
La Commissione ha presentato la sua discussa proposta di Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. In breve, il piano, che sfiora i 2mila miliardi, è strutturato in base alle principali categorie di spesa (“rubriche”) e prevede un importo massimo per ciascuna di esse (‘massimali’). La proposta della Commissione comprende quattro rubriche, oltre a uno “strumento di flessibilità” e una “riserva per l’Ucraina” che possono fornire fondi aggiuntivi oltre tali massimali. Questi elementi sono specificati nel regolamento che stabilisce il quadro finanziario pluriennale. Le rubriche del quadro finanziario pluriennale proposto per il periodo 2028-2034 corrispondono ai principali settori di attività finanziati dal bilancio dell’Ue, più specificamente la coesione economica, sociale e territoriale dell’Europa, l’agricoltura, la prosperità rurale e marittima e la sicurezza; la competitività, la prosperità e la sicurezza; l’Europa globale e l’amministrazione.
Annunciato in anticipo, ritardato il giorno della presentazione. Il bilancio pluriennale dell’Ue per i prossimi sette anni (Mff 2028-2034), uno dei dossier più importante della legislatura se non il più importante, mostra i limiti della Commissione europea e della sua presidente, Ursula von der Leyen, che si presenta all’appuntamento con un dossier neanche chiuso, ma tutto ancora da negoziare a poche ore da una conferenza stampa di presentazione, slittata non a caso di ore.
Strategie negoziali, certamente, e a volte le strategie possono risultare non proprio brillanti. Per chi è a capo dell’esecutivo comunitario, comunque, non certo un peccato veniale. Un dossier non semplice, certamente. Perché servono circa 168 miliardi di euro per ripagare gli eurobond emessi per finanziare il Meccanismo per la ripresa NextGenerationEU. Soldi che non servono al bilancio, finanziato per lo più dai governi che hanno già espresso la volontà di spendere di più in difesa per impegni Nato.
Tanti nodi da sciogliere, e proprio per questo, forse, da gestire in modo diverso, magari chiedendo ai co-legislatori (Consiglio e Parlamento) del tempo in più. Anche perché notoriamente la fretta difficilmente è mai pioniera di grandi risultati. Uno di questi risultati non certo invidiabili è l’immagine di una Commissione che si ritrova a non presentare ciò di cui aveva pre-annunciato la presentazione, oltretutto in grande stile. La strategia della Commissione prevedeva presentazioni tematiche in Parlamento europeo, in tempo utile per rendere conto prima della pausa estiva. Invece le relazioni dei commissari Roxana Minzatu (Diritti sociali) e Costas Kadis (Pesca e oceani) nelle commissioni Pesca e Lavoro vengono annullate, mentre la presentazione del commissario per il Bilancio, Piotr Serafin, dalle 12:30 slitta alle 16 (senza documenti ma solo con slide, motivo che vale critiche e reprimenda), costringendo von der Leyen a presentare da sola il bilancio anziché in compagnia di Serafin, come da programma.
“E’ stata una maratona”, riconosce von der Leyen. “Abbiamo cambiato i testi nel corso della notte“, e questo ha determinato un lavorio tutto nuovo per i servizi giuridici e nuovo dibattito in seno al collegio. “Ora dobbiamo batterci per negoziare i prossimi anni”.
Bilancio da 2.000 miliardi, agricoltura e coesione insieme
Alla fine von der Leyen può mettere sul tavolo una bozza che prevede 2.000 miliardi di euro, ripartiti come segue: 865 miliardi di euro per ‘persone, Stati membri e regioni’, 410 miliardi per la competitività (che include Horizon, e che prevede 131 miliardi di euro solo per la difesa), 200 miliardi per ‘Europa nel mondo’ (che include allargamento e azione esterna), 400 miliardi per il meccanismo di gestione delle crisi, un fondo speciale per l’Ucraina da 100 miliardi di euro, e 50 miliardi per cultura, istruzione e mobilità.
Il fondo da 865 miliardi accorpa agricoltura e coesione, un’operazione che non piaceva al Parlamento. Inoltre il fondo viene gestito congiuntamente da regioni e governi, con piani nazionali e riforme. Un’altra operazione bocciata in via preliminare dal Parlamento.
“Le regioni conoscono meglio la situazione del territorio, e possono gestire meglio”, spiega von der Leyen nel corso della conferenza stampa. “Le strategia nazionali-regionali possono permettere di investire meglio”, in modo più efficiente. La presidente dell’esecutivo comunitario punta anche sulla semplificazione: “Invece di avere più programmi diversi, col rischio di sovrapposizione, ne abbiamo uno solo e più forte”.
