’Inps Gabriele Fava ha rintracciato in “efficienza misurabile, innovazione concreta e trasparenza totale” i tre pilastri operativi su cui si fonda “la strategia di trasformazione intelligente” dell’Istituto.

Roberto Calderoli (4 1/2), ministro degli Affari regionali e Autonomie 

«Quando si parla di autonomia io ci sono sempre: sia per il Trentino-Alto Adige e le altre Regioni, sia per la Capitale del Paese»: lo dichiara in una nota il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. «Ritengo che l’autonomia e la sussidiarietà – ha scritto Calderoli – facciano bene a tutti, e dunque anche alla Capitale d’Italia, perché “autonomia” vuol dire più poteri ma anche più responsabilità. In questo senso ho lavorato e lavorerò, sia su un fronte che sull’altro. Il capitolo autonomia e quello che ne consegue, dopo l’approvazione della legge sull’autonomia differenziata, deve essere messo a terra e trovare concretezza. Ben venga maggiore autonomia per le Regioni a statuto speciale, così come per la Capitale, ma che ciò valga anche per le Regioni a statuto ordinario che ne abbiano le capacità, le condizioni e che lo abbiano richiesto e dimostrato».

Adolfo Urso (4 1/2), ministro delle Imprese e Made in Italy 

Il caso è scoppiato dopo un video in cui l’attore Luca Zingaretti denunciava che “la moglie di un politico italiano” era stata fatta passare davanti agli altri passeggeri in attesa di imbarcarsi su un volo. “È compito della scorta la valutazione delle condizioni di sicurezza. Mi rammarico se questo possa aver recato disagio ad altri”, spiega Urso a Repubblica. Poi, in una lettera al quotidiano, rivela: “Nel 2023 lettera minatoria con 2 proiettili, si faceva riferimento alla possibilità di colpire mia moglie” Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso affronta le polemiche scoppiate per il video con cui l’attore Luca Zingaretti denunciava che “la moglie di un politico italiano” nella giornata di ieri, 15 luglio, era stata fatta passare davanti a tutta la fila di passeggeri in attesa di imbarcarsi all’aeroporto Fiumicino di Roma. Si trattava, si è scoperto dopo, di Olga Sokhnenko, consorte di Urso. “Ho accompagnato mio figlio di sette anni e mia moglie in aeroporto prima di andare al ministero. È compito della scorta la valutazione delle condizioni di sicurezza. Mi rammarico se questo possa aver recato disagio ad altri. Non è nel mio stile, come sa chi mi conosce”, dice il ministro in un’intervista a Repubblica. In un secondo momento precisa il perché della scorta: “In data 27 ottobre 2023, è giunta al Mimit una lettera minatoria con due proiettili in cui si faceva esplicito riferimento alla possibilità di colpire mia moglie, se non avessi cambiato atteggiamento in riferimento alle mie attività istituzionali sulle procedure di golden power che, come noto, sono coperte da riservatezza”, spiega Urso in una lettera indirizzata al direttore di Repubblica

Daniela Santanchè (4), ministro del Turismo 

Non viaggiano proprio spediti i procedimenti in corso a Milano a carico di Daniela Santanché. Se nell’udienza preliminare per truffa aggravata all’Inps, qualche giorno fa, la difesa della ministra del Turismo ha ottenuto un rinvio per l’interrogatorio in aula al 17 ottobre, è stato aggiornato con udienza fissata al 16 settembre pure il processo con al centro le accuse di false comunicazioni sociali sui bilanci delle società del gruppo editoriale Visibilia. Un rinvio, disposto dai giudici della seconda penale, che ha dato il là anche a un acceso botta e risposta tra i pm e il presidente del collegio Giuseppe Cernuto. I pubblici ministeri Marina Gravina e Luigi Luzi, infatti, contestando lo stop di altri due mesi, hanno evidenziato il “rischio prescrizione” e “l’interesse della giustizia per la ragionevole durata del processo: con questi ritmi – hanno spiegato – rischiamo di andare troppo in là”.

Guido Crosetto (4), ministro della Difesa

“So che nessuno si stupirà della mia posizione”, scrive Guido Crosetto. E ha ragione: perché la sua è la posizione di chi crede davvero nei principi, non solo quando tornano utili. Di chi sa che “la magistratura non debba e non possa sostituirsi al corpo elettorale”, neanche quando tocca a un avversario politico. E che proprio per questo oggi si distingue da molti colleghi della destra – partiti, giornali, opinionisti – che nell’inchiesta milanese vedono solo l’occasione per regolare i conti con il Pd.