Von der Leyen vuole ribadire che per i fondi di coesione resta ferma la regola per cui si possono congelare risorse in caso di mancato rispetto dei diritti fondamentali o deterioramento dello Stato di diritto negli Stati membri. Per i giovani annuncia invece un aumento delle risorse del 50 per cento per il programma Erasmus+ per la mobilità studendesca e lavorativa. Attualmente il programma ha risorse per 26,2 miliardi, il che vuol dire che la Commissione intende dare 13,1 miliardi in più, per 39,3 miliardi di euro complessivi per il prossimo ciclo.
La Commissione introduce nella sua proposta di nuovo bilancio cinque nuovi fonti di introiti da versare direttamente nella casse dell’esecutivo comunitario: prodotti del tabacco, grandi imprese con fatturato netto di almeno 100 milioni di euro, tasse sul carbonio dai meccanismo Ets e Cbam, e tasse sui rifiuti elettronici. Queste cinque ‘tasse europee’ dovrebbero generare ricavi annuali complessivi per 44 miliardi di euro (11,2 miliardi dal tabacco, 6,8 miliardi dalle tasse alle imprese, 9,6 miliardi di euro dall’Ets, 1,4 miliardi dal Cbam, 15 miliardi dai rifiuti elettronici), che vorrebbe dire 308 miliardi di euro nei setti anni del periodo 2028-2034.
Il bilancio comunque non sarà, almeno nelle intenzione della Commissione, definitivo. Perché se nel corso dei prossimi anni un altro Paese attualmente candidato dovesse entrare nell’Ue, l’Mff 2028-2034 sarà oggetto di revisioni.
L’esecutivo comunitario ha fatto di tutto per presentare la bozza di bilancio secondo le intenzioni, anche se una seconda parte del dossier sarà presentata alla ripresa della pausa estiva, il 3 settembre. Però le premesse non sono promettenti: il fondo unico che accorpa agricoltura e coesione era stato sconsigliato dal Parlamento europeo (dove serve la maggioranza assoluta), al pari di una gestione nazionale e differenziata dei fondi. Non solo: sui nuovi meccanismi di risorse proprie si addensano in Consiglio (dove invece serve l’unanimità). Svezia, Grecia, Romania e Italia non gradiscono le tasse sul tabacco, mentre Paesi Bassi, Irlanda e Lussemburgo non sono favorevoli all’idea di tassare aziende attratte con accordi fiscali agevolati concepiti per farle venire e restare.
Come se non bastasse, i 410 miliardi di euro per la competitività non sono sufficienti. Il vicepresidente esecutivo Stephan Séjourné, responsabile per la Strategia industriale, parla di creazioen di “un fondo Draghi”, quando in realtà Mario Draghi, nel suo rapporto per la competitività parla di “almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui”.
Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo delle Regioni
“Ora capiamo la segretezza: da dietro il fumo della semplificazione emerge un piano MOSTRO per inghiottire la politica di coesione e spezzarne la spina dorsale nazionalizzandola e centralizzandola”, afferma su X Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo delle Regioni.
Nicola Zingaretti, Partito Democratico, Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D)
Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo in una nota dichiara: “Ursula Von der Leyen ha scritto il bilancio a lungo termine dell’Unione europea sotto dettatura della destra nazionalista, che vuole meno Europa e cerca di nazionalizzare le politiche europee. Questo bilancio non ha ambizioni, taglia e riduce gli spazi di investimento sulle politiche sociali, sulle politiche agricole e su tante altre voci fondamentali per l’Europa. Noi chiediamo tutta un’altra Europa che fa debito comune e investe sul futuro, che garantisca pace, stabilitá e benessere”
Zingaretti, prosegue: “Per questo noi combatteremo in Parlamento europeo sapendo che il Consiglio e la Commissione sono segnate dalla presenza delle destre. In parlamento noi daremo battaglia politica e la faremo tutti i giorni per salvare l’Europa da chi oggi la vuole distruggere”.
Giorgio Gori, europarlamentare del PD
“Sul bilancio 2028-2034 si gioca una partita decisiva per l’Unione Europea. La scelta della Commissione di accorpare fondi strutturali, fondi di coesione, risorse della politica agricola, fondi per la pesca e per le migrazioni in un unico grande contenitore da suddividere tra gli Stati membri attraverso piani nazionali – del tutto separati tra loro – rischia di portare ad una nazionalizzazione del bilancio europeo, alla sua trasformazione in un bancomat a servizio di 27 distinti interessi nazionali, e di minare il senso stesso delle Istituzioni europee. Tale scelta – perseguita dalla Commissione per presunti obiettivi di flessibilità, su spinta degli Stati membri – rischia inoltre di indebolire le singole politiche e di ledere il ruolo decisionale del Parlamento. Ci sarà molto da discutere, quindi – tra Parlamento, Consiglio e Commissione – per restituire al bilancio europeo la necessaria ambizione e trasparenza, scongiurando il rischio di una frammentazione delle politiche europee”: lo scrive su X l’europarlamentare PD Giorgio Gori.
Dario Nardella, Partito democratico
Dario Nardella, eurodeputato S&D e Coordinatore della Commissione AGRI del Parlamento europeo dichiara: “la proposta della Commissione europea per la nuova Politica Agricola Comune 2028–2034, presentata insieme al Quadro Finanziario Pluriennale, con un meccanismo di nazionalizzazione, è largamente insoddisfacente e rischia di compromettere il futuro dell’agricoltura europea”.
“In un contesto segnato da forte instabilità geopolitica, dazi commerciali ed inflazione persistente – prosegue Nardella – gli agricoltori non possono far fronte ad ulteriori tagli agli aiuti diretti e allo sviluppo rurale. La riduzione da 386 miliardi a 302 miliardi di euro è un colpo duro per un settore già messo alla prova.” Nardella osserva che: “questi aspetti negativi sovrastano anche gli elementi positivi inseriti nella proposta, come la volontà di riservare gli aiuti della PAC agli agricoltori attivi, maggiore potenziale di semplificazione, l’aumento del sostegno ai giovani agricoltori ed un supporto diretto basato sulla regressività per favorire le piccole e medie aziende agricole”.
Camilla Laureti, Partito Democratico
Camilla Laureti, eurodeputata del Pd, vicepresidente di S&D e responsabile dem per le politiche agricole ha dichiarato in un comunicato: “L’Ue ha perso una grande occasione. Pensare che il bilancio post 2027 aumenta, ma la Pac diminuisce – 300 miliardi al posto di 380 miliardi- e’ un grave errore compiuto da questa Commissione. Non sono solo il 20% di fondi in meno. Sono migliaia di persone che non riceveranno più aiuti per produrre il nostro cibo. Come facciamo a fare tutto quello che dobbiamo fare con meno fondi? Rinnovo di genere e generazionale, aiuti alle piccole aziende e alle aree interne, transizione ecologica: come si creano le basi per il futuro di questo settore primario?”
“Stiamo parlando della Pac del futuro, quando ci sarà ancora più bisogno di mettere al centro il reddito degli agricoltori rispetto ad ora. Purtroppo oggi, insieme all’altro errore di unificare coesione e agricoltura in un unico fondo, ha perso l’agricoltura europea e ha vinto chi non crede nell’Europa”. – Aggiunge l’eurodeputata -” Dando più poteri agli stati nazionali e libera scelta, il risultato sarà che chi potrà e vorrà investirà di più e avrà sempre di più, e chi avrà meno risorse ne avrà sempre meno. A perdere saranno sempre gli agricoltori e, insieme a loro, tutti i cittadini europei”. Cosi conclude Laureti.
Carlo Fidanza, eurodeputato, capodelegazione di Fratelli d’Italia
“Von der Leyen ha voluto forzare sul fondo unico, nonostante la contrarietà di gran parte dei governi e del Parlamento europeo. Ora andremo a verificare le cifre reali e inizieremo un negoziato che si preannuncia lunghissimo e durissimo. Apprezziamo l’opera del Vicepresidente Fitto per salvaguardare e modernizzare le politiche di coesione. Vogliamo invece decisamente di più sull’agricoltura, che in questa fase storica non può e non deve subire nuove penalizzazioni. Infine siamo molto preoccupati per le nuove risorse proprie, che rischiano di tramutarsi in nuove tasse ai danni di cittadini e imprese”. È quanto dichiara in una nota Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia e coordinatore per ECR in commissione Agricoltura del Parlamento europeo.
Ruggero Razza, eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR
“Un quadro finanziario pluriennale di duemila miliardi è una buona notizia. Quattrocento miliardi di nuove tasse sono una pessima notizia. Aspettiamo di leggere con attenzione i numeri della proposta della Commissione per valutare quanto sia aderente alle nostre priorità e, soprattutto, quanto sia realizzabile affinché possa ricevere il consenso degli Stati membri. Sulla politica di coesione sembra sconfessato, almeno sui numeri complessivi, il pessimismo della vigilia. E va dato merito al vicepresidente Fitto di aver tenuto il punto. Sull’agricoltura vogliamo comprendere l’effettiva autonomia del quadro giuridico di riferimento e siamo delusi dalla dotazione complessiva. Nel suo complesso, la proposta della Commissione è ben lontana dalle conclusioni del dibattito parlamentare”. Lo ha dichiarato Ruggero Razza, eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR e vice coordinatore del gruppo ECR in BUDG.