Matteo Salvini (3 1/2), vice-Premier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti 

Pd, M5s e Avs all’attacco in Aula sul governo dalla “doppia morale” sul conflitto in Medioriente. In apertura di seduta il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi è intervenuto attaccando la “letterina di condanna verso Israele dopo 2 anni di genocidio” una lettera “che si vela di ipocrisia” ancora di più “con la posizione del vicepremier Salvini che proprio oggi ha ricevuto il premio Italia-Israele. Per noi questa cosa è oltre la politica, oltre la dialettica siamo alla miseria umana”. “Di doppia morale un Paese muore”, è andato all’attacco sullo stesso argomento Arturo Scotto del Pd. “Oggi la doppia morale è entrata nella Camera con il vicepremier che ritira il premio Italia -Israele, questo è il luogo del diritto ed è stato violato”. “Oggi è andato in scena qualcosa di orribile – ha detto Angelo Bonelli di Avs – una premiazione oscena quella accaduta alla Camera: già Salvini ha stretto le mani insanguinate di Netanyhau cosa deve succedere di più?”. 

Giuseppe Valditara (2 1/2), ministro dell’Istruzione e Merito 

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato il Decreto per le assunzioni dei docenti nelle scuole statali di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2025/2026, per un totale di 48.504 posti, dei quali 13.860 sul sostegno. Con un successivo Decreto del Ministro, inoltre, sarà disciplinata l’assunzione di 6.022 docenti di religione, in seguito al concorso bandito del 2024. L’ultima procedura risaliva al 2004. “Per settembre assumeremo oltre 54 mila docenti tra posti comuni, di sostegno e di religione. Un numero record. Contiamo così di dare maggiori garanzie di continuità didattica agli studenti e di stabilità agli insegnanti. Abbiamo dedicato particolare attenzione alla continuità didattica per il sostegno, consapevoli dell’importanza che essa riveste per i ragazzi più fragili. Sull’insegnamento della religione cattolica, stiamo realizzando la più importante immissione in ruolo degli ultimi venti anni”, ha dichiarato il Ministro Valditara.

Maria Elisabetta Alberti Casellati (2 1/2), ministro delle Riforme Istituzionali e Semplificazione Normativa 

Questione di giorni e la riforma per i poteri speciali a Roma avrà il primo via libera dal governo. Elisabetta Casellati, ministro alle Riforme di Forza Italia, già presidente del Senato, spiega al Messaggero come cambierà volto la Capitale. «Non dimentichiamoci mai che Roma è la culla della cultura, del diritto e che a Roma sono stati siglati i Trattati che hanno dato poi vita a quella che oggi è l’Unione Europea. Alla Capitale con la riforma si riconosce quindi quella centralità che ha sempre avuto nella storia. Roma cambierà profondamente perché avrà poteri e risorse speciali adeguate alla propria realtà istituzionale, demografica, economica e sociale. E direi finalmente, in linea con le principali capitali europee e mondiali, come Madrid, Londra, Parigi, Berlino, Washington, considerando che a Roma, tra l’altro, hanno sede gli organi costituzionali e le rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri. Roma Capitale, con questa riforma, fortemente sostenuta da Forza Italia, dal Presidente Meloni e da tutto il centro-destra, sarà un “quid unicum”, un ente territoriale autonomo non assimilabile a nessuno di quelli esistenti come Comune, Città Metropolitana, Provincia e Regione. Avrà potestà legislativa in alcune materie legate proprio alle sue esigenze peculiari».

Luca Ciriani (2), ministro dei Rapporti con il Parlamento **

Nei corridoi di Montecitorio si dibatte la proposta del ministro dei Rapporti col Parlamento, Luca Ciriani, meloniano di ferro, portata sul tavolo dei capigruppo: che ne pensate di cancellare le sessioni del venerdì alla Camera, quelle dedicate alle interpellanze dei membri del governo? La “settimana corta”, maligna l’opposizione. Lo scrive la Repubblica, facendo notare l’ovvio per chi frequenta i palazzi delle istituzioni, molto meno per il grande pubblico: le sedute del venerdì sono già solitamente poco popolate. Salvo decreti o provvedimenti delicati, in genere la scena vede un paio di sottosegretari sugli scranni del governo, qualche deputato sparso nell’emiciclo più che semivuoto. Al Senato già adesso di solito si chiude il giovedì. A Montecitorio era così, fino a quando, correva l’anno 2008, Gianfranco Fini da presidente della Camera annunciò: “I parlamentari lavorino di più, dal lunedì al venerdì”. L’ultimo giorno dedicato alle interpellanze. Domande e risposte. Aula aperta per chi vuole, per chi deve, a scartamento ridotto. Ora però il governo vorrebbe cambiare, “vorrei sottoporre l’ipotesi di spostare al giovedì le interpellanze, perché è difficile garantire il venerdì la presenza di ministri e sottosegretari” avrebbe detto, parola più parola meno il ministro Ciriani.