Viktor Orban, Primo Ministro Ungherese
Su X (ex Twitter) il primo ministro ungherese Viktor Orban dichiara il suo malcontento al nuovo Qfp: “Una nuova scioccante notizia sul bilancio dell’Ue rivela una pericolosa scommessa: L’Ucraina otterrebbe un massiccio aumento dei finanziamenti, mentre gli agricoltori europei ci metterebbero. Questo piano rischia di mettere in disparte l’Europa rurale e di minacciare le famiglie di tutto il continente. Bruxelles non deve abbandonare gli agricoltori europei per finanziare l’Ucraina”.
Gaetano Pedullà, Movimento 5 stelle, The Left
In una nota rilascia la seguente dichiarazione: “Il Movimento 5 Stelle si schiera senza se e senza ma dalla parte degli agricoltori che sono scesi oggi in piazza a Bruxelles contro i tagli alla PAC previsti dalla bozza di bilancio pluriennale della Commissione europea. Ormai è chiaro il gioco al massacro di Von der Leyen, spalleggiata dalla sua alleata di fiducia Giorgia Meloni: tagliare risorse ai settori produttivi e ai cittadini europei per trasferirli verso il riarmo, la militarizzazione dell’economia europea e le grandi lobby della difesa.
Continua sostenendo ulteriormente gli agricoltori: “È inaccettabile che siano loro (gli agricoltori) a dover pagare il costo di questo riarmo, anche perché stiamo mettendo a rischio la sicurezza alimentare del nostro Continente. Contro questo bilancio pluriennale ci opporremo in ogni sede istituzionale, questa Commissione prima va a casa meglio è”, così Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato.
Valentina Palmisano, Movimento 5 stelle, The Left
In un comunicato stampa Valentina Palmisano ha dichiarato: “L’accordo notturno tra Consiglio e Parlamento europeo sulla revisione della politica di coesione rappresenta un autogol strategico per l’Italia e le Regioni del Meridione. L’inserimento della difesa tra le cinque nuove sfide strategiche drenerà inevitabilmente risorse vitali da sanità, sociale e sostegno alle piccole e medie imprese, dirottando verso il comparto della difesa e le grandi lobby delle armi. Come ammesso dalla Presidenza danese in audizione al Parlamento europeo, la politica di coesione deve finanziare il riarmo europeo”.
Continua difendendo i paesi sud-europei: “L’accordo sulla revisione di medio termine prepara il terreno per una sottrazione ingente di fondi ai danni delle Regioni del Sud, che vedranno risorse preziose destinate ad alimentare l’escalation militare in Ucraina e la militarizzazione dell’economia europea. Questo testo è inaccettabile. Finora, chi si è riempito la bocca di retorica sulla difesa del Sud e di un’Italia forte in Europa ha poi sistematicamente avallato autentici voltafaccia come la programmazione centralizzata e il dirottamento di fondi vitali verso la difesa”, così rende nota la sua posizione Valentina Palmisano, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.
Lega
“La nuova proposta di bilancio sulla Politica Agricola Comune è un documento irricevibile, un colpo diretto agli agricoltori europei. Il tentativo di introdurre un ‘fondo unico’ e ridurre ulteriormente il bilancio destinato al settore primario è irresponsabile, miope ed estremamente dannoso per la stabilità economica e sociale delle aree rurali. La Commissione tradisce le promesse che solo un anno fa aveva fatto agli agricoltori in rivolta: a fronte dell’aspettativa di avere una politica più ‘agricola’, oggi Von der Leyen vincola gli aiuti alla categoria a nuove condizioni imposte agli Stati membri; un importo che, in modo irresponsabile, si riduce e che, soprattutto, perde ogni legame con il primo settore, disperso in un fondo nazionale farraginoso. In un momento in cui l’agricoltura europea è già stremata da aumento spropositato di costi, concorrenza estera e burocrazia paralizzante, Bruxelles sceglie la via peggiore: meno risorse, meno tutele, meno strumenti. Così si smantella un pilastro storico dell’Ue, cancellando la funzione strategica della PAC che diventa strumento puramente contabile, annullando ogni possibilità di pianificazione e sviluppo. Evidentemente, la distanza siderale tra Bruxelles e agricoltori non era solo responsabilità di Frans Timmermans: Von Der Leyen smantella il più importante strumento ‘dedicato’ al settore agricolo italiano ed europeo e si assume la responsabilità politica e storica di pregiudicare per sempre la sovranità alimentare dell’Europa, tanto sbandierata”. Così in una nota gli europarlamentari della Lega Raffaele Stancanelli (coordinatore Patriots in commissione Agricoltura) e Paolo Borchia (capo delegazione Lega).
The Left
Il partito europeo The Left ha rilasciato una nota comune che dichiara: “la Commissione europea ha rivelato il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE e c’è una clamorosa omissione: i lavoratori. The Left al Parlamento europeo rileva il fallimento della Commissione nel proteggere i lavoratori e le tutele sociali nel nuovo bilancio”.
Il partito di sinistra continua: “The Left esprime grande preoccupazione per la decisione di fondere i programmi di spesa agricola e regionale in piani nazionali specifici per Paese. Il gruppo critica anche il significativo aumento dei finanziamenti per la difesa a scapito delle misure sociali, con nuove spese dedicate alla difesa, la possibilità di dirottare altri fondi verso scopi militari e un aumento di dieci volte delle misure di mobilità militare”. Così viene espressa la loro insoddisfazione sul nuovo qfp
Carmen Crespo Díaz, PPE, Spagna
“Il taglio al bilancio della pesca è tanto ingiustificato quanto allarmante. Non solo il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMP) viene diluito all’interno di uno strumento generico, ma gli vengono anche assegnati solo 2 miliardi di euro, un terzo di quanto ricevuto nel periodo attuale”, afferma Carmen Crespo Díaz presidente della commissione per la pesca.
L’eurodeputata sottolinea: “Questo taglio arriva dopo anni di riduzioni delle quote, di crescenti limitazioni dei giorni di pesca e di mancanza di un reale sostegno allo sforzo di pesca. È un nuovo colpo a un settore essenziale che è già al limite”.
Rasmus Nordqvist, eurodeputato del gruppo Verdi/EFA e relatore ombra per il QFP in seno alla commissione BUDG
“Il livello di azione per il clima, mitigazione e prevenzione delle catastrofi che l’UE sarà in grado di raggiungere nei prossimi decenni costituirà una prova esistenziale per l’Unione. Abbiamo bisogno di un QFP all’altezza delle nostre ambizioni climatiche e che consenta all’UE di raggiungere i nostri obiettivi climatici, rispettando il principio di non arrecare danni significativi. Grazie ai nostri sforzi, questa proposta prevede che il 35 per cento della spesa sia destinata alla resilienza climatica e all’ambiente, con un aumento rispetto all’ultimo QFP. Ciò darà al QFP la possibilità di contribuire a soluzioni rispettose del clima e della natura in tutti i fondi e dobbiamo garantire che ciò avvenga senza greenwashing”.
Rasmus Andresen, deputato europeo dei Verdi/EFA e relatore ombra per le risorse proprie nella commissione BUDG
”È positivo che la Commissione abbia presentato un pacchetto forte sulle risorse proprie. Tuttavia, questa è stata un’occasione persa per includere la tassa sui servizi digitali e la tassa sulla speculazione finanziaria e sulle criptovalute come fonti di risorse proprie per l’Ue. Le piccole e medie imprese pagano tasse più elevate rispetto alle grandi aziende tecnologiche. È ora che i ‘tech bro’ paghino la loro giusta quota. Ci batteremo affinché le grandi aziende tecnologiche siano incluse nel prelievo sulle grandi società. L’Ue ha bisogno di un pacchetto ambizioso sulle risorse proprie che consenta di finanziare le priorità attuali e future, nonché di rimborsare il debito in modo sostenibile, senza il quale rischiamo di tagliare il bilancio del 20 per cento”.
Sme United
“In una prima reazione alla proposta per il prossimo quadro pluriennale, SMEunited ne riconosce il potenziale per rispondere alle sfide attuali. Il quadro copre tutti i settori in cui le PMI si aspettano sostegno per la crescita, la competitività e la doppia transizione. Tuttavia, l’associazione nutre dubbi sul fatto che i finanziamenti raggiungano le PMI per realizzare gli obiettivi annunciati e chiede di essere coinvolta nell’ulteriore pianificazione per garantire che le aspettative delle PMI siano soddisfatte. Tutto dipenderà dai dettagli dei vari elementi e dai futuri programmi di lavoro annuali delle diverse azioni”.
BusinessEurope
“L’Europa si trova in un momento cruciale. È quindi fondamentale che il prossimo bilancio dell’UE rafforzi la competitività e la crescita economica dell’Unione e sostenga l’innovazione. Le imprese europee accolgono con favore la proposta di istituire un Fondo europeo per la competitività del valore di 409 miliardi di euro. Prendiamo atto degli sforzi compiuti dalla Commissione per semplificare i vari programmi raggruppandoli in quattro pilastri strategici, dell’enfasi posta sulla flessibilità e dell’inclusione delle parti interessate nel comitato strategico dedicato al Fondo. Inoltre, la proposta di un meccanismo per collegare l’Europa più consistente, del valore di oltre 80 miliardi di euro, sembra condividere gli obiettivi dell’industria europea di migliorare la connettività multimodale, transfrontaliera dei trasporti e delle infrastrutture.