Nello Mesumeci (1 1/2), ministro della Protezione Civile e Politiche del Mare

Nella Giornata che il Giappone dedica ogni anno al Mare, è stato il ministro Nello Musumeci ad aprire all’Expo di Osaka gli incontri sulla Economia Blu, nell’affollato padiglione dell’Italia. Ad accogliere Musumeci c’erano il commissario per l’Expo Mario Vattani, l’ambasciatore italiano a Tokyo Pierluigi Benedetti, il console generale di Osaka Filippo Manara. Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, il ministro Musumeci ha spiegato che “fra le tante novità del disegno di legge sulla sicurezza subacquea approvato al Senato, c’è l’istituzione di un’agenzia per la sicurezza subacquea, uno strumento agile, snello, che serve a disciplinare l’attività di tutti i soggetti militari e civili, pubblici e privati che vogliono raggiungere la dimensione subacquea. La legge -spiega il ministro- prevede la costituzione di un’agenzia guidata da un direttore che di volta in volta può avvalersi di collaborazioni per fatti specifici, quindi mondo accademico, la comunità scientifica, le stesse istituzioni, gli operatori privati”, ha aggiunto Musumeci spiegando che “il direttore di questo organismo assai leggero sarà nominato dal presidente del Consiglio dei ministri su proposta del ministro per la Difesa, sentito il ministro per le Politiche del mare, proprio per la specifica competenza che la Marina militare è stata chiamata e continuerà ad essere chiamata a svolgere in termini di tutela, di difesa, di protezione delle nostre infrastrutture. Abbiamo capito come il mare non sia più il paradiso che tutti immaginavamo e oggi le tensioni geopolitiche si traducono e si trasferiscono anche sul mare e negli abissi marini, quindi intercettare tentativi di azioni terroristiche o di sabotaggi che metterebbero in serie difficoltà il Paese colpito induce a dover operare affinché l’azione di vigilanza negli abissi, anche a migliaia di metri di profondità dalla superficie, possa essere svolta con una ragionevole sicurezza. Per questo motivo -conclude- i punti di questa nuova norma toccano anche molto la sicurezza”.

Anna Maria Bernini (0 1/2), ministro dell’Università e della Ricerca 

Accolta dal Presidente di Polimoda Ferruccio Ferragamo, dal Direttore Massimiliano Giornetti, dal Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, dal corpo direttivo e da una rappresentanza dei soci e consiglieri della scuola, la delegazione ha potuto incontrare anche gli studenti e docenti, ascoltando le loro visioni e progetti, in un dialogo aperto sul presente e sul futuro dell’educazione nella moda. La visita aveva l’obiettivo di scoprire dal vivo un’eccellenza italiana nella formazione moda e di toccare con mano i 12.000 mq di laboratori all’avanguardia della scuola – dal design e confezione abbigliamento, alla produzione di calzature e accessori e la lavorazione della pelle, dalla maglieria e la ricerca tessile agli studi fotografici e laboratori informatici, attrezzati con strumenti e software di ultima generazione. Nel corso dell’incontro il Ministro ha approfondito i percorsi di accreditamento in corso e il progetto della nuova Polimoda Library, concepita come spazio fluido e ibrido per studio, ricerca e cultura materiale. La visita del Ministro Bernini arriva infatti in un momento cruciale per Polimoda, impegnata in un ambizioso processo di accreditamento di alcuni corsi. Un passaggio che mira a rendere la formazione di eccellenza più accessibile, permettendo agli studenti di accedere a borse di studio, crediti formativi e un percorso riconosciuto anche a livello internazionale. La direzione è chiara: valorizzare il merito e abbattere le barriere economiche, in piena coerenza con la visione del Ministro.

Paolo Zangrillo (n.c.), ministro della Pubblica Amministrazione ***

Forum con Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione. Un confronto su questioni strutturali e non contingenti: ospite di questo Forum con il Quotidiano di Sicilia, alla presenza del direttore Carlo Alberto Tregua e del vice direttore Raffaella Tregua, il ministro per la Pubblica amministrazione del Governo Meloni, Paolo Zangrillo.