È positivo constatare il passaggio a un approccio basato sui risultati per la politica di coesione, che collega le riforme e gli investimenti, nel quadro dei piani di partenariato nazionali e regionali proposti, con 1 000 miliardi di euro del QFP. Allo stesso tempo, sottolineiamo l’importanza di mantenere le regioni al centro del processo e di rispettare il ruolo delle parti sociali, sottolineando la necessità di semplificare l’accesso ai programmi.
Accogliamo inoltre con favore la proposta della Commissione di mantenere il Fondo sociale europeo come strumento finanziario autonomo dell’UE a sostegno dell’occupazione, dell’inclusione, dello sviluppo delle competenze e del rafforzamento delle capacità delle parti sociali”.
OSC e sindacati (di qui, Oxfam, Global, Citizen, Save the Children, European Youth Forum etc)
In una dichiarazione congiunta da diverse ONG e sindacati dove esprimono il loro malcontento: “le opzioni incluse nella proposta della Commissione europea sulle risorse proprie, porterebbero risorse molto necessarie per soddisfare il fabbisogno finanziario dell’Ue. Tuttavia, non sono state incluse le proposte che stanno prendendo piede a livello globale, come la tassazione dei super-ricchi, dei viaggi aerei di lusso e dei profitti dei giganti dei combustibili fossili. La proposta manca il bersaglio perché non prende di mira i settori più redditizi e inquinanti, come l’aviazione e il settore finanziario. Queste misure potrebbero raccogliere miliardi da investire in scuole, ospedali e in un’economia più verde ed equa, sia a livello nazionale che internazionale, rendendo l’Europa e i nostri partner più resistenti e prosperi”.
Confagricultura
Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti ha rilasciato i seguenti commenti: “Non siamo per nulla d’accordo con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: l’agricoltura non sarà rafforzata se con il prossimo bilancio si taglia di 86 miliardi il budget relativo ai pagamenti diretti agli agricoltori. I 300 miliardi annunciati, rispetto ai 386 del periodo 2021/2027, non sono sufficienti ad affrontare le emergenze e le sfide che il settore primario europeo sta vivendo”.
“Quanto presentato oggi dimostra che la Commissione non è attenta al mondo dell’agricoltura, e non investire in agricoltura significa mettere in difficoltà le nostre produzioni e i cittadini, che non potranno più acquistare prodotti alimentari sicuri e di qualità. Siamo di fronte a una vera e propria dichiarazione di guerra, ne prendiamo atto” aggiunge Giansanti
Il Presidente di Confagricoltura conclude: “l’agricoltura da oltre 60 anni è alla base dell’Europa: oggi von der Leyen la smantella per qualche arma in più. Stiamo rischiando di dire basta a una visione comune: è l’inizio del processo di smantellamento dell’Ue. La presidente si sta prendendo una responsabilità incredibile”.
Coldiretti
“Un taglio del 20% delle risorse della Pac è un disastro annunciato”. A denunciarlo sono il presidente della Coldiretti Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo nel commentare la presentazione del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che prevede la diminuzione delle risorse della Politica agricola comune, con l’accorpamento delle risorse per lo sviluppo rurale in un fondo unico. Una scelta contro la quale i giovani agricoltori della Coldiretti hanno dato vita a una protesta nel centro di Bruxelles e di Roma con cartelli e grandi striscioni raffiguranti la presidente della Commissione che gioca con le stelle simbolo dell’Unione e le scritte “Benvenuti a Vonderland” e “Questa non è Europa”.
“Ha vinto la linea politica della Presidente Von der Leyen che ha imposto ai commissari tagli draconiani – attaccano Prandini e Gesmundo – Sono imbarazzanti in particolare le parole del Commissario all’Agricoltura Hansen che dichiara di aver salvato l’80% del budget Pac. Sarebbe stato più dignitoso dimettersi, ammettendo una sconfitta clamorosa con un taglio di un quinto delle risorse precedenti che ha votato anche lui, garantendo l’unanimità”.
Filiera Italia
“Svolta gravissima per l’agroalimentare e per i cittadini europei ” questo il commento di Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia sul nuovo pacchetto di proposte presentato dalla Commissione Europea. “Un profondo stravolgimento della Politica Agricola Comune (PAC), che ne compromette l’identità storica, la funzione economica e il carattere fondante dell’unione europea” ha proseguito Scordamaglia.
Enno WIebe, direttore generale di Unife, le industrie ferroviarie europee
“Il progetto di bilancio dell’UE presentato oggi è forte, chiaro ed estremamente definitivo: la Commissione europea ha aumentato in modo significativo i suoi potenziali investimenti nel settore ferroviario. Tra il raddoppio dei fondi per Orizzonte Europa, il raddoppio del Fondo per il collegamento europeo (CEF), la presentazione del Fondo europeo per la competitività e la moltiplicazione per dieci della dotazione per la mobilità militare, disponiamo dei trampolini di lancio per avviare l’immane compito di realizzare la rete ferroviaria europea di domani”.
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Se chi ben comincia è già a metà dell’opera, allora la Commissione europea si è già infilata nei guai. L’Europarlamento ha riservato un’accoglienza particolarmente dura al nuovo progetto di bilancio comunitario targato Ursula von der Leyen, presentato in commissione Bilanci dal commissario responsabile Piotr Serafin. Gli eurodeputati di tutto lo spettro politico si sono scagliati contro il progetto del Berlaymont, puntando il dito contro la “rinazionalizzazione” del budget Ue che indebolirà l’azione comune, l’esautorazione del Parlamento e l’assenza di trasparenza nella gestione di questo dossier fondamentale.
Dopo mesi di anticipazioni, oggi (16 luglio) sono entrati formalmente nel vivo i negoziati per la definizione del nuovo bilancio dell’Ue, il quadro finanziario pluriennale (Qfp l’acronimo italiano, Mff quello inglese) che dovrà coprire il settennato 2028-2034. L’occasione è stata la doppia presentazione della proposta della Commissione, affidata contemporaneamente alla presidente Ursula von der Leyen e al titolare del portafoglio del Bilancio, Piotr Serafin.
Mentre la prima spiegava alla stampa la struttura che intende dare al nuovo budget dell’Unione dal suo quartier generale al Berlaymont, il secondo ha dovuto fronteggiare l’agguerritissima commissione Bilancio dell’Eurocamera (Budg), che lo aspettava al varco per criticare il progetto dell’esecutivo comunitario punto su punto. La proposta di von der Leyen – non ancora pervenuta al momento in cui viene pubblicato questo articolo, essendo disponibile solo un comunicato stampa – è un budget di circa 2000 miliardi di euro, in parte da suddividere in 27 piani di partenariato nazionali e regionali (Ppnr) che dovrebbero sostituire gli oltre 530 programmi comunitari attuali.
Un maxi-fondo da 865 miliardi che unisce i fondi di coesione e quelli per la politica agricola comune (Pac), un fondo per la competitività con una dotazione da 410 miliardi (di cui 131 miliardi per la difesa), 400 miliardi per un meccanismo di gestione delle crisi, 200 miliardi per l’azione esterna e l’allargamento, 100 miliardi per il sostegno all’Ucraina, e 50 miliardi per cultura, istruzione e mobilità. Tutto questo con l’1,15 per cento del reddito nazionale lordo (rnl) dell’Ue a 27, cui si somma un ulteriore 0,11 per cento volto a ripagare i debiti contratti col NextGeneration Eu (Ngeu), lo strumento di ripresa post-pandemica.
Troppo poco per l’Europarlamento, che ammonisce sul pericolo che “il tetto di spesa dell’1,26 per cento costringerà a tagli in programmi chiave”. In una nota congiunta, i relatori dell’Aula sul Qfp (il popolare romeno Siegfried Mureșan e la socialista portoghese Carla Tavares) e sulle risorse proprie (la socialista spagnola Sandra Gómez López e la popolare ceca Danuše Nerudová) sottolineano che “i conti non tornano” e denunciano una “sorprendente mancanza di ambizione” nella proposta della Commissione, definita “una base molto difficile da cui cominciare i negoziati”.
Non un “bilancio ambizioso” come l’ha provato a venderlo Serafin, dunque, ma “un congelamento degli impegni e della spesa in termini reali” rispetto al Qfp attuale, gonfiato artificialmente dall’aggiustamento all’inflazione e dall’inclusione dei rimborsi dell’Ngeu. Non esattamente quello che ci si aspetterebbe per finanziare le priorità dell’Unione in tempi tanto incerti: “Non possiamo fare di più con le stesse risorse”, hanno ripetuto al commissario molti eurodeputati durante l’audizione pomeridiana (ritardata di tre ore e mezza per ritardi nelle delibere del Collegio).