Alessandra Locatelli (n.c.), Ministero della Disabilità ***

«La cornice normativa per il riconoscimento del caregiver familiare, in particolare convivente e prevalente, è ormai definita e sarà pronta entro l’anno». La ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, lo ha annunciato a Caregiver SumMeet 2025, iniziativa che ha favorito il dialogo tra le 29 associazioni di pazienti partecipanti, con l’obiettivo di far emergere le esigenze comuni e le specificità legate a ciascuna patologia che ha portato all’aggiornamento di una “Carta dei diritti”. In Italia, circa il 13,5% della popolazione, pari a oltre sette milioni di persone, svolge il ruolo di caregiver familiare, con una netta prevalenza femminile (58%). Per prendersi cura di un proprio caro affetto da una patologia invalidante, molti prestatori di cura affrontano difficoltà in ambito lavorativo, viene richiesto loro di acquisire competenze mediche e disponibilità continua. La ministra, che si è video-collegata, ha affermato che «abbiamo lavorato a una proposta di norma a tutele differenziate che coinvolgerà anche tutte le altre figure della famiglia e della rete amicale. Le persone che amano e che curano non vogliono essere sostituite, ma accompagnate in questo percorso e da troppi anni sono in attesa. È fondamentale garantire sostegni differenziati e proporzionati in base all’intensità della cura e che tutelino la persona, che è maggiormente impegnata in questo compito. Sono iniziate le interlocuzioni con il Mef per le coperture e, appena la norma sarà approvata dal Consiglio dei ministri, sarà possibile avviare l’iter parlamentare che contribuirà, attraverso la discussione, al miglioramento della proposta».

Andrea Abodi (n.c.), ministro dello Sport e Giovani ***

Per un Giovanni Malagò raggiante per il capolavoro portato a casa, c’è un ministro di Fratelli d’Italia, Andrea Abodi, che dopo aver perso la sfida per la presidenza del Coni si trova a dover fare i conti con i vertici del suo partito. A dir poco infuriati con lui. Sabato scorso Giovanbattista Fazzolari ha convocato una riunione ristretta con il ministro, proprio sulle elezioni che ieri hanno visto trionfare Luciano Buonfiglio, il braccio destro di Malagò arrivato dalla Canoa. Con sei persone in collegamento il sottosegretario di Giorgia Meloni ha strigliato Abodi per essersi schierato (con Forza Italia) su Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico, già assessore della giunta   Marino (Pd) a Roma, mettendo in imbarazzo il principale partito italiano senza gestirla.   Il ministro durante la riunione ha assicurato a Fazzolari che Pancalli si sarebbe impegnato a nominare come vicepresidente del Coni Juri Morico (presidente dell’Opes, ente di promozione sportiva vicinissimo a FdI) in caso di vittoria. “Questi impegni valgono come gli ordini del giorno in Parlamento: niente”, ha risposto sprezzante Fazzolari ad Abodi, illuminando una distanza fra i piani alti di Palazzo Chigi e il ministro nella gestione di questa fatale elezione: il Coni è una realtà associativa che conta 14 milioni di iscritti, seconda solo ai tesserati di tutti i sindacati messi insieme.

Alfredo Mantovano (n.c.), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ***

In tempi di attacchi ibridi, guerra cyber e infrastrutture strategiche che vanno in tilt, il governo italiano vuole tutelarsi. Così in due mesi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato le deleghe in materia di “resilienza dei soggetti critici” a due fedelissimi a Palazzo Chigi: prima ha creato una task force per fare da trait d’union tra ministeri e imprese del settore presieduta dal suo consigliere militare, Franco Federici, e pochi giorni fa ha affidato le deleghe della materia al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, che ha anche la responsabilità dei Servizi di intelligence. Il decreto del presidente del Consiglio (dpcm) firmato da Meloni risale al 30 giugno scorso ma è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale lunedì 22 luglio. È composto di tre articoli ma il cuore riguarda il primo, quello con cui la premier affida le deleghe “in materia di resilienza dei soggetti critici” al suo sottosegretario Mantovano ad eccezione di quelle che sono attribuite in via esclusiva a Meloni, cioè “l’alta direzione e la responsabilità” delle politiche per la resilienza dei soggetti critici e l’adozione della conseguente strategia nazionale.

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