“È lo status quo, che la stessa Commissione ha sempre sostenuto non fosse un’opzione”, proseguono i relatori, secondo i quali “non si può costruire un bilancio europeo più forte sugli errori del passato”. Vale a dire affiancare i rimborsi del debito contratto con l’Ngeu ai bilanci dei programmi, nonché rimodellare l’intero Qfp imperniandolo su 27 piani nazionali basati su uno schema performativo – da tempo criticato dall’Aula di Strasburgo – che prevede l’esborso dei finanziamenti in cambio all’implementazione di riforme, proprio come nel caso della Recovery and resilience facility (Rrf), nocciolo del NextGeneration.
Nel mirino dell’emiciclo anche la fusione di molti programmi fondamentali dell’Ue – la politica di coesione, la Pac, il Fondo sociale europeo e altri – in maxi-fondi, poiché in tal modo, nelle parole dei relatori, si rischia di “indebolire politiche collaudate che hanno dato risultati concreti”. Soprattutto, la “rinazionalizzazione” del bilancio a dodici stelle rischia di promuovere “piani nazionali frammentati, scollegati dagli obiettivi europei” e di tramutare il budget comunitario in un “bancomat” e un insieme di “27 liste della spesa separate”.
Del resto, contro la centralizzazione voluta da von der Leyen si sono già espressi da tempo anche i rappresentanti degli enti locali, che temono di perdere il proprio ruolo nella gestione dei fondi di coesione per lo sviluppo territoriale. La presidente del Comitato delle Regioni (CdR), Kata Tüttő, ha parlato di un “piano mostruoso che mira a fagocitare la politica di coesione e a spezzarne la spina dorsale attraverso la nazionalizzazione e la centralizzazione”, nascosto dietro “la cortina fumogena della semplificazione”.
Gli eurodeputati si scagliano anche contro la mancanza di trasparenza e di controllo democratico che secondo loro scaturisce dalla proposta della Commissione, attraverso alcuni elementi “che potrebbero marginalizzare il ruolo del Parlamento europeo”, aggirandone le competenze in materia di bilancio e di controllo sull’operato dell’esecutivo Ue.
A partire dal fatto che, lamentano Mureșan e colleghi, l’Eurocamera non è stata informata debitamente dei piani della Commissione, venendoli a conoscere a mezzo stampa e vedendosi presentare da Serafin solo delle slide e non dei documenti legali con cifre precise e indicazioni puntuali. Soprattutto, l’affondo del relatore, “questa proposta è stata preparata contro richiesta di Parlamento, beneficiari e regioni” e il risultato che ne consegue è “un bilancio meno democratico, meno trasparente, meno europeo”.
Tra le reazioni più indignate dei membri della commissione Budg, si è sentito dire che la proposta del Berlaymont è “una barzelletta”, una “collezione di slogan se non di menzogne”, un “assegno in bianco” fornito in mano a von der Leyen per accentrare ulteriormente il potere nelle proprie mani. Il meloniano Ruggero Razza sostiene che “la volontà del Parlamento non è stata tenuta in considerazione”, mentre il presidente di commissione Johan Van Overtveldt si riferisce alla scelta di von der Leyen di annunciare il suo Qfp alla stampa prima che Serafin abbia concluso in Aula come ad un “incidente increscioso”.
La delegazione del M5s bolla la proposta come un “disastro totale” e un “fallimento epocale” che aumenta le tasse per i cittadini, protegge le multinazionali statunitensi e quintuplica “i soldi per le lobby delle armi”, definendola “una Caporetto e un’umiliazione” per l’Italia che passerà dall’essere beneficiaria netta a contributrice netta del bilancio Ue.
Accolti positivamente dall’emiciclo, invece, “i nuovi sforzi della Commissione per superare l’attuale stallo sulle risorse proprie e presentare più opzioni per nuove fonti di entrate per il bilancio dell’Unione”, come l’accisa sul tabacco, una risorsa societaria (Core) e i dazi proposti sui rifiuti elettronici e l’e-commerce che dovrebbero fruttare circa 308 miliardi nel complesso. Ma, anche qui, le relatrici chiedono maggiori ambizioni per affiancare ai contributi delle cancellerie delle risorse adeguate alle sfide che l’Ue si trova davanti.
I negoziati sul prossimo Qfp si protrarranno fino al 2027, quando scadrà il bilancio attuale. Se il Parlamento manterrà la linea dura indicata oggi, si annuncia un braccio di ferro muscolare tra le varie istituzioni: la Commissione che vorrà cercare di limitare al minimo le modifiche alla sua proposta, l’Aula che si oppone a quella che definisce un’esautorazione illegittima, e il Consiglio, dove gli Stati membri sono spaccati sulla questione. L’adozione dei co-legislatori deve avvenire a maggioranza assoluta dell’Eurocamera e all’unanimità dei Ventisette.
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